Wi-fu 5 | Marta Valentini dell’Enoteca La Mia Cantina a Padova

enoteca la mia cantina - martaDopo la pausa estiva riprende la serie di appuntamenti con i professionisti del Vino.
Marta Valentini è un’enotecaria, se si può dire, di seconda generazione, e condivide con la famiglia questo lavoro che è anche una passione che è anche una filosofia di vita che è anche… beh, ce lo dice nelle righe più sotto, e molto bene. L’ Enoteca La Mia Cantina è a Padova e fa parte di Vinarius.

Si presenti. Come, dove e perchè la Sua enoteca.

Marta Valentini: nata e cresciuta a Padova, luogo in cui vivo e lavoro da sempre.
Il “Perchè” di Enoteca la Mia Cantina? Si riassume in una storia che inizia negli anni settanta e ripercorre le tappe salienti del mondo del vino. Si intreccia attorno alla grande volontà di mio padre Francesco che, in tempi non sospetti, ha creduto nelle proprie intuizioni e nei prodotti di qualità ed ha aperto la prima enoteca della città.
Alla vendita si sono aggiunti i corsi di degustazione, poi le serate con importanti wine makers, un angolo dedicato alla gastrononia di nicchia e una rete di distribuzione – consulenza per la ristorazione.
Da pochi mesi siamo mio fratello, mio marito ed io ad occuparci della gestione: “Come”? Con la volontà di mettere al servizio della clientela l’esperienza e le conoscenze di molti anni di lavoro.

1. Il mondo al tempo di internet è pieno di informazioni che riguardano il vino. Cosa chiede il cliente che entra in enoteca?

Conferme, se è un cliente mediamente preparato e se prima ha fatto un giro in rete e ha raccolto informazioni su un vino o un’azienda. Internet è uno strumento di informazione molto facile da usare, ma i clienti che poi passano in enoteca cercano di aggiungere al proprio acquisto un valore ulteriore: vogliono sapere qualcosa in più, avere la prova che le informazioni in loro possesso siano corrette: è anche un modo per testare la nostra professionalità!
Il cliente preparato, invece, che in rete ha avuto modo di approfondire vari temi, cerca una discussione approfondita. Uno dei nostri obiettivi è proprio quello di diffondere la cultura del vino, e Internet non può essere altro che nostro partner in quest’ottica. Abbiamo in cantiere il nuovo sito istituzionale dell’azienda, con il quale vorremmo contribuire a rendere maggiormente pertinenti le informazioni reperibili sul web.

2. Cantine con la vendita diretta, supermercati con cantinette e sommelier a tempo pieno. Perchè l’enoteca?

Per la stessa ragione per cui esistono le librerie specializzate o le piccole sartorie. Per quel fascino tutto speciale che emanano gli scaffali pieni di etichette, e per il piacere di accedere al mondo contenuto nella bottiglia ancor prima di bere il vino; perchè l’enoteca fornisce il valore aggiunto all’acquisto, che luoghi più generici di vendita non offrono. Perchè l’enoteca è “slow”, e nella frenesia della vita odierna è un modo confortevole di intendere gli acquisti! Perchè dà voce ad ogni produttore presente, e dà ascolto alle esigenze dei clienti. Perchè fare l’enotecario non è una professione, ma solo una questione di passione.

3. Abbinamento vino e cibo pare argomento di gran moda: qual è il grado di attenzione dei vostri clienti al piatto che sarà servito assieme al vino?

E’ una domanda frequente, quella di abbinare il vino alle portate della cena. Non credo sia solo un comportamento di gran moda, penso che il cliente dell’enoteca abbia evoluto la propria sensibilità al gusto. E così cercare l’abbinamento giusto è la naturale evoluzione delle esigenze di una clientela sempre più preparata, che ha capito, anche su nostro suggerimento, che il vino si gusta meglio se abbinato ad una specifica pietanza, e viceversa.

4. Scegliere l’enoteca per un regalo ad un appassionato, o per una occasione speciale. Verità o luogo comune?

Entrambe a pari merito, direi. Molto spesso il regalo o l’occasione sono un pretesto. Capita che il cliente torni, se si è trovato bene, e che provi ad approcciare il vino per conto proprio. O che, invece, riconosca all’enoteca il ruolo di importante consulente tutte le volte che vuol fare “bella figura” con un omaggio. In entrambi i casi l’enoteca è riuscita a svolgere il proprio ruolo di comunicatore; ha passato un concetto fondamentale: il vino è un mondo con un proprio linguaggio che è possibile apprendere, volendo, ma di cui è possibile anche, semplicemente, usufruire.

5. Infine: chi è il cliente dell’enoteca?

Appartiene ad un target “trasversale”. Non può essere segmentato in base a criteri standard come quello economico o sociale o culturale. Il mondo del vino affascina e seduce per moltissime ragioni. Io mi auguro che i nostri clienti trovino sempre soddisfazione nelle nostre proposte, indipendentemente dalle ragioni che li spingono ad entrare in enoteca. E spero anche di riuscire a comunicare loro la passione che sostiene il nostro lavoro, perchè sono convinta che sia la condizione comune a tutti gli amanti della qualità e del buon gusto. Penso che i clienti delle enoteche appartengano tutti, indistintamente, a questa categoria.

Wi-Fu 5 | Paolo Ranieri

Bottega dell'Arte del VinoQuesta settimana tocca a Paolo Ranieri. della Bottega dell’Arte del Vino di Milano. Triestino trapiantato, folgorato sulla via di Damasco dalle gioie dell’enologia. Le sue risposte vanno lette con attenzione perchè contengono spunti di riflessione molto, molto interessanti.

Si presenti. Come, dove e perchè la Sua enoteca.

A Milano, vicino alla Stazione Centrale. Sembra, dal di fuori, piccola, ma poi così piccola non é. Sembra appena aperta, ma in realtà sono cinque anni a settembre; e con l’eredità impegnativa ma anche fortunata dell’enoteca omonima che, nel blocco stesso della Stazione Centrale, gestiva da decenni Gianfranco Balzaretti, da cui ho imparato tutto sul commercio del vino, quasi tutto sul vino, e parecchio su cento altri argomenti.
Perché? Difficile a dirsi. Un triestino si rispecchia sempre facilmente nel vino, come ci ha bene illustrato Lelio Luttazzi; era un’avventura professionale nuova dopo molte altre del passato. Io sono un soggetto un po’
in stile americano, che passa a fare cento lavori, in cento città con tante persone diverse. Pensavo, e l’esperienza me l’ha confermato, che il vino potesse essere uno splendido tramite per intessere relazioni nuove e diverse. Fra l’altro, ho verificato fra gli appassionati, molta più finezza e profondità di quanto mi aspettassi. Il mondo del vino, con le sue debite eccezioni, è stato per me una bellissima sorpresa.

1. Il mondo al tempo di internet è pieno di informazioni che riguardano il vino. Cosa chiede il cliente che entra in enoteca?

Più il mondo è pieno di informazioni, più diviene difficile giudicare, scegliere, fare esperienza. I clienti – perché non esiste “il cliente”, esistono tanti soggetti differenti – vogliono essere aiutati a rendere memorabile questo spicchio della loro vita che dedicano al vino. L’enoteca è il luogo dove possono depositare questa loro memoria che cresce e si consolida, e metterla in relazione e in confronto con la memoria notsra che lavoriamo qui, e, tramite noi, di tantissimi simili a loro. In un mondo che ci isola sempre di più, il vino è uno strumento impareggiabile di relazione, e noi mettiamo a disposizione una piattaforma dove tutte queste relazioni possono radicarsi.
Non sempre ci si riesce, ma sovente sì, e sono belle soddisfazioni. Anche con i clienti stranieri che magari passano una volta e poi mai più, ma possono portare a casa il racconto del vino italiano, e non solo qualche
(ottima) bottiglia

2. Cantine con la vendita diretta, supermercati con cantinette e sommelier a tempo pieno. Perchè l’enoteca?

Innanzi tutto la vendita diretta spesso entusiasma d’acchito, ma, tornati a casa, tutto quel vino non è detto che ci restituisca le emozioni di quel posto, di quel momento, di quelle persone. Quanto ai supermercati, difficile dire se si stiano rivelando investimenti azzeccati. L’enoteca comunque ha solo da guadagnare dal moltiplicarsi dei luoghi, dei momenti, delle persone, delle circostanze che fanno capo al vino. Noi siamo quelli che arrivano a consolidare un interesse o una passione, se questo interesse nasce, se questa passione cresce. Tramite l’enoteca il bevitore ha una possibilità di divenire conoscitore, appassionato, esperto. Di trasformare un pezzetto della spesa quotidiana in un’occasione di riflessione. Pensiamo solo alla conoscenza della geografia che vantano gli appassionati di vino, rispetto a tutti gli altri. E subito dopo arrivano la storia, la chimica, la biologia…non solo il vino piace alle persone colte, ma rende più colte le persone. Senza fatica, bevendo e ricordando ciò che si è bevuto e pregustando ciò che si berrà

3. Abbinamento vino e cibo pare argomento di gran moda: qual è il grado di attenzione dei vostri clienti al piatto che sarà servito assieme al vino?

Notevole e crescente: per gli italiani poi, che il vino sia un cibo è qualcosa che rimane ancora radicato nella sensibilità. Certamente ci aiuta il fatto che in Italia il numero dei vini (e a monte, dei vitigni) sia così grande; e che la cucina italiana sia così incredibilmente varia e complessa.
Per cui gli abbinamenti (che sono in fondo delle moltiplicazioni di emozioni
potenziali) risultano praticamente infiniti. L’abbinamento cibo-vino è uno dei temi, oltre tutto, più divertenti, sia per i clienti sia per noi, e consente dei dibattiti interminabili, che sovente coinvolgono nuovi arrivati, fino a creare situazioni sorprendenti in cui persone che fuori di qui non avrebbero ragione di parlarsi, discutono senza posa di vini e di piatti, e di ristoranti e di viaggi, e di nonne e di grandi chef.
Piacevolissimo

4. Scegliere l’enoteca per un regalo ad un appassionato, o per una occasione speciale. Verità o luogo comune?

Certamente verità, e perciò anche luogo comune…Regalare vino è un’abitudine in perenne crescita: il vino è un regalo a buon prezzo (sotto i cento euro si fanno regali di grande rilevanza, ma anche sotto i venti esiste il modo di dare qualcosa che non passerà inosservato), di buon prestigio, adatto praticamente a tutti (esclusi gli aderenti alla lega antialcolica…e a certi nostri legislatori, si direbbe), e straordinariamente espressivo. Consente di “dirlo col vino”, perlomeno quanto lo si “dice con i fiori”.
Anche scegliere un regalo insieme con i clienti, è un’esperienza interessante, in cui si apprende tanto dei nostri contemporanei e delle loro relazioni. E, come sempre, un poco anche di noi stessi

5. Infine: chi è il cliente dell’enoteca?

Persone che vogliono fare regali, persone che vogliono bere bene, abitanti del quartiere, turisti, viaggiatori, ristoratori, appassionati: in un’enoteca come la nostra che cerca di proporre una selezione ampia sia territorialmente sia qualitativamente, tutti sono i benvenuti. E prima o poi tutti entrano. O, quanto meno, speriamo, entreranno in futuro

Bottega dell’Arte del Vino
Via Fara 25, Milano
t. 026697596

Wi-fu 5: Maresa Besozzi dell’Enoteca RE, a Dolceacqua IM

enoteca REMaresa Bisozzi dell’Enoteca RE di Dolceacqua (IM), consigliere di Vinarius dal 2003, ha accettato di rispondere alle nostra domandine wi-fu, rispondendo senza nascondere le proprie idee. Chiare.

Si presenti. Come, dove e perchè la Sua enoteca.
Sono Maresa Bisozzi, ho 45 anni nata a Torino ma ho vissuto e studiato in tutta Italia ( Roma Milano Bari Savona Montecarlo ecc.). Approdo a Dolceacqua nel 1997 ed apro un’enoteca con mescita e trattoria annessa ,per una passione avuta da sempre per vino e cibo( ero già sommelier da prima che diventasse una moda e che lavorassi in questo settore).Nel 2004 entra nell’Enoteca Re una socia Raffaella Cassini,anche lei appassionata e sommelier,che mi aiuta in quello che è diventata la principale attività del negozio:distribuzione nella ristorazione e consulenze presso privati che hanno necessità di una cantina importante (siamo a ridosso della Costa Azzurra ).
Nel 2006 vendiamo il ristorante e diamo in gestione il wine bar.
Abbiamo 2000/2500 vini in rotazione quasi tutti italiani ,il nostro criterio di scelta è semplice , su ordinazione si compra quasi di tutto,in enoteca entra solo quello che piace a noi.
Il nostro è uno dei pochi casi in cui l’enoteca non è eredità di famiglia o occasione perchè non si sapeva che fare (oggi un pò tutti vendono vino) ma una scelta nata dallo studio e dal piacere di bere bene.

1. Il mondo al tempo di internet è pieno di informazioni che riguardano il vino. Cosa chiede il cliente che entra in enoteca?
Mi permetto di scindere la domanda,poichè richiede diverse risposte.

Personalmente penso che internet sia il presente in tantissimi campi,e anche se non sostituisce il piacere di leggere un buon libro, rappresenta la forma più rapida di diffusione di notizie, informazioni,idee.

Ovviamente anche nel settore enologico non tutto quello che viene diffuso in rete risponde a verità e questo rischia di creare un pò di confusione in chi legge, per cui il cliente curioso, che si informa, spesso entra in enoteca per avere conferme da un operatore del settore esperto e spesso al disopra delle parti.

2. Cantine con la vendita diretta, supermercati con cantinette e sommelier a tempo pieno. Perchè l’enoteca?
Il fatto che oggi esistano diversi luoghi in cui si proponga il vino, a volte con competenza e a volte in maniera confusionaria , non vuol dire in alcun modo la perdita di significato e di identità dell’enoteca, anzi ancora di più oggi per i produttori rappresentiamo un luogo fondamentale non solo per la visibilità ma soprattutto come strumento di percezione delle necessità del cliente finale con il quale da sempre instauriamo un rapporto di fiducia.Per il cliente invece fungiamo un ruolo insostituibile per la conoscenza del territorio, per la possibilità di avere risposte concrete alle curiosità di cui si parlava prima, per provare cose nuove.

3. Abbinamento vino e cibo pare argomento di gran moda: qual è il grado di attenzione dei vostri clienti al piatto che sarà servito assieme al vino?
Nel nostro caso avendo l’enoteca in un piccolo paese di grande attrattiva turistica ed in cui si produce vino, abbiamo una clientela locale che entra ci racconta la cena e chiede l’abbinamento migliore, abbiamo il turista che chiede il vino del luogo, ed abbiamo quella clientela a cui curiamo la cantina, la quale considera fondamentale l’abbinamento.

4. Scegliere l’enoteca per un regalo ad un appassionato, o per una occasione speciale. Verità o luogo comune?
Sempre più luogo comune, l’enoteca non è un santuario dove si rimane in religioso silenzio di fronte a cotante etichette, ma un luogo aperto accessibile a tutti, in grado di soddisfare qualsiasi esigenza.

5. Infine: chi è il cliente dell’enoteca?
Oddio spero che non esista uno speciale cliente da enoteca, lo sono tutti coloro che vogliono bersi una buona bottiglia di vino pensando che tutti i giorni siano l’occasione giusta.

Wi-fu 5 strikes back

Torre del Saracino

Si parlava del più e del meno, con Francesco Bonfio di Vinarius: più di centocinquanta enoteche sparse sul territorio nazionale, attive a promuove una identità anche professionale del vinaio. Per la maggior parte delle persone l’enoteca è un posto dove si va a comprare dei regali eleganti e poco impegnativi, con tante bottiglie sugli scaffali dove in genere il tizio -  o la tizia fa domande prive di senso: come lo vuole, corposo o morbido, fresco o fruttato. Invece, invece.
Il reprobo Fiorenzo Sartore – bella figura d’avanguardia di enotecario informatico – nei rari e tumultuosi incontri della road crew di Dissapore me ne ha mostrato una parte un po’ diversa, un po’ più interessante.
Allora, e finalmente vengo al punto, perchè non provare a parlare di vino, e del cibo che accompagna con qualcuno di loro? Per la verità l’idea è di Francesco, e io ho aggiunto solo una mano di stucco & pittura. Le domande, insomma.
Abbiamo già un po’ di materiale.
Domani sabato vedremo cosa ha da dirci Patrizia Signorini, dell’Enoteca Cremona di Cremona, appunto. Per la prossima settimana è già previsto l’intervento di Maresa Bisozzi dell’Enoteca RE di Dolceacqua.
Altri verranno, se vorranno: per il momento, prima le signore.

In foto: la splendida cantina millenaria della Torre del Saracino, a Seiano

5 Questioni su wi-fu: Francesco Annibali

Giornalista, Consulente, Editore, Assaggiatore e molto altro, Francesco Annibali è presente in rete con un suo proprio canale, Enophilia, su cui si trovano interventi di insusuale caratura e profondità.
Eccolo rispondere alle Cinque Domande:

Grande crescita commerciale ma anche grande crescita qualitativa. Dopo la sbornia dei prezzi, gli scandali e le cantine piene. Dov’è arrivato e dove sta andando il vino italiano?
La stragrande maggioranza dei territori offre ormai etichette ben eseguite, ma è ancora alla ricerca della propria identità. Che deve essere costruita da tutta la filiera. Il ruolo più delicato spetterà all’export. Concordo con Gaja: occorrono comunicatori del gusto italiano dove conta. Ovvero non alla sagra di paese, ma in India e Russia. Fondamentale la crescita di aziende di export per promuovere e fare spazio ai piccoli produttori.

Cuochi superstar, cuochi in TV. Grandi personalità di spicco, ma ancora troppi locali omologati. Dov’è arrivata e dove sta andando la ristorazione italiana?
se per ristorazione si intende il segmento top, mi appare evidente il livellamento (verso l’alto). Sfido Vizzari e Cremona a distinguere in foto un piatto di Uliassi da uno di Cedroni.
Per il resto, non mi dispiacerebbe un marchio nazionale di tutela delle attività che preparano piatti tipici.

Continua a crescere il numero dei siti e dei blog dedicato al Wine & Food. Che c’azzecca l’Internet con l’enogastronomia?
Fondamentalmente non l’ho ancora capito.

E’ un fatto: c’è la legge e ci sono i controlli. Si può discutere nel merito, ma intanto i consumi di vino al ristorante crollano. Quali proposte concrete?
Tanti vini al bicchiere e carte dei vini modellate, nell’ordine, sul territorio, sulla cucina e sui gusti del sommelier. In pratica non lo fa quasi nessuno, visto che si imporrebbe trasformazione del sommelier in selezionatore di vini. Del resto, non si capisce perchè i cuochi possano scegliere il pollo e decidere di non inserire l’agnello, e i sommelier non possano decidere di rifiutare il Barolo e mettere il Greco di Bianco.

Prospettive, politica, cultura. Ma di cosa non può fare a meno l’enogastronomia italiana?
Prospettive.

5 Questioni su wi-fu: Filippo Ronco

Poteva mancare in questa intervista collettiva il più intraprendente, entusiasta e inossidamile fomentatore di roba wi-fu in rete? Eccolo pronto al cimento, Filippo Ronco. Tra la nuova versione di TigullioVino e la nuova release di Vinix, trova il tempo di rispondere. Imperdibile la numero tre.

Grande crescita commerciale ma anche grande crescita qualitativa. Dopo la sbornia dei prezzi, gli scandali e le cantine piene. Dov’è arrivato e dove sta andando il vino italiano?
Il vino italiano si è dato una calmata. Circolano strani listini fantasma a prezzi – stracciati – quasi imbarazzanti ma non lo può dire nessuno. Le cantine sono ancora in buona parte piene, diminuisce secondo me il consumo di massa a favore del consumo di nicchia, pur con le dovute proporzioni.

Cuochi superstar, cuochi in TV. Grandi personalità di spicco, ma ancora troppi locali omologati. Dov’è arrivata e dove sta andando la ristorazione italiana?
Preferisco chi sta in disparte a coltivare il suo genio. Sinceramente non è il mio ambito di lavoro. Da uno sguardo semplicemente appassionato mi sembra ci sia – finalmente – un ritorno alla concretezza. Credo che i locali che più di ogni altro stiano sopravvivendo bene alla paventata crisi siano quelli con lunga tradizione alle spalle, grande materia prima, cucina di territorio non troppo rivisitata. Più sostanza in pratica e meno “fuffa”. Un desiderio infine: prendiamoci tutti meno sul serio.

Continua a crescere il numero dei siti e dei blog dedicato al Wine & Food. Che c’azzecca l’Internet con l’enogastronomia?
Internet c’azzecca con tutto. La mia teoria spicciola ? Il mondo ruota intorno a donne, vino e cibo, fonti di piacere, gioia e soddisfazioni. In quest’ottica cibo e vino, on o offline assumono un’importanza quasi strategica per il benessere quotidiano. Internet aiuta a raggiungerlo questo benessere perchè è veicolo di conoscenza e quindi consapevolezza. Tutto il resto viene di conseguenza.

E’ un fatto: c’è la legge e ci sono i controlli. Si può discutere nel merito, ma intanto i consumi di vino al ristorante crollano. Quali proposte concrete?
Personalmente sono piuttosto insofferente per natura ad ogni tipo di restrizione, forse perché credo di essere in grado di non arrecare fastidio ad altri. E’ un problema serio comunque, soprattutto a sentir parlare gli amici ristoratori. L’unico sistema a mio avviso sarebbe predisporre dei servizi efficienti che consentissero da un lato al consumatore di poter godere pienamente e non in modo castrato dell’uscita al ristorante e dall’altro al popolo della strada di non rischiare nulla. Parlo di servizi pubblici ma anche privati legati ai ristoranti. A mio avviso potrebbe essere uno dei tanti “nuovi” lavori per i quali molti si stanno attrezzando per andare avanti.

Prospettive, politica, cultura. Ma di cosa non può fare a meno l’enogastronomia italiana?
Cultura, consapevolezza delle proprie origini, prospettive ancorate alla propria storia.

5 Questioni sul wi-fu: Andrea Alfieri

Andrea Alfieri è il front-man della compatta squadra del Sempione 42 a Milano: una Casa ancora giovane che sta disegnandosi uno spazio e un luogo nella complicata situazione della ristorazione di qualità negli anni del credit crunch. Per piccoli passi, ma con passione e convinzione.
Ha risposto alle domande di AdG a modo suo.

Grande crescita commerciale ma anche grande crescita qualitativa. Dopo la sbornia dei prezzi, gli scandali e le cantine piene. Dov’è arrivato e dove sta andando il vino italiano?
Credo che la direzione che sta prendendo il vino italiano sia quella di iniziare a pensare anche alla ristorazione e non solo alla vendita in grossi quantitativi .
Quindi c’ è una realtà di piccole aziende di medio alto livello che stanno uscendo e propongono finalmente un buon prodotto con un buon rapporto qualità prezzo che è importantissimo in questo momento di difficoltà sia per il mercato dei vini che per il mercato della ristorazione.
Adesso bisogna cercare di far capire alla gente che un vino non è buono solo perchè di una determinata cantina conosciuta e credo proprio che sia la parte più difficile vista la scarsa informazione che c è ancora nella clientela.

Cuochi superstar, cuochi in TV. Grandi personalità di spicco, ma ancora troppi locali omologati. Dov’è arrivata e dove sta andando la ristorazione italiana?
Fino a che nella ristorazione italiana il numero di ristoratori improvvisati supera il numero dei ristoratori che credono nel loro lavoro che investono i loro soldi, ma sa che andrà sempre peggio .
La gente, non tutta chiaramente, va ancora fuori a mangiare per nutrirsi e per riempirsi la pancia: lo dimostra anche la grossa affluenza che c’ è nei ristoranti di livello medio basso. Ovvero menù tutti uguali omologati, materia prima scarsa. L’ esempio più plateale sono le pizzerie: eppure la gente lì riempie a differenza, e faccio il mio esempio, di ristoranti con pochi coperti che cercano di proporre un cucina dignitosa spendendo tanto in materie prime di livello .
Poi per fortuna di realtà belle di ristorazione di buon livello l’Italia è piena, ma siamo ancora in pochi .

Continua a crescere il numero dei siti e dei blog dedicato al Wine & Food. Che c’azzecca l’Internet con l’enogastronomia?
Questa è una grande cosa sopratutto perchè ti da una visibilità grandissima .
Io ho aperto 2 anni fa e mi sono attaccato a Internet e dopo due anni posso dire che tutto il lavoro che mi è arrivato è sicuramente merito di Internet, e poi del passaparola. Il bello di internet e che ci si può confrontare, si può vedere il lavoro dei colleghi, si può discutere con loro e con i clienti appassionati di questo mondo e dell’enogastronomia.
Quindi ben venga Internet
.

E’ un fatto: c’è la legge e ci sono i controlli. Si può discutere nel merito, ma intanto i consumi di vino al ristorante crollano. Quali proposte concrete?
Il consumo è crollato la gente ha paura dei controlli, quindi la vendita di vino si è abbassata .
Di proposte non ne vedo molte se non avere la possibilità di vendere al bicchiere, mentre per le cantine dovrebbero tirare fuori le mezze bottiglie a prezzi equi .
La grande distribuzione ha anche tagliato un filino le gambe e ha creato nel cliente il dubbio che il ristoratore siccome ricarica il vino di una certa percentuale sia un ladro visto che la stessa bottiglia la puoi trovare sugli scaffali del supermercato a un prezzo decisamente più basso . Solo che anche lì vai a spiegare che il ricarico è dovuto da un sacco di fattori!!

Prospettive, politica, cultura. Ma di cosa non può fare a meno l’enogastronomia italiana?
Prospettive = poche almeno per adesso.
Politica = non deve entrarci. E se proprio deve, almeno venga incontro al ristoratore che investe ma che lascia allo Stato anche metà di quello che riesce a racimolare.
Cultura = più impegno da parte degli addetti ai lavori a informare i clienti, e sperare che i clienti comprendano e seguano.