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	<title>appunti digòla &#187; vinitaly</title>
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	<description>appunti e disappunti di gaudenza quotidiana</description>
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		<title>Yvonne Hégoburu: una storia d’amore in una bottiglia di Jurançon</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 07:08:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Giovoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[vini & degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Jurançon Domaine de Souch]]></category>
		<category><![CDATA[Terroir]]></category>
		<category><![CDATA[UGM]]></category>
		<category><![CDATA[vinitaly]]></category>
		<category><![CDATA[Yvonne Hégoburu]]></category>

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		<description><![CDATA[<img class="size-large wp-image-16653 aligncenter" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/UGM-733x550.jpg" alt="" width="733" height="550" />
&#160;
Il Vinitaly 2011 sarà per sempre legato...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-16653" href="http://www.appuntidigola.it/2011/04/21/yvonne-hegoburu-una-storia-d%e2%80%99amore-in-una-bottiglia-di-jurancon/ugm/"><img class="size-large wp-image-16653 aligncenter" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/UGM-733x550.jpg" alt="" width="733" height="550" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Vinitaly 2011 sarà per sempre legato al serendipico  ricordo di un incontro ispiratore, e alla magica sensazione di trovarsi per una sequenza di coincidenze fortuite al posto giusto nel momento giusto,  per fare la conoscenza di qualcuno che inconsapevolmente ti cambierà la vita. L’arrivo in ritardo la mattina di venerdì a causa del traffico, il progressivo saltare di appuntamenti, la chiamata di un insostituibile amico per dirmi che aveva riservato un posto anche per me alla degustazione Terroirs UGM e, d’improvviso l’aprirsi dell’ingorgo, il parcheggio inatteso e l’arrivo alla sala prima dell’inizio: come la sensazione che tutti i passi che io ho fatto quel venerdì 8 aprile siano stati solo il percorrere un cammino già tracciato che mi portasse a lei.  Il pregio incommensurabile della degustazione organizzata a Vinitaly dal gruppo di viticultori biologici e biodinamici francesi dell’ Union des Gens de Métier è stato portare non solo i loro vini, ma soprattutto le loro storie e la loro presenza. Ed è qui che ho incontrato lei.</p>
<p><strong>Vino no.19 :  Jurançon 2007 – Domaine DE SOUCH</strong></p>
<p>Osservo il secondo in degustazione tra i vini dolci, un calice dorato di una brillantezza preziosa, profumi di spezie solleticano il naso, tra tutte lo zenzero e la stecca di cannella, a rendere vivace l’intensa fragranza di maracuja. L’attacco in bocca è fresco e dolce allo stesso tempo, lievi note di scorza di arancia candita e succosità di ananas dalla piacevole acidità, con un finale lungo che lascia anche un aroma delicato di caramello. Sono concentrata sul calice e mi accorgo appena della delicata voce che accenna al <em>cepage </em>di Petit Manseng di questo Jurançon dolce così sorprendente. Ed eccola lì: prendete un’ottantenne signora raffinata, dall’eleganza sobria di un girocollo di perle e dal garbato sorriso con un lieve velo di rossetto, che parla gesticolando con cenni rapidi ma armoniosi e racconta le sue viti ai piedi dei Pirenei con parole sussurrate che  accompagna con lo sguardo sicuro ed emozionato.  Pochi minuti nel raccontare i paesaggi a terrazze dei 6 ettari di vigna (tra petit manseng, gros manseng e corbu) che dal 1994 segue secondo i principi della biodinamica, e Yvonne Hégoburu mi ha incantata. Alla fine della degustazione mi sono avvicinata a lei per ringraziarla della presenza e farle i complimenti per il vino nel mio stentato francese, e lei ringraziando mi appoggia la mano sul braccio e mi dice “Attend!”. Con l’altra mano si protende sulla sedia e prende dalla borsa un bigliettino pieghevole con la foto di una casa di campagna immersa in un giardino, sorride e mi sussurra di andarla a trovare. Io ringrazio e saluto. <em>(Riconoscerete ora Yvonne Hégoburu nella foto scattata l&#8217;8 aprile 2011)</em></p>
<p>Passano i giorni e ripenso a quell’incontro. Il vino mi è rimasto impresso ma il ricordo è impregnato dall’aura potente che aveva quella deliziosa signora francese. Inizio a cercare informazioni e scopro che l’incantesimo che avevo trovato nel suo Jurançon non poteva non essere che frutto di un amore profondo e sconfinato. Yvonne aveva conosciuto suo marito René a 15 anni, e alla fine degli anni 70 acquistarono la proprietà vicino a Pau per farne il loro “buen ritiro” e iniziare a ripiantare vecchie viti riportando la proprietà com’era nel 18esimo secolo. René morì improvvisamente a 60 anni e Yvonne decise di intraprendere da sola nel 1987 l’avventura della vigna, per poter realizzare il sogno che lei e suo marito avevano immaginato insieme e perpetrare attraverso il vino il ricordo del loro amore.</p>
<p>Yvonne decise di prendersi cura delle viti come fossero il suo legame indissolubile con René, un rapporto che tornava tangibile dopo la sua scomparsa e un vincolo che si rafforzava con l’impegno e la dedizione quotidiana, invece che svanire nell’oblio di autodifesa necessario a chi resta per sopravvivere ed andare avanti dopo la perdita di una parte di sé. A 60anni Yvonne decise di ricominciare in nome della realizzazione di un sogno che avrebbe voluto condividere con suo marito, con nel cuore la forza del tradurre tutto quell’amore in un frutto della terra accudito con affetto e cura, e trovando  nella biodinamica il principio ispiratore al rispetto e alla valorizzazione del terroir. Oggi Yvonne ottantenne sorride e ci racconta con calici di vino l’eternità di un amore, a testimonianza che ci sono magie che superano la dimensione del semplice ricordo. E che amore e vino cambiano la vita.</p>
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		<title>Il Sabato del Villaggio &#124; &#8216;ncoppa jamme jà vinitalì vinitalà</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Apr 2011 07:25:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Caffarri</dc:creator>
				<category><![CDATA[frammenti & detriti]]></category>
		<category><![CDATA[vinitaly]]></category>

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		<description><![CDATA[<img class="aligncenter size-large wp-image-15698" title="vinitaly" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/vinitaly-733x550.jpg" alt="" width="733" height="550" />
Nel mondo dell&#8217;enogastronomia italiana...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/vinitaly.jpg" rel="lightbox[15696]"><img class="aligncenter size-large wp-image-15698" title="vinitaly" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/vinitaly-733x550.jpg" alt="" width="733" height="550" /></a></p>
<p>Nel mondo dell&#8217;enogastronomia italiana in questi giorni si sentono solo due domande due: la prima, <em>&#8220;A cosa serve il Vinitaly?&#8221;</em> e la seconda <em>&#8220;Vai al Vinitaly?&#8221;</em></p>
<p>Sono stato la prima volta nella mia ormai non più breve vita alla mitologica Fiera l&#8217;anno scorso, che soffro di una forma quasi fobica di insofferenza per i luoghi enormemente affollati, le code, le calche umane, le inevitabili sopraffazioni che uno spirto gentile come me subisce in tali nefande condizioni ad opera di energumeni di ogni genere.</p>
<p>Invece, mi sono trovato di fronte ad una vera e propria prova di sopravvivenza: un&#8217;ordalia cosmica in cui vieni catapultato in un enorme macinapepe che tutto mischia e tutto confonde. Ma è stato bellissimo.</p>
<p>Ho trovato una manifestazione vitale, con l&#8217;adrenalina della relazione sparata a mezz&#8217;aria dentro e fuori del bicchiere. I protagonisti dell&#8217;industria vinicola &#8211; di quello di tratta &#8211; mescolati agli operatori, come raramente accade nelle fiere di settore. Mi figuro Marchionne allo stand della FIAT del salone di Ginevra a parlare con me di cosa ne penso del Freemont.</p>
<p>E invece eccoli lì: milionisti di bottiglie a fianco dei produttori di nicchia, assaggiatori a fianco degli enologi. Bello.</p>
<p>Certo, non tutto: ma l&#8217;occasione mi parve da non perdere. Non la perderò, e mi incammino verso l&#8217;ansia da parcheggio e le vesciche nei piedi, e dal sacro terrore della preservazione di un tassolo alcolemico al di sotto della soglia dell&#8217;arresto.</p>
<p>Ma insomma, <em>Jamm</em>&#8216;.</p>
<p>Poi l&#8217;anno che avrò più tempo vorrei capire anche le &#8220;Manifestazioni Collaterali&#8221; al Vinitaly: quelle che con termine che mi è inviso sono dedicate ai vinoveristi, e che mi accontenterei fossero &#8220;vini diversi&#8221;. Però non ci sono stato, non ancora, e prima o poi dovrò colmare la laGuna.</p>
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		<title>Il mio primo Vinitaly</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 05:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Caffarri</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi & notizie]]></category>
		<category><![CDATA[vinitaly]]></category>

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		<description><![CDATA[<img class="alignleft size-full wp-image-9480" title="colfòndo" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/colfòndo.jpg" alt="" width="400" height="191" />Gli ignari dovrebbero essere avvertiti prima:...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/colfòndo.jpg" rel="lightbox[9479]"><img class="alignleft size-full wp-image-9480" title="colfòndo" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/colfòndo.jpg" alt="" width="400" height="191" /></a>Gli ignari dovrebbero essere avvertiti prima: va bene che la manifestazione è vietata ai minori di diciotto anni, ma qui si dovrebbero prendere serie misure preventive. Vinitaly è una prova di sopravvivenza. Si dovrebbe sapere che è un girone dantesco dove dopo pochi istanti è tutto completamente fuori controllo.<br />
Ma Vinitaly è anche una manifestazione bellissima. Un sacco di cose, ben fatta, tanta gente, opportunità, movimento. E&#8217; la mia proma volta, quindi non ho termini di paragaone, anche se due o tremila esperti di <em>Sensible Economics </em>(Economia Sensoriale) facevano a gara a dire che era un po&#8217; meglio ma anche un po&#8217; peggio dell&#8217;ultima volta, che c&#8217;era meno gente ma si vendeva di più, che si è venduto meno ma meglio.<br />
Io per conto mio mi sono limitato ad approfittarmi di Antonio Tomacelli &#8211; che ringrazio &#8211; per accelerare le operazioni di imbarco e di Dan Lerner che mi ha menato per le terre cercando di mantenere saldo il timone che ad ogni varco rischiava di prendere derive etiliche preoccupanti.</p>
<p>Primo appuntamento con Chiarli, colossale realtà lambruschista di Modena. Si sta lavorando &#8211; è uffiziale &#8211; ad una <em>Lambroosky4</em> a Modena, con lo spettacolare evento di un produttore di quella caratura che si offre di ospitare la degustazione, mettendo in casa sua i suoi campioni alla cieca con altri. Io lo trovo spettacolare. Oltre al &#8220;famoso&#8221; (e fragoloso) Grasparossa Vecchia Modena Premium, che continua a lasciarmi tiepido assai, assaggiati il Rifermentato in bottiglia (ah, no?) e il Vigneto Cialdini, che è proprio buono. Poi Zonin: conclusione di MyFeudo con Franco Giacosa, che starei ad ascoltare per giorni. Curioso il risultato della degustazione comparata, collegiale e cieca con il Simposio &#8211; nuovo nato dei Principi di Butera &#8211; in mezzo a tutti, ma ne pallerò a parte.</p>
<p>Poi assaggi sparsi. Finalmente il Prosecco Colfòndo di Bele Casel. Luca Ferraro ha finalmente tirato insieme il suo sogno di produrre un Prosecco sui lieviti, per avere la massima interpretazione del territorio Asolano. Il vino è bello torbido, ancora un po&#8217; scoordinato, ma vivido e pieno di scintille: nuovo di pacca, imbottigliato da un minuto, non è ancora al perfetto stadio di maturazione ma ad occhio darà soddisfazione. Tastato anche il Timorasso puro di Paolo Carlo Ghislandi, l&#8217;esuberante tortonese di Cascina i Carpini. Vino spesso, anche nel campione da vasca, con una potenza che sarà una bella sfida controllare.</p>
<p>Gran cavalcata di sloveni da Sutor, con i curiosissimi bianchi: da innamorarsi la Malvasia, un percorso papillare inverso rispetto alle malvasie nostrane, esplode il succo nel mezzo e non all&#8217;inizio. Folgorante il Burja (la Bora) un blend travolgente. Raro e buono il bel Zelen, un vitigno di Vipaska quasi scomparso, ma in grado di suscitare più di un brivido. Assaggiati anche i rossi monferrini di Fabrizio Juli, con il colossale Barabba 2006 in viaggio verso sicure evoluzioni.</p>
<p>Tappa lucana da Carbone:  sorpresona il Fiano 2009 &#8211; nella versione &#8217;8 non mi aveva incantato &#8211; con quell&#8217;angolo retto nel mezzo del sorso, e i vulcanismi dentro. Promettente il &#8220;Mundi&#8221; 2007 assaggiato da botte che unisce un muscolo deciso ad una ancor rustica ma austera compostezza, a mio avviso un passo avanti al &#8217;6 attualmente in commercio.</p>
<p>Infine brindisi a casa di Lucia e Giulio Barzanò, con cui abbiamo condiviso l&#8217;esperienza di &#8220;Visto da&#8221; sui Franciacorta de  Il Mosnel. Guida galattica Davide Cocco di Studio Cru.</p>
<p>Poi è rimasto solo il tempo d&#8217;accasciarsi sui fessi omeri.</p>
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		<title>Quella sporca dozzina</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 12:55:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Caffarri</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi & notizie]]></category>
		<category><![CDATA[My feudo]]></category>
		<category><![CDATA[Principi di Butera]]></category>
		<category><![CDATA[vinitaly]]></category>
		<category><![CDATA[Zonin]]></category>

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		<description><![CDATA[<img class="size-medium wp-image-8824 aligncenter" title="my feudo" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/my-feudo-400x300.jpg" alt="" width="400" height="300" />
&#8220;Che cosa ho fatto per meritarmi tutto questo&#8221;...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/my-feudo.jpg" rel="lightbox[8822]"><img class="size-medium wp-image-8824 aligncenter" title="my feudo" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/my-feudo-400x300.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p>&#8220;Che cosa ho fatto per meritarmi tutto questo&#8221; mi chiedevo al termine della telefonata con la quale la Casa Vinicola Zonin mi chiedeva di partecipare all&#8217;iniziativa <a href="http://www.myfeudo.it/">&#8220;My Feudo&#8221;</a> assieme ad altri 11 prescelti. Per la verità ancor oggi non me lo spiego: non sono un tecnico, non ho alcuna cultura teorica del vino. Bevo più che posso (nel senso che assaggio la maggior varietà di vini&#8230;) da solo e in compagnia, mi prendo il rischio di raccontare cosa ci sento dentro quel bicchiere magari facendomi coprire d&#8217;infamia (<a href="http://www.appuntidigola.it/2010/01/28/docg-franciacorta-cuvee-prestige-brut-ca-del-bosco-s-a-8-9/">uno</a>, <a href="http://www.appuntidigola.it/2009/12/14/il-carciofino/">due</a>).<br />
Vediamola così. Da un lato Zonin rappresenta l&#8217;altro vino: grandi numeri, linearità, prudenza e omogeneità di gusto conmfliggono pesantemente con il mio approccio emozinale alla mitica bevanda. Dall&#8217;altra Francesco Zonin si fa carico di una sensazione che come lui hanno tutti gli imprenditori degli di questo nome: percepiscono che con Internet ci si può e ci si deve fare qualcosa, ma poi faticano a concretizzare, a rieditare il loro sistema di riferimento fatto di rassicuranti camapagne a lungo termine con i Centri Media.<br />
Lavorare con Internet significa mettere le mani in un calderone ribollente di magma fuso, in cui il tempo di reazione è quello dei centometristi in finale e la capacità di cambiare idea è una delle componenti fondamentali. Mica facile, quando si lavora con i fatturatoni zilionari e decine e decine di collaboratori.<br />
Allora: di blend di vino non capisco nulla, però il kit del piccolo chimico è spettacolare. Divertente, fino, completo delle schede enologiche e di una scheda di <a href="http://www.myfeudo.it/author/franco-giacosa/">Franco Giacosa</a> in persona.<br />
E&#8217; un esperimento, e come gli esperimenti si dovrà fare seriamente. Dal punto di vista enologico non so quale validità possa avere: ora ci provo.<br />
Dal punto di vista della comunicazione dice tre cose che mi piacciono: 1. c&#8217;è una speranza per internet anche in Italia; 2. La comunicazione on line è molto altro rispetto al display, una moscissima riedizione dello spot &#8211; o della pagina &#8211; tradizionale. 3. Anche le grandi aziende sono fatte di uomini, ed è sugli uomini che dobbiamo investire.<br />
L&#8217;appuntamento con <a href="http://www.myfeudo.it/">&#8220;My Feudo&#8221;</a> è al Vinitaly, dove verrà presentato il nuovo vino di Butera e si parleràdei blend realizzato dalla &#8220;sporca dozzina&#8221;. Io per intanto  vado a riempire le provette.</p>
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