![Antica Trattoria il Busolo, Lavagno VR [5.2]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/IMG_3946-copia-733x550.jpg)
Mic lavora con me da un pezzo. Oltre ad essere nato un giorno esatto dopo di me (non un giorno nel calendario, un giorno nella storia) condivide con me l’insofferenza per le cose tirate via. Mi conosce, e sa che sul lavoro non mi lamento di nulla: nè kilometri, nè ore, nè fatica, nè clienti brutti e cattivi. Sa anche che, invece, se mangio male divento irritabile, scontroso, mi gonfio, ho delle reazioni allergiche e dermatiti acute. Non è un bello spettacolo, e per evitarlo si premura di scovare Tavole nascoste e di certa soddisfazione. Questa volta l’ambìta mèta però, c’arimbarza: pieno pieno, nemmeno...
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di Davide Cocco

Vicentini e veronesi si odiano. Calcisticamente e territorialmente. Pure le cucine sono piuttosto diverse: se da una parte abbiamo il bacalà alla vicentina dall’altra la pastisada de caval, se di qua ci sono i bigoli co’ l’arna, di là i bigoli col musso. È, insomma, un dualismo a tutti gli effetti, che va avanti da secoli. La manifestazione più evidente di questo dualismo si materializza nel lesso. Per noi gente di campagna il lesso era legato, e in qualche caso lo è ancora, al pranzo della domenica. Alle mamme che di prima mattina, magari dopo messa, mettevano sul fuoco enormi pentoloni di acqua, cipolla, sedano,...
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![Locanda dell’Arcimboldo, Coriano VR [7.7]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/arcimboldo-733x550.jpg)
Non c’è nell’arte figurativa pittore più citato, riprodotto, copiato, rivisitato di Giuseppe Arcimboldo. Curioso che l’artista abbia in realtà lasciato un catalogo striminzito, limitato alle otto tavole che punteggiano la memoria di tutti ed ognuno: le famose allegorie con i ritratti fatti di verdure frutta ed ogni cosa. Però la fantasia del goloso ne è irretita, e i programmi TV ne sono fitti quasi quanto della classica padella saltellante con sottofondo di insulsa musica sfregapancia. Ne sono irretiti anche da queste parti, nella fervida pianurka tra Verona e Rovigo, così piallata che anche l’Adige...
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![Osteria del Corno, San Vito al Mantico VR [6.9]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/immagine-010-800x6002-733x550.jpg)
Ho imparato la mitologia della trattoria per camionisti che ancora non riempivo il sedile del FIAT 1300 blu cobalto di mio padre. La ricordo perfettamente: un’auto elegantissima, quasi leggiadra sul frontale capitozzata da un coda operaia: era la versione “Giardinetta” o “Familiare” a seconda di quali libri di Storia dell’Automobile si vogliano leggere. Era un mondo diverso per l’auto, dove si poteva fare quasi tutto: riparazioni e “manutenzione evolutiva” inclusi. Mio papà non era un “dràiver”, di quelli impallinati con la moquette nella cappelliera della 124...
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Ingiustamente minore, Verona: comodo guado già al tempo degli irsuti Veneti. E pur tanto romana, al tempo che arrivarono i Romani era già lì. Un ponte, un’idea: diafana quanto il ricordo di un ponte che non c’è più da mille anni. O centomila, ma ha lasciato tracce indelebili. Ma solo per gli occhi che sanno vederle, come le tracce delle persone. E invece dei ponti veri, di pietra e d’acqua. Di vuoti e di pieni, come sospiri disattenti. Altri modi di contare, di vedere, di illuminare. E di giocare. Nei rari momenti in cui la pietra si fa lieve. Aerea. E la sciocchezza si fa solida, si fa muro. O forse la...
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