Guido, San Vito al Mantico VR [6.3]

guido_svito.jpgIn una delle più belle zone del veronese, quella che abita le pendici orientali delle colline moreniche del Benaco, il giovane giovanissimo chef (anni 21 in tutto) officia in questo locale ampio ed arioso tutto in famiglia: assai promettente il dehor per la bella stagione in arrivo.
Tavoli grandi e ben distanziati, e una generale sensazione di rilassata accoglienza mettono di buon umore fin dal primo momento, anche se dovrai concentrarti sulla proposta ampia e variegata ma, ahimè, recitata a voce, mentre un allegro focherello scoppietta nel grande camino in attesa di robuste griglie.
Assieme ai pani aromatizzati – irresistibile quello alla cipolla – prediligi la selezione di formaggi, accompagnata in bella vista da confetture e mostarde “fatte da noi”: più rimarchevoli le seconde dei primi, seppur elargiti con grande generosità. Ampia anche la porzione di lavarello in saor con polenta, di grande delicatezza le carni anche se un po’ sopraffatte dall’abbondante olio – pur d’ottima qualità – e dalla temperatura di servizio fin troppo fresca.
Grande la scelta tra i primi. Potrai prediligere i golosi agnolotti di vitello con burro versato e tartufo (nero) realizzati con sfoglia finissima e una certa armonia, con la robustezza e polposità a vincere su tutto. Curato il risotto alla zucca con porcini, più delicate le tagliatelle con spugnole e pinoli, abbastanza centrate anche nella cottura.

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Per pietanza ove avrai abbondanza di carni scelte, sceglierai una morbidissima tagliata, cotta alla perfezione, e avrai voglia d’essere indulgente sul telefonatissimo letto di rucola. Spettacolare il carrello delle verdure fresche e cotte, qualcuna purtroppo affetta da abbondanti riposi.
Solo appetiti robusti potranno accedere ai dolci, raccontati a voce per un’ultima scelta.
Per soprammercato, delicati biscotti a la gourmandise.
C’è una discreta scelta di bottiglie soprattutto locali, proposte a prezzo garbato: ma nessuna lista vi aiuterà nella scelta.
Non ostante l’arredo piuttosto elegante Guido chiama il suo locale Trattoria, e la mancanza di Carta e Lista dei Vini ti troverà d’accordo: l’abbondanza delle razioni pure. Ma la mano ha un qualcosa in più, magari sulla quale lavorare per sottrazione con l’obiettivo di rimanere al solo cuore dei molti piatti interessanti.
Per il momento un conto ragionevolissimo – sui 30, 35 euri per la gran galoppata – e la grande cortesia e disponibilità del servizio ti inducono a considerare positiva la sosta.

DOC Soave Classico – Gini 2006 [7.4]

soave_gini2006.jpgIl colore è paglierino chiaro con i riflessi delicati del miele, così come mieloso è per struttura e sensorialità: non certo per viscosità, quando la trama nonbanale si installa in archetti stabili e fermi.
Il naso è ampio e complessivamente armonico, fine e pieno ad un tempo. Molto frutto, pieno ed avvolgente di albicocca, e frutta bianca a seguire. Un’oncia di vaniglia precede un sentore agrumato, fresco e brillante alla fine.
Bocca tumida, con attacco vivido e gajo. Centro appagante e vasto con reminiscenze di frutta secca, in grande e melodiosa contrapposizione di contrari: alcool per acidità, sensibile oltre il numero di targa (12°).
Finale lungo con ancora la buccia d’arancia candita a concludere. Una bella espressione del Soave.

IGT Veneto Chardonnay – Le Salette 2007 [7.0]

chardonnay_lesalette2007.jpgInsomma: un bianco, in più un bianco internazionalone come lo Chardonnay a Fumane un po’ deffetto te lo fa. Le Salette poi, Proba di rossi d’ogni ordine e grado.
Eppure assaggi, e la classe non è acqua.
Visto giallo medio verdolino, di stoffa molto allegra e dinamica, ha bei riflessi grigi di una certa eleganza.
Una certa eleganza anche nel naso, fine di pesche acerbe con un finale di erbe dell’orto, salvia, e una traccia di sabbia in uscita.
La bocca è turgida dei suoi 13°, attacco pieno e consistente: acidintà ben controllata espreso nel sorso, con un frutto polposo e soddisfacente. Rilevante anche in lunghezza: sorprende in una bottiglia da meno di 5 yuri.

Trattoria Zamboni, Lapio di Arcugnano VI [8.0]

zamboni.jpgRuotando energicamente il volante della tua auto lungo i tornanti della strada che mena al Lago di Fimon arriverai presto a questo paese arrotolato sui colli Berici, e inizierai a stare bene già incocciando la scanzonata insegna: “Qui Zamboni”. Perchè questo è uno di quesi posti che ti fanno stare bene mentre ancora armeggi con il freno a mano nel parcheggio, vasto. Mentre approcci la grande casa curata, la scala con le pareti chiare tirate a stucco, i corridoi rivestiti di legno chiaro al naturale, fiancheggiando un carrello di grappe di proporzioni ciclopiche. Ed ancora meglio starai quando ti si farà incontro Lucia, con un sorriso esplosivo, letteralmente. Starai bene trovando posto in uno dei tavoli presso le grandi vetrate con una vista da togliere il fiato sull’arco Alpino, ed ancor meglio con la Carta tra le mani: sobria ed ispirata, degna anche di qualche sorpresina aggiunta qua e la.
Sì, perchè in questa Trattoria – che è in realtà un raffinato ristorante – c’è la veridica gioia dell’ospitalità. Quella che si fa di dettagli: dove altro troverai una scritta così rassicurante come “Se quello che hai ordinato non ti piace, te lo sostituiremo con gioia”?
Allora ti rilassi, cercando il tuo piatto tra le tante proposte stuzzicanti, terra, territorio ed acqua gli ingredienti: e potrai provare senza troppa prudenza, perchè potrai avere anche le mezze porzioni: rigorosamente al prezzo di… mezza porzione.
Potresti lasciarti tentare fin da subito dalla cipolla gialla al sale con la fonduta di Asiago e pancetta croccante o dal petto di quaglia sui broccoli fiolari di Creazzo. Ma quello che non puoi perdere è il Fegato di coniglio bardato con l’erba luisa cotto alla griglia: una sintesi perfetta di intensità di sapori, delicatezza delle cotture e semplicità delle praparazioni, servito con mostarde di frutta assai ben scelte.
Tra i primi potrai lasciarti convincere dalle fettuccine con i fegatini di pollo, o dalle frange di pasta con i primi bruscandoli (i germogli di luppolo). Oppure assaggiare la lasagna di broccoli di Creazzo cotta a vapore, accompagnata da una vigorosa salsa degli stessi broccoli: un bell’esempio di linearità e pulizia dei gusti, con un uso del sale particolarmente attento.

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Anche nelle pietanze Severino Trentin ti garantisce grandi balzi tra la tradizione – immancabile il baccalà alla vicentina con polenta – e innovazione, con la tempura di calamaretti e verdure, o sul versante carnivoro le animelle di vitello al timo fresco, o il piccione, o il petto d’anatra.
Mentre un inconsueto piatto locale – dice – è questo filetto di luccio in crosta alle erbe alla maniera delle valli di Fimon: cotto pochissimo ed etereo, acquista una sua forza con il battuto d’erbe lardiate, l’ottima polenta di lunga cottura ed il purè.
Carrello dei formaggi da capogiro, per gli appetiti robusti o per i saggi, mentre ampia e molto è pura la scelta di dolci. Solo per ricordare i cannoncini con mousse di cioccolato bianco e salsa mou e la sfoglia caramellata con miele d’acacia e farcita con crema e melograno.
Disponibile anche un bel percorso di degustazione, con sette portate a 45europei.
Carta dei vini deliziosa: vasta, con referenze storiche, proposte con particolare attenzione al cartellino. Simpatica la proposta di buone bottiglie a “pochi sghei” che troverai nella Carta.
Se vuoi – o se devi – contenere la beva chiedi un bicchiere: Lucia ti si farà incontro con una bracciata di bottiglie tra cui scegliere dopo regolare assaggio anche se solo per un bicchiere, ed è cosa più unica che rara: e fosse solo per questo l’amerai per sempre.
Ed ora che sei satollo e felice, lasciati stupire da questo conto che si fermerà a 35€, collocando questa tavola ai vertici del rapporto costo benessere. Tu che puoi, vai.

Antica Locanda Mincio, Borghetto di Valeggio sul Mincio VR [6.7]

Ammettiamolo: solo il placido scorrere del fiume a trenta centimetri dal tuo tavolo, solo il gorgogliare vigoroso delle chiare e fresche acque tra le pale delle ruote dei vecchi mulini varrebbe il viaggio. Sotto i dolci ed ubertosi tigli, ghiaino tra le dita dei piedi e lumini sui tavolini, beh, apprezzeresti anche la qualsiasi.
Ma sono tante le tavole attorno alle rapide di Borghetto, i fascinosi ruderi del Ponte Visconteo per scenografia, e l’attempato scriba se ne duole, ma abomina il caramelloso tocco del pittoresco. E se ne adonta, e in genere allunga il passo.
Ma stasera no, la notte di giugno è dolce, e seppur tra molti commensali affollati il tavolo t’attende come porto sicuro: il fiume scorre gloglottando, verdolino.
Il menù concede poco alle Orde Teutoni, che pochi chilometri più in là costringono il colto e l’inclita a menù sempre poliglotti ma solo nei titoli: qui avrai la più tipica delle cucine tipiche mantovane, meticciata con quella popolare veronese. E bene, e meglio di quanto temeresti, qui, nelle pieghe del pittoresco.
Il salame è vero, gli sfilacci di cavallo sapidi: le alici con la polenta una cosa seria. Commendevole la sfoglia per le paste ripiene: un velo e mai stracciata. Per i tortelli di zucca e di ricotta e spinaci, per i tortellini in brodo, per il volo dalla parabola non perfettamente tracciata dei ravioli con anatra e tartufo. Per secondo non manca la pastisada de caval, ma non perderti l’anguilla alla griglia, rusticissimamente eseguita ma profumata, croccante, golosa.
Atterrerai anche sui dolci, dove la sbrisolona non s’attesta ai vertici assoluti, ma è apprezzabile per insolita levità.
Da apprezzare la cantina, varia e curiosa. Una sosta particolarmente attenta merita la pagina dei vini locali, dove accanto al telefonatissimo Dal Forno troverai produttori più cercati e meno impegnativi (nei prezzi).
Una serata assai piacevole: anche per chi viaggia con i piccoli.

Osteria Del Bugiardo, S.Maria Di Negrar VR [6.9]

Se provi a cercare la Premiata Azienda Agricola Buglioni, avrai fatica a trovarla: in questo che è tra i più begli angoli della Valpolicella. Vigneti tirati a lucido, recintato come giardini, custoditi come tesori, amati come figli. Bellissimi. Se li chiamerai , ti indicheranno l’Osteria, dove oltre alla mescita & degustazione degli ottimi rossi dell’Azienda, avrai gastronomia, formaggi e salumi d’elezione e, per soprammercato, qualche articolo di cucina. L’ambiente è informale, il personale sbarazzino ma cordiale ed informato. I ragazzi che caracollano tra gli alti tavoli a sgabello non vestiranno la longuette, ma di certo sanno quello che dicono, e quello che fanno: per un assaggio riceverai pane fresco e una piattata di zolle di grana della più bell’acqua. E a seguire quello che vuoi, letteralmente. Allo scriba è capitata la ventura di assaggiare un risotto con le erbe, ben eseguito e senza eccessi fronzuti, chicchi ben sgranati, sapori nitidi e sinceri. Non cercare all’Osteria la cucina di ricerca, ma la passione e la sincerità, in squisito ossimoro con la ragione sociale. E ne avrai donde, perché starai bene. Il conto è assai variabile, ma garbato.

Locanda Bella Italia, Castelnuovo del Garda VR [6.8]

Diciamo che è inconsueto: avvicinarsi ad una locanda di campagna ed essere accolti da una folla, letteralmente, di lepri in bella libertà, zampettanti torno torno. E da Raffaele, evidentemente, dalla debordante simpatia, che incomberà per tutta la sera su di voi con un obiettivo preciso. Non consentirvi di abbassare per un attimo il vostro standard di piacevolezza. Raffaele non si arrampica su specchi di ardua creatività, né pratica il verbo del cibo concettuale. Raffaele vi nutre, e vuole farvi felici. Dunque vi proporrà strepitose selezioni di formaggi affinati da demiurghi della cagliata e alchimisti della stagionatura, in ogni forma e grado. E salumi in via di estinzione, e di normale elezione. Vi proporrà, volendone, primi veraci e mordaci, ma soprattutto una griglia immensa, opulenta, esagerata, e senza inutili servilismi al verbo d’oltre appennino. Infatti per le bistecche alla fiorentina, per le bistecche “nel filetto” qui avrete solo bestie locali, l’amata chianina ben altrove, ma di che schiatta: alta sette centimetri, tagliata con mano esperta e cotta, che dire, alla perfezione, il suo filetto e il suo osso a T e tutto. Poche verdure a contorno, che di carnalità estrema qui si vive. A compiere, una buona scelta di vini regionali – e della Valpolicella, che non è certo terrori di serie cadetta – proposti con passione a prezzi umani. A sazietà verso i 40€, a strafogo poco oltre.

Trattoria I Masenini, Verona [6.9]

La novissima Trattoria i Masenini ha aperto in una della piazze più spettacolari della città, che di per sè è già spettacolare: Castelvecchio, che illuminato di sera è scena struggente.
La novissima Trattoria i Masenini è quanto di meglio si possa immaginare, ambiente, attrezzi, una stupefacente cucina a vista, arredi in legno scuro, il personale in elegante completo scuro, liste curatissime, i menù amplissimi e ben fatti. Una carta dei vini spessissima, in senso di completezza, sui regionali, e qualcosa di più.

C’è grande attenzione al commensale, anche se i tavoli sono un po’ strettini: ma l’ambiente funziona.
Le pietanze arriveranno in stoviglie molto belle, elegantissime, senza affettazioni stilistiche. Il servizio è perfetto, anche nella folla. E allora?
Allora nel piatto avrai qualcosa di più, o qualcosa di meno di ciò che la grande aspettativa creata ti suggerisce: il mantecato di baccalà, presentato magistralmente, nasconde una insospettabile buirrosità, i bigoli al torchio sono un po ‘ troppo “pulitini”, la tartare di carne è, appunto, una tartare di carne. Il filetto: filetto-e-basta.
Opinabile la scelta dello scenografico ma ingombrante carrello dei dolci, con proposte abbastanza telefonate. Esce dall’ordinario l’eccellente torta di ripasso.
Conto appena oltre i 50Euri.

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La Locanda di Piero – Montecchio Precalcino VI [s.v.]

Angolo sperduto di campagna per questa Casa di raffinata eleganze, sussurrata e composta. AMbienti ovattati di tappeti, un caminetto in fondo alla sala, vetrate attraverso cui ammirare la verde campagna nel silenzio assoluto: una accoglienza piena di charme, di cortesia, di buongusto sottolineato dalle cose in evidenza nel locale. I tavoli, distanti, sono apparecchiati con cura e senza affettazione, così come pare essere curata senza barocchismi la cucina. Una carta sontuosa sia per le preparazioni che per le materie scelte, un ragionevolissimo menù degustazione a 60€. Un'occasione di passaggio per 'tastare' la Tavola: dalla cucina un benvenuto fuori dall'ordinario, un bicchierino di crema di pane con ragù di testassala (salsiccia fresca) e fonduta di provolone, copiosa e lieve al tempo. Dall'imbarazzante scelta dei primi, avrai i tagliolini con l'oca e la salvia 'alla maniera veneta': perfetti per cottura e composizione, golosissimi. Per le pietanze, maialino brasato, grigliata di piccione, guanciale di vitello in salsa di amarone: ma anche pesci, tra cui tonno di Carloforte e pesce spada. Selezione interessantissima di formaggi tra cui: robiola delle langhe, ubriaco, grana, commendevolissimo erborinato di capra dalla Sardegna. Lista dei vini ragionata. Dolci, la prossima volta.

PS.: troppo poco un piatto, seppur buono per esprimere un giudizio sulla cucina, che pare però d'eccellenza: tanto da cosigliare serenamente.

IGT Veneto Bianco “Vulcaia Apres” – Inama 2001 [8.4]

Giallone ambrato con riflessi dell’agata e i toni dell’arancia, scorre grassissimo nel bicchiere, colando con piacere sulle pareti del recipiente. Ha toni intensi di fragola e nocciuola. La bocca è allappata dalla gran dolcezza, senza mai trascendere nel dolce fine a se stesso, o in fissità stucchevoli. Giganteggia nel corpo di miele e caramello, uscendo lunghissimo ed eleganate. Un prodotto splendido e consistente.