Casa Vino, Verona [7.2]

osteria-casa-vino.jpgFortunatissima città Verona, facile da scrivere tra le prime primissime più belle città d’Italia, quindi del mondo. Tra le sue mura agevolmente potrai inciampare in epici capolavori, di quelli che valgono una vita. Perdersi tra le sue strade è cosa struggente, perchè l’una o l’altra sempre a meraviglia finisce.
E di certo non manca un’offerta gastronomica di gran livello, così come è facile imbattersi in esperienze che rifulgono per la loro anonimìa. E per il conto che raramente resta grato.
Eppure qui nel vicolo delle Morette, proprio di fronte alle vertigini scaligere di Castelvecchio, l’alchimia riesce. E proprio grazie ad uno di quei testa-coda  che ti colpiscono: veneto lui in cucina, della costiera amalfitana lei, in sala.
Il locale è piccolissimo, i tavoli sono piccolissimi, lo spazio è angusto.  Ma il respiro s’amplia con la carta che è davvero variegata ed estesa, tanto da rendere imbarazzante la scelta tra le molte proposte. La descrizione dei piatti bilingue è un inevitabile omaggio alla vocazione turistica della città, ma resta cosa plausibile sopra tutto nella sostanza.
La terrina di fegatini alla veronese con cipolla brasata all’aceto balsamico e crostini infatti è dolce e morbida, proposta con un ottimo pane rustico. Un po’ pletorica l’insalata, mentre  i “famosi” fiori di zucca ripieni, molto vivaci e colorati, sono anche sazianti. Meno a fuoco ti parrà il caldo freddo di radicchi e fagiuoli.
Sterminata la scelta dei primi, generalmente curatissimi: anche belli i ravioli di melanzana al basilico, con un bel tocco di pomodoro, morbidi e veramente golosi gli gnocchi di zucca fuori carta.

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E’ buona la più ovvia tagliata, resa con grande attenzione alla cottura ed alla presentazione, così come il coniglio alla cacciatora con polenta, mai asciutto e ben saporito.
Tenero anche il vile pollo con tortino di riso venere e zabajone al vino, riesumato a dignità non ostante la lunga cottura.
In chiusura avrai ancora un’ottima e fedele sbrisolona, servita curiosamente con grappa. Il Monte Bianco con castagne soffre di un’aggiunta di panna montata d’oscura origine, che non vorresti precipitata sul piatto dopo così accurato service.
La carta dei vini è piccolina, ma proposta a costi umani.
Gli spazi minimi rendono il servizio impervio, nel momento del tutto esaurito: dicono frequente. Ma tutti sono attenti e vanno di passo svelto, incluso il versatile sommelier.
Imbattibile il rapporto qualità prezzo: con 32 europei non trovi nulla di simile nel raggio di un parsec.
Vivida sorpresa per un pranzo al riparo da sorprese.

Osteria Terraglio, Bassano del Grappa VI [6.2]

osteria-terraglio_bassano.jpgAmpia scelta, nella bella Bassano, di luoghi e locali in cui ristorare le membra, stanche di lunghe e romantiche passeggiate sul mitologico ponte.
Eppure ti potrai perdere anche qualche metro più in là, sull’amato Terraglio, dove aggetta l’omonima casa.
Molto caldo l’ambiente, variegato di musiche acconce e sempre soffuse e di un servizio di carezzevole cortesia, tutto al femminile.
Sopra tutto indicato per un bicchiere un piatto e via, propone infatti all’ora di colazione il piatto unico, o piccole scelte di formaggi, o qualche ricetta di delicata invenzione.
Per oggi ti occontenterai dell’orzotto mantecato, affatto delicato e saziante, e un scelta di due formaggelle locali accompagnata da un composta di ciliege fatta “dal nostro chef”.
Il pane in sacchetti viene servito con un goccio dell’ottimo olio extra vergine di Tommasi.
La sosta è oltremodo piacevole, l’addizione innocua: vale la pena di metterla in nota per una prossima cena.

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DOC Breganze Torcolato – Firmino Miotti 2003 [9.0]

DOC Breganze Torcolato - Firmino Miotti 2003 [9.0]Sarà anche l’annata calda: ma il Torcolato di Miotti è un miracolino. Spettacolare colore ambra aranciato, con splendidi riflessi dorati.
Ceruleo, materico, scoplisce disegni frattali sul verto tra colonnine nitide e ferme.
Il naso è imperioso, con deciso sentore di miele, fichi secchi, marmellata di ciliege, tamarindo e infine la nobile buccia d’arancia candita.
L’assaggio è, letteralemente, travolgente. L’attaco è deciso, volitivo: aleggia di frutta secca, con un centro di struggente intensità. Zuccherino senza giungere ad essere stucchevole, è dolce di frutto denso, polposo fino al finale sterminato e masticabil. Una crìa di acidita lo protegge dalla sua stessa grandezza, rendendolo immenso.
Imperdibile.

DOC Valpolicella Superiore “Rocca Sveva” – Cantina di Soave 2006 [6.9]

Dalla grande Cantina veneta un Valpolicella della selezione Rocca Sveva cui ambisce solo il 6% dei 15oo Soci Conferitori.
Ha sfumature viola rubino, fitto di riverberi e denso d’estratti. Fa velo sul vetro, quasi immobile ma cristallino. Disegna agevolmente archi altissimi di perfetta regolarità.
Naso molto pieno con frutto esteso e spinto alla confettura di prugna, prugna matura e conservata. Hai anche un’eco floreale, puntuta, terminata in una trina di tabacco.
Generosissima la bocca, lineare e coerente, attacca decisa e ampia, crescendo in felice progressione verso il centro dove il sorso si fa grande, carnoso. Ha tannini morbidissimi, appena un po’ appesi alla potenza più che all’eleganza, anche nella discreta persistenza all’uscita.

DOC Custoza – Monte dei Frà 2007 [6.8]

custoza-doc-monte-dei-fra-2007.jpgIl vino base dell’Azienda gardesana appare paglierino fortemente circonfuso di sfumature grigio ghiaccio, adamantino sull’unghia.
Ha un bel naso grosso di frutta in cu scorgi l’albicocca e il mellone, con una traccia più severamente spiritosa e una virgola minerale sul finale, su un’eco di uovo in crema. Curiosa la nota di fiori che ricorda la lavanda.
Servito ad una temperatura che non ne annichilisca l’espressività avrà bocca spessa, con attacco tondo e incedere pieno. Il sorso devia poi verso una velatura erbacea, più acida nel finale.
Bevibile ed educato lascia un ricordo zuccherino, appena debole in freschezza (che dovrebbe essere una delle peculiarità del custoza).
E’ un vino di grande tiratura, che mostra un lavoro importante in cantina: ma costa meno di tre euri, è agile, pulito e incredibilmente ben fatto: non c’è molto più da chiedere.

DOC Amarone della Valpolicella Classico “Pergole Vece” – Le Salette 2003 [7.2]

amarone_pergolevece_lesalette-2003.jpgIl cru de Le Salette – ottenuto come dice la ragione sociale da impianti di antica fondazione – appare abbrunato con una nuance castana che emerge dal granato fitto di fondo.
Sul vetro esprime un merletto finissimo che si rapprende in archi medi, regolari.
Il naso aggiunge qualcosa al sentore tipico dell’Amarone, avanzato e complesso: la prugna secca apre la strada a note più ferme di cioccolato e caffè. Alla fine della parabola una virgola agrumata, un che di limone in buccia.
L’assaggio è denso e viscoso, caratterizzato da una vena alccolica esorbitante, oltre i 16°.
Già molto maturo, ha un centro speziato, quasi piccante, che conduce verso un finale dalla corposità enorme, ma dalla bevibilità minata da un estratto impressionante.
Tannini in grande equilibrio – segno di un vino benfattissimo – ma forse un filo sopravanzati dalla spina davvero travolgente.
Finale grosso e interminabile.
Qualche spigolo in riferimento all’annata di cui si sa, ma con una prova di grande dignità.
Rutilante, ma tracimante.

IGT Rosso del Veronese “Brolo di Campofiorin” – Masi 2005 [6.9]

brolo_campofiorin_masi-2005.jpgRondinella, Corvina e Ripasso, per ottenere questo “Brolo” dal cuore nero impervio alla luce, unghia scarlatta e riflessi rubino. Tanta glicelina nelle volute, con un merletto fine e deciso.
Nel naso subito una nota leggermente agrumata, dapprima chiuso poi più generoso anche se un po’ confuso, con la ciliegia sotto spirito in evidenza. In evoluzione la confettura di mirtillo e solo lievissime le spezie indistinte.
La bocca è intensa, con attacco polputo, financo masticabile.  Fitto il sorso con piena corrispondenz, ma resta abbastanza agile la beva.
Il finale è discretamente persistente, piuttosto tondo. Buono.

DOC Soave “Capitel Foscarino” – Anselmi 2006 [7.6]

capitelfoscarino_anselmi-2008.jpgSempre a lasciare una traccia, un segno: i vini di anselmi. Anche il Foscarino: bello nel suo colore dorato del colore dell’oro foglia. COnsistente quasi come un rosso, con volute ampie e rilassate.
Il naso è vasto e deciso, con il frutto subito evidente: i gialli subito in prima fila, il seguito armonico ed indulgente di pari passo. Il centro è quasi latteo.
L’attacco è generoso e rubicondo, con un incedere fitto ed appagante, cospicuo.
Bello il finale, in perfetta corripondenza con il naso in splendda composizione. Bellissimo.
Tondo e morbido, s’adatta a molte preparazini gastronomiche senza essere pieghevole.

IGT Prosecco del Veneto “Maschio dei Cavalieri” – Maschio s.a. [4.9]

IGT Prosecco del Veneto La presa di spuma è esitante e non troppo generosa: subito evanescente nel suo color avorio pallido. Quasi trasparente anche questo prosecco, dai riflessi più glaciali che cristallini. Modestissimo il perlaggio.
Naso appena sopra la solglia di percezione: un tono di frutta sciropposa in lontananza, appena accennato.
La bocca garantisce un più definito sentore di pesca, coperto da una piccola effervescenza di ritorno. Verso la fine l’acidità fissa per un attimo la scarsa espressività.
Un bibitone, per pochi euri.

La Grotta, Lazise VR [6.8]

La Grotta, Lazise VR [6.8]Pel goloso appassionato affamato avventurarsi sulle rive del lago in preda a convulsioni teutoniche della stagione turistica può essere un’esperienza frustrante, anche molto. Si sa, pecunia non olet, e quindi la tendenza più diffusa è quello di fornire al mercato quello che il mercato chiede: che spesso non è delizia per una somma di altri fattori che al suddetto avventuriero importano poco o punto.
Il popolo dei veronesi indica però, qui nella stra-deliziosa Lazise un angolo sicuro per pinne & squame: prenota sempre, che è molto frequentato, ed affronta la faticosa ricerca di parcheggi fosse solo per concederti quei dieci passi di passeggiata sull’orlo della rustica e perciò elegantissima darsena raccolta come una vasca di ninfee a dosso della piazzetta del paese.
Alla Grotta c’è sempre folla: d’estate anche nell’acquario esposto allo struscio, dove i tavoli – non troppo vicini non ostante l’angustia degli spazi – sono curati da una brigata di sala di grande efficienza.
La prima cosa che noterai è il mestiere: meglio: la professionalità, che la cucina sforna i piatti con una esattezza ed un ritmo davvero d’eccellenza.
Assieme alla lista delle vivande volteggerà al tuo tavolo il maitre che con fare un poco scanzonatoma preciso ti racconterà con partecipazione i piatti migliori della sera, con robuste escursioni fuori carta.
Poi la macchina si avvia, ed è un piacere veder girare gli ingranaggi come orologi: ecco il piatto di scorfano crudo con rucola e limone, fresco ma senza brividi di inventiva, ecco la tempura di fiori di zucca con ripieno di ricci e salsa rossa: piatto bellissimo su cu il pignolo potrà criticare la filologia della tempura, ma che risulta appetitoso assai. Un piacere anche per gli occhi il vasto Piatto Crudo con mazzancolle, salmone, tonno e scampo. Quest’ultimo che vale da solo.

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Ampia la scelta di primi, e tutti godono di presentazioni semplici ma divertenti, in stoviglie ricercate senza essere impervie: gli spaghetti capesante e ostriche (cotte) sono molto legati e perdono in nitore dei sapori, mentre sono più riusciti i bigoli al torchio con scampi e taccole, che non sono annebbiati da fondi ma lasciati alla loro integrità. Anche i tagliolini con zucchine gamberetti soffrono di una eccessiva cremosità pur cotti con attenzione.
Bel colpo d’ala con la pietanza che secondo pescato potrà essere un succulento filetto di Sanpietro con verdure leggermente croccanti e pesto leggero, equilibrato e saporito al contempo.
Interessante anche il capitolo dolci, tra i quali spicca la millefoglie con crema chantilly e frutti di bosco emendata dall’ovvietà da una mano ferma e sicura, senza svolazzi ma concreta.
La lista dei vini, copiosa per i bianchi, è proposta a prezzi corretti, correttissimi se si pensa alla location. Altrettanto leggera l’addizione che per il bendiddio si fermerà a 40, 45europei.
Una piacevole serata, una bella sorpresa.