DOC Tai Rosso “Vigneto Riveselle” – Piovene Porto Godi 2009 [7.5]

L’idea del Tai Rosso è venuta in abbinamento al Melone e Prosciutto: e funziona.
E’ un vino rosso da bere fresco e nuovo, da uve Tocai Rosso (che è poi grenache che è poi cannonau). Vinificato in acciaio solo per valorizzare l’integrità aromatica, ha colore entusiasmante, rosso scarlatto diafano, quasi un rosato, con un’antichia lilla in sospensione, e stoffa non certo esile sul vetro, ricca dei suoi 13,5°.
Il naso ha il tocco della finezza su cui leggi bene il frutto – la marasca – e l’erbaggio in contrappunto: una foglia verde generica, una corteccia viva. Percepibile anche un fondo minerale, quasi granitico.
Il sorso aggrappa subito con brividini, poi s’allarga nel mezzo riportando fedelmente le corrispondenze.
I piccoli tannini hanno carattere e lunghezza, e lasciano il finale teso e comunicativo. Bello anche l’orizzonte retrostante, lindo e solare.
Formidabile la bevibilità.

IGT Monte di Mezzo Garganega del Veneto “Pico” – La Biancara di Angiolino Maule 2008 [9.1]

Angiolino Maule è un nome che nell’orbita dei maldenominati “vini naturali” si è conquistato una bella visibilità grazie al suo rigoroso progetto. Il Pico è ottenuto da Garganega al 100%, macerate e senza alcun trattamento: nè controlli, nè filtrature, nè aggiunta di solfiti.
Alla ricerca di nuove espressioni di questo vitigno, ecco un colore caldo come il sole dei pomeriggi delle Venezie: miele di castagno, con tiro con indifferente di cera, viscoso, morbido.
Le lacrime sono millimetriche, di struggente pigrizia.
L’olfazione regala un numero travolgentedi riconoscimenti, tra i quali risuona stabile il sottofondo macerativo. Chiara la betteria delle frutta secche, dei surmaturi, della vena schiettamemte erbacea, fino ad un finale vagamente medicamentoso. Intermittente l’eco minerale, che punteggia l’intera linea degli aromi.
L’uscita ha poi una tenuta formidabile, cangiante e sfumata, lunghissima.
Prodigiosa anche la profondità del sorso che parte già elevatissimo, quasi impercettibile la progressione.
Nobili penombre ossidative, mature e mai cotte, e un termine che appre declinare mai.
Forte d’alcool – pur non esorbitante – e d’emozione, ancora all’inizio della sua parabola di maturazione.

Al Cacciatore – Valeggio Sul Mincio VR [6.0]

Vagolando per terra di tortellini, ti sorprenderà l’enorme numero di esercizi commerciali che producono vendono e spacciano i Veridici Tortellini di Valeggio. Chi s’ammazza e chi non per capire quali sono i Veri e quali sono i Verissimi, qui al Cacciatore ne fan undicimila versioni belle e esposte.
Puoi ascoltare il Sorbir, che invece è una tazza di brodo fumante con i tortellini a navigare; oppure averne al burro che sono sapidi e satollanti. Tra le mille puoi scegliere infine quelli di zucca, con semi di papavero, discretamente sodi e discretamente appaganti.
Dicon di carni ed anche  di cacciagioni, dicon di centinaia di coperti e di una macchina piuttosto collaudata.
Andran via facili i 40 eurini a tutto pasto, più un buon bicchiere alla mescia o qualcosa dalla cantina.

DOC Amarone della Valpolicella Classico ‘La Marega’ – Le salette 2003 [7.0]

Nel 2003 gli Amarone hanno visto epressioni alcooliche estreme: LeSalette con il suo Marega l’ha contenuto a 15°.
E’ scuro fitto e affatto torbido, ha il rubino e scarlatto, e appena una punta di viola sull’unghia: ma un punta, un filo.quasi fluorescente tutt’attorno.
Convinto il naso che non porta avanti battimenti troppo fruttolosi. SPirito consistente, e una vena di prugne appena percepibile su una mano in fondo abbastanza asciutta.
Convince anche il sorso che abbocca con una presa decisa e acchiappante. Il mezzo è acuto e puntuto, potente il gusto e incisivo. Tannino levigatissimo, una vera seta:  formidabile la coerenza del finale, che resta elevato e rigoroso a lungo.

DOC Recioto della Valpolicella Classico – Cantina Valpolicella 2006 [7.0]

Scuro e denso, fitto e cupo, impervio alla luce: viola-rubino molto profondo, senza esitazioni. Lascia pigmenti sul vetro, dove trascina un ordito largo e preciso, consistente.
Il naso si presenta con una botta di marmellata di mirtilli, fresca, ampia. Seguito di sugo d’uva, di mosto di giornata. Il tocco di inchiostro di china è solo un punto, alla fine.
Oleoso l’assaggio, denso e dolce ma non dolcissimo, e non da subito. Anzi la progressione è lieta senza diventare maitravolgente, anzi ferma la carica al centro dove il sorso viene corroborato da tannini fletrosi, piuttosto grossi.
Poi termina un gradino più in basso, lungo ma meno incisivo, con le frutta rosse riprese in sequenza.

DOC Montello e Colli Asolani Prosecco Brut – Bele Casel s.a. [6.9]

La spuma è ricca, seppur più tranquilla rispetto ai cugini. Si ritira lentamente con palline di bel calibro, regolari.
La corona resta a lungo, alimentata da un perlaggio piccolissimo. Il paglierino è chiaro, glaciale.
Sottile al naso, molto delicato, quasi timido ai riconoscimenti. qua e là una generica assonanza floreale, con tratti d’agrume freddo.
Anche l’assaggio ha peso contenuto, seppur vivido. Fin dall’attacco, che risuona solo lontanamente salino, lindo: appoggiato sull’effervescenza il palato, ma solo un poco.
Bagnato in mezzo al sorso, che risulterà meno secco di quanto t’aspetteresti, e leggero.
Leggerezza e freschezza anche in uscita, delicatamente ammandorlata.

DOC Montello e Colli Asolani Prosecco Extra Dry – Bele Casel s.a. [7.5]

Quello che sorprende nell’Extra Dry del produttore Caeranese è la vivacità della presa di spuma, fulminante e copiosa. Eburnea e brillante, prorompe nel bicchiere con bolle di grosso calinro che la rendono dinamicissima e rapida a ritirarsi.
Le perle sono poi finissime e continue, nel paglierino lievissimo, quasi adamantino.
Il naso è delicato, aereo: le tracce di frutta non troppo matura, fresca e scrocchiante tra cui la pesca a pasta bianca, con un’eco appena accennata di burro ad arrotondare.
Il sorso è leggero ma non diafano. Pur presente, l’impianto zuccherisno si catalizza in un succo articolato, quasi sofisticato in una espressione generosa, mai al risparmio.
Ancora freschezza nella seconda parte del sorso, evocati agrumi freschi nel finale pulito ma aggrappante.
Un aperitivo perfetto per i tramonti d’estate, quando l’aria arde la gola.

DOC Montello e Colli Asolani Prosecco Millesimato Dry – Bele Casel 2008 [7.1]

Il millesimato di Bele Casel è paglierino scarico, ma ha schiuma ricca e fine: si ritira senza fretta lasciando viva una corona appena più chiara e un perlaggio decisamente esuberante.
Esuberante anche il naso, che tende a rimanere diritti nel tempo, piuttosto teso. Frutto espresso soprattutto dai toni agrumati, la buccia di limone. Brillante.
Pronto l’abbocco, sempre lindo e felice, con un vigore non meno che abboccato.
Zucchero e sale mantengono in quota un sorso dall’effervescenza ancora ricca lungo tutta la parabola, anzi trascinata verso il termine che declina con una certa classe.
Pulitissimo, con un’ombra ammandorlata verso la chiusura.

Osteria La Coopera 1945, Arbizzano di Negrar VR [s.v.]

“Colazione di Lavoro” direbbero a Milano, e quindi urge trovare una Tavola che ti nutra in meno di novanta minuti e possibilmente non ti avveleni: tra le vigne d’oro della Valpolicella c’è questo locale di cui si dice gran bene. Al mezzogiorno però le proposte sono declamate a voce, molto inclini all’ordinario, e di carta dei vini nemmen l’ombra non ostante l’evidente varietà a disposizione.
Dopo adeguata attesa avrai un buon piatto di bigoli con le sarde, dal prevedibile e previsto impattone sul palato, e un rusticissimo ma tenero galletto con (pletoriche) verdure, non ostante il volonteroso tentativo di presentazione.
Probabilmente la fase “creativa” della cucina è riservata alla sera.
Servizio sbarazzino, linea di grana grossa, prezzo da commozione: meno di 20 euri per due piatti e un bicchiere.

DOC Valpolicella Classico Superiore Ripasso “Vigneti di Torbe” – Domini Veneti 2006 [9.0]

ripasso vigne di torbe domini veneti 2006Fosse solo per il lunghissimo sughero, fosse solo per la spettacolare, pesantissima bottiglia nera penseresti bene di questo Ripasso della cantina di Negrar, sponda Domìni.
Poi c’è quel colorito sanguinoso, così profondo da chiudere la luce, quagli archi netti e fermi, quella tyraccia viola sull’unghia ti ispiranobene.
Il naso è abbracciante, di tipicissima ispirazione valpolicelliana: ma senza ghirlande e festoni. Frutto sì, maturo e sotto spirito, sprigiona equilibriii su un tappeto di spezie.
Seducente la’ttacco, setoso di tannini e polpacciuto, dentro un pugno di elegante distacco.
Eleganza, anche più di quello che t’aspetti: in sequenza di piani inclinati, verso un termine che s’allarga fino all’orizzonte.
Stabile e tenace la persistenza, smisurata e rilassante.
Un bicchiere da amare.