
Dovresti arrivare una sera di pioggia: all’Osteria di Vetro. Però non dalla via del fiume: meglio dalla Piazza di Santa Maria, con gli occhi gonfi di bellezze da commuovere. E ci vorrebbe una sera di pioggia fine e traslucida, così unta da dilavare Trastevere dai passeggianti e conservare i passanti, fino a sbucare all’angolo sghembo dove brilla Glass.
Vorresti non averli mai conosciuti per incontrarli sempre la prima volta: lo chef gentile che guarda sottovoce ma urla con gli occhi, e il signore alto dai movimenti asciutti e dai sorrisi rari.
Sono giochi d’ombra, operati per sottrazione. Come se qualche apparecchio patafisico producesse refoli d’oscurità,…
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I cubetti di pietra di trastevere, le facce dei turisti, gli occhi tagliati, la pioggia piccolina, le luci gialle, le luci fioche, i soffitti con i travi, i vetri appannati.
Le strade contorte, le ombre distorte, i muri scrostati, i cortili nascosti. I portoni discosti, le facce gentili, gli abbracci virili.
I bicchieri riempiti, i sorrisi soffiati, le facce sincere, il mistico bere….
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![Glass Hostaria, Roma [9.0]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/2009/02/hostaria-glass-roma.jpg)
Piove orizzontale, stasera. Piove quella pioggia che sembra borotalco, e bagna tutto con lentezza esasperante, e con altrettanta ostinata precisione. L’acciottolato è lucido come il ghiaccio, gli stranieri si guardano attorno con gli occhi a palla. Scendere lì con il taxi è un azzardo: perchè la scena è così smisurata, così perfettamente esatta nella sua romanità da sembrare il set di un film di Fabrizi. Mi guardo attorno spettinandomi le sopracciglia con le goccerelline, e vedo le icone di Trastevere: perchè siamo a Trastevere, anche se piove.
Roma è la città che – forse – è stata più raccontata, descritta, definita: eppure resta sempre uno spazio…
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