Tasting Panel | Oneglass

La curiosità è nata quando è stata presentata l’iniziativa: un Panel che valutasse il contenitore ancora prima del contenuto. Per la verità basta fare una riflessione nemmen tanto sagace per rendersi con che l’dea è la soluzione per molte domande. La portabilità, il tappo, lo stoccaggio. Il limite etilometrico, la moderazione nel consumo, la lotta agli sprechi. Insomma c’erano abbastanza motivi per partecipare alla giostra con la mente aperta e senza pregiudizi.
Poi arriva il kit di Oneglass, una delle “confezioni” più belle che mi sia capitato di vedere. Aspetto suburbano, post industriale di imballaggio usato, in realtà raffinatissimo cartone fustellato. Stampa delavè e font “timbrato” per quello slogan, “vino allo stato puro.” per la verità anche sovraesposto. Il target appare di un consumatore sensibile anche alla raffinatezza ed alla cura del packaging.

In effetti tenere in mano la “bottiglia” di Oneglass è una bella sensazione. Quella mano pesca, quella gommina-grip che è un piacere tenere tra le mani. Avare le informazioni sul contenuto: generiche note di degustazione, composizione del blend dei vitigni, ma nessuna indicazione sulla provenienza, sul produttore, sulla vinificazione. Le indicazioni d’uso sono chiarite da un paio di pittogrammi a cui non presto alcuna attenzione, e mi fido di più delle fessure predisposte ai lati del collo della bottiglia. Temevo assai l’effetto brick, una delle cose più detestabli che sia mai stata inventata dall’uomo: invece qui l’apertura è agevole, proprio un gesto.
La mescita è meno intuitiva. Arranco attorno allo strappo cercando di aprire il varco premendo sui  bordi del contenitore ma ho mala parata. Solo dopo varii armeggiamenti mi arrendo, capovolgo la sacchetta e strizzo. Ecco fatto. Bastava guardare la figura, dice, ma in verità non è bastato. Una volta compreso il meccanismo va tutto liscio.

Altra cosa di gran vantaggio è la praticità di preparazione. Nella sera più calda degli ultimi duemila anni, con 31 gradi netti per casa, il bianco va a temperatura di servizio din 10 minuti di freezer, mentre il rosso raggiunge il “fresco cantina” in poco più tempo nel reparto frigor.

Verso: sono 100ml, cioè meno di una calice da mescita, in pratica la quantità da assaggio ad una degustazione. Due sorsi e via. Certo l’ideale per i posti di blocco con l’etilometro, ma di certo inadeguata ad una fruizione appena più libertina del prezioso liquido.

IGT delle Venezie Pinot Grigio 2009: limpidissimo e chiaro, presenta invece qualche sentimento più oscuro al naso, una sensazione di cotto e molle che cozza con l’idea di freschezzadel bianco. Il sorso invece è secco, e non ribatte le caratteristiche. Al termine resta la nota alcoolica, in una generale idea di soddisfazione assai moderata.

IGT Toscana Sangiovese 2008: meglio, con questo naso più asciutto e plausibile, seppure semplice, piuttosto fermo. Stretta anche la bocca, non esente da una leggera, sfocata sensazione tannica. Il rosso rubino all’assaggio dice di una certa linearità, di correttezza, nel limine dei tradizionali vini della casa in osteria.

Oneglass in confezione da 16 pezzi costa poco meno di 26 europei. Una bottiglia quindi (8 bicchieri) vale 13, cioè il prezzo di un vino già di un certo prestigio. Dunque il target non solo è del pubblico che apprezza l’immagine, ma anche di chi si avvicina al vino “taglio alto”: molto più alto degli sfusi e dei bag che stanno spopolando tra l’utenza popolare, senza abbandonarne sensibilmente la sensazione organolettica.

Praticità dunque, fin che vuoi, con il dubbio della modica quantità. Prezzo che paga più l’innovazione e la confezione che il contenuto. Forse i bianchi particolarmente stressati dalla procedura di imbottigliamento soffrono di più, ma la domanda è a quei prezzi nonvale la pena di spostarsi direttamente su un vino che vlgalapena di essere bevuto anche in modica quantità?

Grappa di Carmenere – F.lli Brunello

Questa pagina rientra nell’ambito del Tasting Panel F.lli Brunello 2009

Grappa di Carmenere - F.lli Brunello

Brunello distillato da quasi due secoli. Bella forza si dirà, nomen omen. Però la storia della Distilleria Brunello è storia di donne, di donne fuori dal loro tempo: che la svolta la diede una donna che lasciò in eredità molto più che un perduto patronimico.
Leggendo la vasta e precisa documentazione al seguito del campione del Pannello d’Assaggio ci si può facilmente rendere conto di cosa significa “distillatori per passione”.
Oltre all’ampio catalogo alla Brunello si fa ricerca: nella linea Ricordi convergono le vinacce di vitigni quasi perduti e comunque rari, quelle varietà impervie e improduttive che la moderna economia di mercato sacrificherebbe ad un ruolo più marginale. Non fosse per qualche appassionato avremmo perduto le vibrazioni del tutto atipiche che ci possono regalare, a partire da questo difficile carmenere. Matura bene sui colli Berici, altrimenti smarrito e confuso con altre varietà bordolesi a bacca rossa e di gran corpo, spesso abbandonato per la sua spiccata tendenza a madare in malora il raccolto.

carmenere - bicchiere

Chiara e limpida come acqua di fonte, ha naso diretto e deciso, non privo di un riverbero di frutto in risonanza. Vibrante d’alcool, non perde la linea di una pulizia cristallina, nemmeno con l’ultimo, curioso alito floreale. L’assaggio è rotondo subito: l’attacco è folgorante e richiama una sensazione di pane tostato, cui si appoggia una virgola dolce e puntuale. Poi la bocca s’allarga riprendendo i ricordi fruttati, molti e sfumati: le analogie passano rapide dalla prugna alla ciliegia, addirittura un breve riflesso agrumato.
Infinito il termine, ritmato più dagli aromi che dalla potenza del corpo. Niente muscolo ma tanta flessuosità, in spire avvolgenti.
Un distillato emozionante, eguale solo a se stesso.

Carmenere

Tasting Panel is the New Loud

Tasting PanelIn principio fu Poggio Argentiera: il funambolico GP Paglia sottopose i suoi vini a 100 assaggiatori senza filtri. Niente selezione degli assaggiatori, niente sguardi occhiuti sul dilettantismo, niente censure sui commenti. Fu un successo, tanto che lo ripetette. Tanto che un’altra figura di spicco del mondo del vino, Francesco Zonin, lo seguì. Per certi versi ancor più rivoluzionario, che una Casa di quel “peso” si mettesse in giuoco così spregiudicatamente.
Non è una velleità: io credo si tratti di una forma di sondaggio di spessore colossale – una fonte di informazioni micrometrica – a costi irrisori. E una forma di buzz di eccezionale precisione, oserei dire chirurgica: niente a che vedere con la fumosa obliquità di molti piani di marketing virale che mi trovo a valutare. Qualcuno, ma non si sa chi, fa qualcosa – ma non si sa cosa – da qualche parte: ma non si sa dove.
Mi piace.
Ora il saggio Davide Cocco di StudioCru segnala il Tasting Panel della Grappa della Distilleria Brunello: inutile dire che mi sono iscritto.
Curioso quello del burro delle Fattorie Fiandino. Mi sa che lo provo.

Immagine: Sorgente del Vino

IGT Maremma Toscana “Maremmante” – Poggio Argentiera 2008 [7.4]

maremmante 2008 - poggioargentieraE’ uno dei prodotti più meticci del funambolico produttore di Banditella, non solo per la natura: un blend paritario di Alicante e Syrah. Ma anche per spirito costitutivo.
Nero di cuore e purpureo al bordo, aderisce strettamente al vetro, senza tremori.
Robustamente alcoolico, esprime una potenza di frutto linda e giojosa anche all’olfatto. Frutto maturo, ben esposto; poi una spezia finissima, quasi un’eco; poi un sottofondo appena terroso.
Nel sorso le due anime – peraltro contigue – paiono compiersi, fin dall’attacco perentorio.
Subito pronto il succo, zuccherino nel centro, piuttosto ampio e fervido: millimetriche corrispondenze e passo cadenza.
Il corredo tannico che giunge a traino è dolce e vigoroso, e composto.
Tien di lungo al termine, sì.

Primo di sei, PoggioargentierA Tasting Panel 2009

DOC Primitivo di Manduria “Altemura di Altemura” – Masseria di Altemura 2006 [6.7]

DOC Primitivo di Manduria "Altemura di Altemura" - Masseria di Altemura 2006 [6.7]Solo sull’orlo emerge una sfumatura viola-porpora, mentre il cuore è nero fitto, perfettamente impervio alla luce.
Forte anche l’impegno plastico sul vetro, con pigmento apprezzabile.
Nei profumi appaiono vigorosamente i frutti surmaturi, quasi cotti, che procedono verso note dolci molto in evidenza. Spezie scure pervadono l’uscita, assieme ad una traccia vegetale ricordata dal mallo di noci.
L’assaggio copre il naso con precisione: attacca liscio e un po’ molle, mentre il passo si fa rotondo e denso, al ritorno imperioso delle note dolci. I tannini sono levigatissimi, fors’anche piegati da una certa masticabilità non completamente risolta dal pur robusto tenore alcoolico. Il finale tiene bene, anche se l’uscita è poi veloce. Succoso, appena affaticata la bevibilità

NB: Assaggio effettuato nell’ambito del Tasting Panel di Wine Is Love, il Wine Blog di Francesco Zonin.