Champagne Brut Rosè Grand Cru – Paul Dethune s.a. [7.0]

Anche meglio del suo fratello pallido: il rosa c’è ed è fitto, intenso, quasi pompeiano: ha più la nuance ramata, con quella sfiorita vena di coccinella propria dei vermouth rossi, ma dilavata. La spuma è svelta, non troppo fine, di un rosa rosa delicatissimo.

Il naso è articolato: dalle sensazioni più mature, ricche e solari, fino ai fiori, magari incontrati il giorno dopo. Il tiraggio si sente forte, pur in sottofondo, presente e persistente.

L’assaggio è accogliente: secco, tirato, con una virgola elettrica. La progressione è modica, mentre il mezzo esplora le sfumature delle bucce d’agrume, come il mandarino. Il finale s’allarga e si spiana, sereno.

Bicchiere felice, bevibile, sereno.

IGT Lambrusco dell’Emilia Picòl Ross – Tenuta La Piccola s.a. [6.0]

La Piccola lavora il biologico e imbottiglia questo vino da vitigni autoctoni e antichi, ormai infrequenti anche nelle terre reggiane. Eccolo in purezza, dall’autoclave.
Più viola che rubino sopra tutto sull’unghia che vien via brillante, anzi sfavillante.

Il naso è generoso e puntuto: i frutti rossi sono evidenti ma uno spigolo terroso è lì ben presente, fino alla chiusura che si eleva verticalmente in alcool.

La bocca però è larga, e nell’assaggio manca un po’ di rigore. Anzi dopo un centro abbastanza rotondo rotola verso un finale che regala una sensazione sbrindellata, come se si fosse a mezza via tra un agrume svelto e una sensazione più astringente che fresca.

VSQ Brut Rosè – Cleto Chiarli s.a. [6.2]

‘Cleto Chiarli’ in evidente omaggio al fondatore del grande casa vinicola modenese, è il marchio che ne distingue le produzioni più prestigiose e ricercate. Questo “Lambrusco Spumante” è ottenuto da uve Grasparossa della tenuta di Castelvetro e un saldo di Pinot Noir, vinificato in rosa in autoclave: Brut de Noir, è il sottotitolo.
Il colore rosacarico è splendido, brillante e comunicativo: lamponato, con una risorgiva fluente e resistente.
La schiuma è più tenue, fine e non troppo compatta, lenta a ritirarsi e mai scomparire, residui tenaci nella corona.
Il naso è fragile: subito propone l’immancabile fragolina di bosco, poi ritratta su una linea d’agrume che ricorda il succo fresco di limone, e un tratto più sciropposo verso l’uscita.
Il sorso è leggero e bibitoso, zuccherino e agile, contiene una bella mano di freschezza e vigore.
Piuttosto piatto quel centro che stenta a prendere quota, anzi s’appoggia per scivolare verso la fine senza scosse.
Un bicchiere estivo e senza impegno.

IGT Lambrusco dell’Emilia “Rosso del Fante” – Fantesini s.a. [7.0]

Producteur Recoltant, dalla piana-non-pianura di Bibbiano RE, una piccola azienda che tratta la propria uva in casa, da terra a cielo: il “Fante” si trova in negozio ad un prezzo fantasmagorico per questi numeri e questo livello qualitativo. Dicesi 3 euri tondi.
TRattato in autoclave con molto rispetto per i tempi e la naturale evoluzione dei mosti, il blend di Grasparossa, Maestri, Ancellotta spruzza una schiuma fervida e ribollente, un cappuccio fuxia sorridente appoggiato delicatamente su un corpo neroblù.
Con calma anche la corona si ritira, con riflessi viola molto intensi. Tondo il naso frutto floreale, non esente da una certa vinosità di fondo. Non cristallino ma: di più, arricchito da qualche gibbosità quasi stramatura, quasi fermentata come di tabacco.
La bocca èp sincera, accolta subito da un abbraccio potente, con tannini non banali e una sensazione piacevolmente amarevole.
Largo nel mezzo, con inserti dolci imprevisti, con una spina rutilante e un graffio appena accennato d’acidità.
Bel bicchiere: imperfetto se vuoi, ma gaio, generoso e bevibilissimo. Per tutti, in attesa di provare il rifermentato in bottiglia della stessa Azienda.

Champagne Brut Nature “Sans Soufre” – Drappier s.a. [9.0]

Zero solfiti, zero dosaggio, solo Pinot Nero, degorgiato a luglio 2009, non filtrato: che meraviglia.
Uno champagne sans anneè giallo pieno, con una risongiva intensa, fitta: non finissima al calibro ma generosa e bella.
Il naso è al contempo rotondo e puntuto: con tutte le frutta e i fichi secchi al loro posto, un burrismo intenso e vigoroso, maturo, lungo.
Incredibilmente bevibile, ha una densità più aromatica che di polpa: ne vorresti ancora e di puù, tanto l’appagamento è totale. Con quel sorso così ricco e cremoso nel mezzo, così ampio ed armonico ai lati. Lunghissimo il finale, degno di lasciare un consistente stordimento, ma ebbro e felice.
Fantastico.

DOCG Franciacorta Satèn – Donna Lucia s.a. [7.0]

Non ha millesimo questo bicchiere solare, quasi focoso, entusiasta della schiuma di calibri disomogenei. Facili a ritirarsi, e rapidi.
Giallo e denso, favillante di foglie d’oro.
Il naso è maturo, quasi rampinato ad una nota speziata dai fianchi larghi, a ricordre anche il baccello della vaniglia e il rotolo di cannella. Appena ripiegato in freschezza, cesella un’espressione alcoolica e il frutto.
Sale fin che vuoi nell’assaggio, in partenza e in arrivo. Poi quella bocca tonda, meno leggera di quanto potresti pensare in un satèn, s’offre in quel centro martellato, rotolante, con quel finale squillante e tenuto.
Gustoso.

VdT “Neroduva” – Storchi 2006 [7.0]

Di certo inconsueto, questo Neroduva: ottenuto da uve locali stramature. Non appare alcun millesimo sull’etichetta, ma campeggia il colossale grado alcolico: 15.5° non sfigurerebbero nemmeno tra gli Amarone. Uve appassite, e lungamente affinate in botte piccola.
Nero: ovviamente, vista la denominazione: ma nero fondo, nero inchiostro, pigmento potente e trama sanguigna e fitta, appena alleggerito al viola sul bordo: ma appena.
Il naso è poderoso, anche se stretto e decisamente orientato. Tutto teso verso quelle prugne cotte e mature, con quella voce decisa di tabacco fermentato. E – certo – rossi sotto spirito.
La bocca è densa, con tannini che a tratti assumono una viscosità vagamente fangosa: ma è solo l’impressione tattile della carne di questo bicchiere che si fa boccone, masticabile.
Rotola verso la fine con una sorta di potenza cinematica, insospettato di bevibilità.

VDT Matteu – Altacutena s.a. [9.3]

Scrivo di un un vino emozionante. Un vermentino disteso tra il granito e il mare, scopro dopo: e cpoche volte ho sentito un bicchiere raccontare in modo così  esatto il suo terreno d’origine. Ho guardato a lungo, cercando senza trovare il millesimo: il vino è proposto senza annata. Viene dalle Fatiche di Sebastiano Ragnedda, che ha già stupito il mondo con il Capichera: ora eccolo a noi con queste uve passate in piccoli tini, fitte di sole.
Ci sono piccoli tesori, che scopri solo quando l’amico te li indica con il dito. Questo vino di piccola tiratura viene dal nord della Sardegna. Giallo, sa di mare, d’alga, di vento. Sa di ramo d’eucalipto spezzato tra le mani, sa di ginestra e di brividi alcoolici. Sa di castelli di sabbia.
L’assaggio è una voluttà di secchezze, nitido ed elettrico, con una risalita del sorso che pare salti di stambecchi. Poi progressione lineare, quasi aritmetica per precisione, profondità ed ampiezza. Il finale conchiude le corrispondenze in centri vibranti, abbraccianti, infiniti.
Un scoperta colossale.

Champagne Carte Noire Brut – Jean Paul Deville s.a. [7.0]

Da Verzy una sciampagna vera e ben piantata, in grado di regalare istanti di levità senza affossare le finanze di un paese minore dell’Africa.
Chiaro e brillante all’occhio con quel paglierino sono al tratti glacido, ha spuma generosa di calibro medio ma di gran presa sul perlaggio consistente e fine.
Naso piuttosto ben definito, con più di un aspetto di finezza: asciutto e piuttosto ritirato, con i lieviti dirtti e ben assestati.
Soddisfacente – e dissetante – il sorso che pur rivelandosi più sottile nel durante si palesa più fine che leggero: più fitto il centro che si arricchisce anche di un tocco salino evidente ma non sboccato, tenuto poi con una certa sicurezza.
Non lunghissimo, ma lindo.

Champagne Grand Cru Brut – Paul Dethune s.a [6.8]

Paglierino chiaro e vagamente appannato, spumosissimo, con una risorgiva potente ed insistente.
Nel naso potente subito il tiraggio, i lieviti molto esposti (puoi sentire i toni del panettone) l’uva passa, la frutta secca.
Il sorso è secco e ruspante, ma appena molle. La progressione è un filo appoggiata, non prende il voloe rimane un po’ nell’ombra.
Più convincente il finale, alto, che tiene robustamente fino all’ultimo metro.
Piacevole, senza i brividi dell’extra ordinario.