![Casa Tuscia, Nepi RM [7.2]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/casatufanemi01.thumbnail.jpg)
Spettacolare la location: tra le due cinte di mura del castello di Nepi, già un gioiello di per sé per come ti si improvvisa nel paesaggio invernale dell’Alta Tuscia, esplodendo la sua mole nel campo visivo al centro di una forra. Rimesso in sesto l’ex mattatoio con pareti bianche, lucernario e arredi minimalisti diviene un luogo esteticamente pregevole anche se un filo meditativo: la signora che ti accoglie fa poi dimenticare tutto con disponibilità e solerzia.
Carta ampia e mezze bottiglie,quello che ci vuole per una gioiosa sosta infrasettimanale
La sorpresa è questa pre entrè (offerta): una vellutata di cavolfiore davvero splendida. Poi l’esaltante …
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Magari capita che l’amico ti accompagni in questo localone incastrato sul bivio di Nepi, pronto per la gitona domenicale sul lago, una specie di multinazionale con centinaia di coperti, in grado di servire 1200 pasti a turno (tipo la Costa Vittoria). Per un pranzo infrasettimanale il personale è ridotto al minimo per un servizio informale e sbarazzino, a fronte di un menù senza sussulti ed una cantina di poche etichette commerciali.
Per prova l’antipasto “locale” composto di prosciutto, mozzarella, bruschette con i pioppini: passabile l’uno, dimenticabili gli altri.
Tenera la carne del filetto alla griglia che qui dovrebbe essere di specialità:…
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Una sorpresa: ecco in sintesi la sensazione al termine di questa splendida serata al desco di qualcuno che prova ancora voglia di fare e di migliorare, e di fare felici coloro i quali, decidendo di separarsi da una parte non trascurabile dei propri averi, decidono di varcare la sobria soglia di questo locale in pienissimo centro. Piccolo, ma non modesto, il ristorante di Anthony Genovese colpisce proprio perché… non colpisce, ma accoglie. Solo sensazioni di agio, e di attenzione al commensale seduto ai tavoli (a volte forse troppo vicini) in attesa di un menù vario e goloso, con possibilità di spaziare tra la carte è i menù con totale elasticità.
L’appetizer offerto…
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Forse è l’ora di non essere influenzati dalle proprie aspettative: da questo locale ci attendevamo il battesimo definitivo alla cucina romana d’elezione. E invece.
Già dal primo minuto, con un prescindibile appetizer con rucola (sic!) tutti i campanelli d’allarme sono sul profondo rosso. Non vale la spettacolare cantina, stupefacente per complessità e profondità, non valgono le belle stoviglie a rimuovere una sensazione che prenderà corpo nel corso della serata, con un servizio a tratti svagato, con dimenticanze da rigo blu sul pane e sul vino.
La terrina di fegato d’anatra con petto d’anatra e salsa è ghiacciata. Il petto pare uscito …
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