![Pizzarium, Roma [6.8]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/pizzarium1-733x550.jpg)
Quindi se si parla di pizza è obbligatorio dire Bonci, fare la fazza di quelli cha la sanno lunga e declamare le ventidue varietà assaggiate l’ultima volta. Bonci con la sua bottega di pizza al taglio ha fatto strame di ogni precedente regola di comunicazione: televisione, internet, giornali: o parli dei lievitati di Bonci, o non parli di nulla. Tutta la mitologia contemporanea sul lievito madre, e probabilmente anche quello padre, passa attraverso il voluminoso Bonci. Che per la verità gode di una specie di extraterritorialità tra i gurmè presenzialisti e i citazionisti compulsivo ossessivi: nessuno lo chiama per nome....
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A quattro passi da Piazza dei Cinquecento – l’antingresso della Stazione Termini – il WineBar Trimani è un punto cardinale dei miei soprassalti romani. Termini è un punto d’arrivo e di partenza, un punto di riferimento, un punto d’incontro: non che si raggiunga in un attimo, venendo da fuori, ma i forestieri ci si ritrovano con facilità, di giorno e di notte. Mi rassicura quel menù pieno di proposte per ogni stato d’animo, e per i frequenti malumori della professione: attriti, rogne, contenziosi, obiettivi, e il bagget, e il target, e il brifing, e il lising. Un piatto, freddo o caldo, una...
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di Davide Cocco

Il principio è sempre lo stesso: quando sei in una città che conosci poco chiedi aiuto agli indigeni. O alle guide. Se poi le due cose coincidono e si materializzano in figura umana ancora meglio. Succede quindi che sei a Roma e la prima sera ti prendi una sonora sòla. La seconda, preso dalla disperazione, ti ritrovi a mangiare pizza al trancio in un locale notturno pur di mettere qualcosa sotto i denti, ma alla terza sera non ce la fai. Il caso vuole che ti ritrovi di fronte l’uomo giusto al momento giusto: preso da compassione dopo breve riflessione prende sicuro in mano il telefono e ti prenota un tavolo per tre. Per le 10....
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I cubetti di pietra di trastevere, le facce dei turisti, gli occhi tagliati, la pioggia piccolina, le luci gialle, le luci fioche, i soffitti con i travi, i vetri appannati. Le strade contorte, le ombre distorte, i muri scrostati, i cortili nascosti. I portoni discosti, le facce gentili, gli abbracci virili. I bicchieri riempiti, i sorrisi soffiati, le facce sincere, il mistico bere.
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![All’Oro, Roma [7.9]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/alloro-1-800x600.jpg)
La prima volta che ho dormito a Roma scovai un alberghetto piuttosto demodè: era proprio ai Parioli – quartiere di cui conoscevo la fama per ovvio luogo comune – e non aveva nulla di pariolino. Per la verità era ancora l’epoca in cui tremebondo mi rinchiudevo nel loculo all’imbrunire, timoroso di condividere il tavolo serale con nessun altri che me stesso, e poco mi guardai attorno: ma nemmeno le strade avevano alcunché di pariolino. Certo sbagliavo via: cento metri più in basso c’era la movida, qual famoso teatro televisivo di quel famoso conduttore perennemente in lotta con il sovrappeso,...
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