IGT Rosso dell’Emilia “Vigna del Picchio” – Rinaldini 2005 [7.0]

Rinaldini osa: trattare uve lambrusche al di fuori del canone. Il Picchio viene da ancellotta e maestri, uno dei blend classici del Lambrusco: ma vinificato a corpo fermo. Tanto legno piccolo e bottiglia, per avere questo insolito prodotto della pianurka intorno alla via Emilia.
Ha un rubino molto intenso e cupo, ricurvato su un cuore dal profondo riflesso blu.
Il naso è grosso, di bella botta iniziale e vasto respiro. Forte nella speziatura, in cui riconoscerai vari punti fermi, s’apre in toni carnosi sovrapposto ad argille gonfie d’umidità. Il frutto si nasconde un po’ ritroso, poi fa capolini sul finale con timbri più cotti.
L’attacco del sorso non ha presa immediata, ma ha progressione angolosa, spezzata a cavallo dei toni medi.
Poi il corpo si leviga, con tannini delicati tanto da essere quasi trasparenti: ma presenti. Molto rappreso il finale, concreto ancor più che durevole.
Insolito anche se non immenso, per 9,50€ in negozio.

IGT Lambrusco dell’Emilia “Vecchio Moro” – Rinaldini s.a. [7.9]

vecchio moro rinaldiniCommovente l’interpretazione del tema ancellotta & co.
Un vino antico, dedicato ‘a mio padre’:  si presenta con la schiuma color prugna spento,  larghissimo. Scompare rapidamente, ma lascia spazio ad un anelllo vorticoso di bollicine finissime.
Come la nouvelle vague dei Lambruschi contemporanei senza averne l’estremo, ha naso rustico, riottoso al frutto: la fragola è più intuita, su tracce terrose e dense, umide di muffe e cantine sotterranee.
L’ultimo respiro è di legno verde ed introduce un sorso sorso grasso, secco ma non asciutto, con un’ombra lievemente più abboccata nel mezzo.
Trascinante altrimenti il finale, insolitamente alcoolico, che riprende quota e corrispondenze.
Bella prova.

Ecco la dedica:
IGT Lambrusco dell'Emilia "Vecchio Moro" - La Dedica

VSQ Lambrusco Picòl Ross Brut – Rinaldini s.a. [7.0]

picol ross - rinaldiniE’ un vitigno quasi scomparso il Peduncolo Rosso: in reggiano Picòl Ross. Ed è fuori dal disciplinare della DOC, e non si configura come IGT: quindi rientra nei vini frizzanti. Perciò apri questa bottigliache esula da ogni denominazione, un Metodo Tradizionale rifermentato in vetro che, una volta esaurita la spuma dal curioso colore vinaccia smorto e cupo risulta rubino con riflessi purpurei.
Il naso non è affatto sfacciato, lontano dalla fruttolosità di molti prodotti ruffianamente piacioni di queste plaghe: si palesa anzi con sottile sussiego, orientato alle tracce animali di cuoio e muschio, financo una sfumatura che ricorda il reggianissimo nocino.
Più generoso il sorso che attacca con bella presa salina se seguito di antica rusticità: quasi un’evocazione di bicchieri dimenticati.
Magari non troppo esatto ma decisamente comunicativo, con tannini presenti e per certi versi, ruvidi.
Un’eco amaro, ma leggera, nel lungo termine.

IGT Rosso dell’Emilia “Moro del Moro” – Rinaldini 2003 [8.8]

IGT Rosso dell'Emilia "Moro del Moro" - Rinaldini 2003 [8.8]A me questa cosa è piaciuta moltissimo. Non c’è nulla di ortodosso in questo uso delle uve lambrusche: dimenticarsi il bicchiere beverino, frizzante e asprigno da schioccare la lingua sul palato: il “Moro” è altro. Ben altro.
Concentratissimo, bruno nel cuore e granato nell’unghia, esplode il tipico fervore pigmentato dell’appassimento: che è fatto di uve surmature passite in fruttaio. Sì, come l’Amarone.
Il riflesso che ricorda le essenze del mogano e del palissandro è seducente, il velo è persistente, la materia è grassa e quasi untuosa.
Il naso è reboante. La prima impressione – formidabile – è di frutta conservata, il ricordo nitido delle prugne california e dei fichi secchi.
Le marasche sotto spirito e curiosamente, castagne.
Anche l’assaggio è spesso: incipit liscio con progressione decisa, quasi verticale, fino ad un centro corpulento, con più polpa che muscolo. Passo molto marcato ma felpato, per il seguito, con un’uscita lunghissima, tenuta e animata. Pallide le durezze, ma plausibile la bevibilità. Giovanissimo, vivo tanto da scalciare. Alcoolico ma non spiritato. I detrattori delle pienezze lo troveranno inamabile a priori, ma affrontato senza pregiudizi sorprende: è buonissimo, per 20 euri.