
Di Grecia che fui, riporto: il mare blu, il bianco della calce, il vino di Santorini, e lo Tzatziki. Rustico ma rinfrescante, è un po’ il “vale tutto” della modesta cucina greca, che accompagna tutti i piatti con quell’aria serena da comprimario convinto.
Ne hai di ottimi e di pessimi: come di carbonare qui da noi, e quelli ottimi valgono il viaggio.
Questi calamari sono la risulta del “Quinto Quarto di Calamari”, una delle pastasciutte più seducenti che si possa preparare. Gli anelli sono infatti ricavati dai corpaccioni di calamaro dopo averli passati un minuto netto in padella, a cedere succhi. Raffreddati, li potrai tagliare a fettine …
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Detengo in giusta misura i peccati di gola: alcuni di essi però sono veri e propri reati. Ad esempio, mi si calano i freni inibitori di fronte all’Emmenthaler in busta, irrorato di abbondante maionese industriale. So che è vietato, ma non posso resistere.
Non posso nemmeno resistere all’acqua delle cozze, quando le hai sfiammate per aprirle: è un godimento semplice e arcano, ma così schietto e sincero da non lasciare dubbi. Talvolta assurge a delizia motu proprio.
Ho una riserva di pane semintegrale, fatto in casa. Lo passo al Forno Atomico, funzione “Crisp”, per biscottarlo un po’.
Per aprire le cozze, destinate ad una ricetta “light”…
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Ho un rapporto d’amore e odio con le conchiglie di San Giacomo. Da un lato sono insulse ed abusate, dall’altro garantiscono un livello minimo di soddisfazione anche se le combini su in quattro e quattr’otto con la mano destra legata dietro la schiena, e in genere puoi fare un figurone con gli amici. O con le ragazze, nel caso tu sia ancora nella funesta età in cui ti occupi dell’argomento.
Quando m’appaleso al banco della pescivendolista e le vedo nelle loro botticelliane valve non resisto, e le aggiungo sempre al menù, imponendomi poi di lavorarle in modo non banale. O perlomeno, non troppo prevedibile.
Questa volta mi sono ricordato un’idea di…
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L’ubriacatura da lievitati colpisce tutti, prima o poi: ed è una dipendenza dalla quale ci si può disintossicare solo con enormi sforzi. Soprattutto perché non c’è alcun motivo di farlo.
Preparare il pane è una gioia tridimensionale: gioia di muscoli che si flettono e premono e scostano e trafficano per impastare; gioia d’intelletto che pensa e ripensa e prova e strologa e inventa; gioia per i sensi a partire dal profumo di forno, e poi il masticare, il godere condimenti maritati con il pane fresco.
Inevitabile cadere nel vortice degli esperimenti: prima ancora che delle improvvisazioni, spesso gravide di conseguenze infelici.
Per una cena di formaggi molli…
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Il mio vino è Varius 2008: un blend di 2 parti di Negramaro, 1 parte di Cabernet Sauvignon, 1 parte di Merlot. Va bene, perché dicono che il Merlot sotto il Po è vietato: e le cose proibite hanno tutte un loro fascino irresistibile.
Il Varius è nero, denso di frutti rossi conservati al naso; non privo di qualche ombra umida e pruriginosa. Il sorso ha questo attacco progressivo, che sboccia nel mezzo non rinunciando ad una piccola scossa elettrica sul finale, verdeacida.
Obiettivo per l’abbinamento: uscire dalla retorica delle pittule e dei pezzetti di cavallo: cercare una referenza che chiamasse i frutti nel piatto, e fosse servita così. Poi negarla, irresponsabilmente.
Allora…
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