
Con il barattolo di ricci tra le mani sono come un bimbo: felice e urgente. Ho urgenza di avere un fornello una pentola una padella e un bicchiere di vino bianco schietto. Ho urgenza di scambiare liquidi organici con questa meraviglia della natura: li guardo con occhio concupiscente attraverso il vetro del barattolo che li contiene. Un bicchiere, duecento ricci, sei porzioni, a essere micragnosi. Quattro a volersi sozzare la coscienza con una specie di genocidio: duecento!
Metto in opera i Vermicelli dei Campi, iniziando la ronda del piacere (che a mezzanotte va con mille capinere) già da quella scatola meravigliosa: che la apri e pensi in quali mille altri modi la potresti usare, e riusare….
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di Davide Cocco

Per capire i bigoli con l’arna bisogna prima capire due cose fondamentali: cosa sono i bigoli e cos’è l’arna.
I bigoli sono degli spaghettoni di pasta fresca fatti con farina e uova e ricavati utilizzando quell’attrezzo chiamato torcio o bigolaro. Le dimensioni sono generose, tipo quelle dei pici toscani. Forse anche leggermente maggiori. Hanno la caratteristica di essere molto porosi e di trattenere bene i sughi più grassi. Nel centro non sono mai cotti, quindi gli amanti della pasta scotta avranno del filo da torcere.
L’arna è invece l’anatra, un tempo allevata in famiglia a partire da razze derivate dal Germano reale, ora più facilmente…
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Dopo tre settimane di prigionia tra le grinfie della modesta gastronomia greca, l’idea di tornare al punto zero è una luce bianca in fondo al tunnel: pasta, terra, mare. Tre note, un accordo perfetto come un sol maggiore: solare, squillante, felice.
Una piccola gallinella – credo che in toscana la chiamino pesce cappone – vien via dal banco della pescheria con meno di un contrinuto di solidarietà: sfilettarla non è agevole. L’esemplare è piccolo, ha ‘sta gran testa con più labbra della Parietti che non sai dove metterla: ma ti serve poca polpa, che spezzetterai grossolanamente doopo averla deprivata della pelle.
Scaldi l’olio e lo aromatizzi…
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Oggi a Borzano sulla Lodola nevica. Han tirato giù un foglio di cartapesta biancazzura a duecento metri ovest della finestra, e non si vede più in là. E’ come se l’orizzonte si sfarinasse: come se un set cinematografico di cartongesso – un film ambientato nell’anno mille, suppongo – alla fine delle riprese si sfaldasse in scaglie leggere.
Son giorni che ti viene voglia di fare piatti nebbiosi: di quelli che t’abbracciano senza sfolgorare di bellezze troppo chiassose. Pochi colori, tenui, e l’aspetto abbracciante delle vecchie nonne quanto ti vedono arrivare, e sei ancora piccolo.
I passatelli sono una ricetta che trovo annidata…
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Non parlerò di Tom Robbins, nè di Natura morta con Picchio, giusto per stare alla larga dagli istinti più pruriginosi e dagli intenti più maliziosi che la cozzapesca potrebbe suggerire. Ma il matrimonio tra il dolceacido della frutta e il dolcesalato dei mitili suona come un azzardo possibile: un’acrobazia plausibile. Parlerò quindi della nuova puntata del laboratorio seriale di Monograno Felicetti, sponda Kamut-Khorasan. Qui le puntate precedenti.
Per la verità è ancora tiepida della mia visita la sedia di Jasmin, dove Martin Obermarzoner di frutta e pesce fa ampio uso a volte con risultati esorbitanti. Non sempre però: questo piatto pure ha qualche criticità….
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