Vino d’impostazione stilistica riconoscibile per il celebre produttore piemontese: rotondo, pieno, abboccabile, nutriente ma un po’ piacione.
Seppur la barbera ne contenga gli eccessi, una interpretazione che ne elide gli spigoli a favore di una gradevolezza complessiva che però ne limita la personalità. Rosso vagamente mattonato, impenetrabile, ben denso. Non esuberante il classico naso di frutta rossa – marasca, prugna – e qualche nota più animale di cuoio. In bocca reboante ma mai scomposto, felpatone, accomodante, con un finale di vaga liquirizia. Bello, ma non irretisce….
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E’ uno di quei prodotti che mi prende il panico solo a pronunciare il nome. Immagini di sili immensi e autobotti e tutto quanto. Lo compro per lo stracotto di chianina. Poi visto che c’è assaggio e sorprendo: scarlatto con l’unghia appena ambrata, molto fluente e brillante. Ha un naso composto anche se tenue, vinoso ed asciutto, mentre in bocca è tutt’altro che scontato, anzi complesso e quasi elegante. Certo non un’esperienza tantrica, ma un buon bicchiere, a dispetto del marketing e della GDO. Per quando è necessario deviare in calcio d’angolo.…
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![DOC Barolo Brunate “Le Coste” – Giuseppe Rinaldi 1995 [9.3]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/barolo_rinaldi_brunatelecoste.thumbnail.jpg)
Poi arrivi al Barolo. Poi arrivi al Barolo vecchio, e senti che ci sei. Già dalla bottiglia: non reboante, ma elegantissimo, spande sentori setosi, complessi. Lo versi nel bicchiere ed è “diverso”: sospensione di tannini, il colore è rubicondo, affatto rubino: nemmeno un’aria di ambra, nemmeno siull’unghia, e dopo 11 anni. Abbarbicato alle pareti in archetti ampi, parabole ben raccontate. Immetti il naso nell’alveo del calice, generosamente: liquirizia, direi, e polpa di frutto adamantina, fragola lunghissima. Spezie, tra cui il pepe macinato di fresco, un po’ di cannella.
E in bocca una composizione armoniosa seppur burbera di grande spessore. Nocciuola, pepite…
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