
Oggi è la giornata di Identità Golose. La manifestazia milanese raccoglie attorno a sè l’iradiddio della gastronomia italiana, e non. E aggiungerà anche cose di vino, e altro e altro. Per un pranzetto della domenica non identitario (cioè per coloro che a Milano non ci saranno) ecco una piccola cosa che da una certa sodisfazione, soprattutto se l’unica ricciola ammannita dalla pescivendolista è in tranci: che l’animale era colossale, e trovare chi svaligi un ufizio postale di provincia per comprarsi un pesce è infequente. Allora visto il pescione a tranci, me ne approprio. Due dita delle mie di...
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Se trovi calamari di pesca, appropriatene. Li riconosci: hanno spesso piccoli pesci nel sacco, incastrati con la testa verso l’alto come se cercassero un ultimo, disperato punto di fuga. Li purlirai dalla pellicola filamentosa, dalle ali e dal becco, che metterai in un padellino a strinare. Appena li avrai raggrinziti, bagnali con brandy da far fumare. Poi aggiungi acqua, qualche cristallo di sale marino, carota, cipollina, un pomidoro schiacciato tra l’indice e il pollice, un frammento di sedano. Lascia cuocere un’ora, facendo asciugare ogni volta tutta l’acqua. Appena prima dell’ecatombe, aggiungine...
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Insomma, semel in anno licet insanire, diceano i saggi. Dunque a noi qui in questa valle di lagrime è concesso, una volta all’anno: mangiare hamburger da McDonald’s, trangugiare wurstel freddi pucciati nella senape in piedi davanti al frigor, bere champagne economico a temperatura prossima allo zero assoluto. E fare cose come comprare quelle buste di surrogati del pane da impanare piene di ideogrammi che si trovano nello scaffale dei cibi etnici. Non tentare di leggere gli ingredienti: ti arrenderesti alla prima riga. Non tentare di interpretare le scritte: ti occorrerebbe non meno di un Doc Savage all’apice...
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Un vero gurmè - oltre a conoscere la differenza tra il servizio all’inglese e quello alla russa – non dovrebbe permettersi di parlare di branzini allevati, ma solo di spigole veraci cattura a nuoto dai figli minori di sciamani aztechi colti nel fior di gioventù. Io che invece un vero gurmè non sono, ma arranco tra le perigliose vicende delle umane cose, ogni tanto faccio la spesa per portare a casa qualcosa di commestibile conservando una paio di venteca nel portafogli per comprare ai miei bimbi le scarpe nuove di Lelly Kelly o una nuova batteria di Gormiti. E mi contento – non sempre, ma qualche volta –...
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Immaginati le venti righe d’elegia per il pesce azzurro. Fatto? Ora possiamo passare al piatto, perchè le sarde sono buone. Prima di tutto, sono una referenza assolutamante inconfondibile per consistenza e sapore, e anche piuttosto versatili. Quando ti capita di incocciare una cassetta pescata stanotte di questa taglia puoi commettere qualsiasi crimine per averle: nessun giudice sano di mente ti potrà comminare più di una modesta pena pecuniaria. Peraltro compensata dalla moderatissima quotazione sul mercato, attorno ai 7 europei il chilogrammo. Sono fresche? Le sarde possono essere solo fresche, perchè non conservano:...
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