
Lo aspettavamo. La conversazione è andata più o meno così:
AdG: Mbè, Chef?
NC: Ci siamo. A marzo si apre.
AdG: Dovecomeperchè?
NC: Posto pazzesco, cascina storica in città. Guarda Cascina Cuccagna, poi capisci. A Marzo.
AdG: Uh. E tu che fai?
NC: Cucina democratica.
AdG: Ah. E come si chiama?
NC: Un Posto a Milano!
In effetti il nome c’è, e il posto pure. Sulla faccenda della cucina democratica il funambolico pado-cosmopolita dice che si ispira alla sua ABC – Altissima Bassa Cucina, e troverà il modo di sfamare le masse a poco più di 30euri.
Andremo a provare, prima di pallare….
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Un SMS, verso mezzanotte: per sganciare il nome di un piatto esoterico, provato quella sera. Oppure una mail con il nuovo menù. O una telefonata per spazzolare un’idea per una manifestazione, un evento, una serata.
Oppure per dire che era finita, stavolta. Oppure che invece c’era una soluzione, un cambio di gestione. Decisioni non facili da prendere: di vita, di lavoro, di gente che ti sta attorno. Informazioni confuse: da una parte poca voglia di dire, dall’altra il connaturato pudore a chiedere.
So che prima o poi avremo un nuovo indirizzo, un nuovo Posto di Cavallaro. Io l’aspetto….
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“Indicare 1 o 2 soste per regione è indubbiamente coraggioso.” scrive Gianpiero Prozzo nei commenti alla prima parte della “Guida Galattica”. In effetti più di coraggio si tratta di una pesca nelle pieghe della memoria, del tipo dimmi la prima cosa che ti viene in mente se dico… e poi spari una parola a caso. Diciamo, un test di Rorschach papillare: visualizzo Toscana e penso a questo e quello.
Per la verità mi accorgo solo ora di aver preso la via facile, perché restano indietro le regioni dove la scelta è più ampia: quelle dove è più valida l’intimazione dell’androide paranoide Marvin: Don’t Panic.
Toscana. E’ una regione…
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di Nicola Cavallaro

È voglia di semplicità, di ritorno ai sapori sospesi tra la terra e il mare che tanto contraddistinguono l’abc della cucina del bel paese.
Togliendo le teste delle grosse alici adriatiche, eviscerandole accuratamente, guardandosi bene dal non bagnarle e trasferendole poi in un vaso di terracotta alterna strati di sale grosso a strati di alici facendo sì di riempiere tutti i vuoti e compattando bene.
Se si lascia andare la fantasia ci si potrebbe ritrovare proiettati indietro nel tempo di qualche migliaio di anni, perché questa preparazione che ha attraversato i tempi e la storia ha fatto del passato modernità, rimanendo così inalterata e meravigliosamente interessante….
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di Nicola Cavallaro

“Il Girardengo del mare”. Così amava definirla il vecchio Gino nei suoi racconti di pesca, seduto nella sua sdraio alla spiaggia delle Cannelle in quella splendida isola che poteva solo portare il nome di un fiore.
Al Giglio Gino intratteneva noi bimbi con racconti di pesca e bufere, delfini e pirati. Lui ex marinaio di lungo corso, sempre appassionato pescatore ai miei occhi di bambino faceva sembrare la Regina come come la sola incontrastata e bella di un mare sconfinato e libero.
Ci parlava dei suoi viaggi, insaporendoli qua e là come fossero una ricetta che prendeva forma e sapore.
In quel giorno di fine maggio mangiava ciliegie, e con la sua voce roca ci proiettava là nella sua …
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