![IGT Rosso dell’Emilia “Moro del Moro” – Rinaldini 2003 [8.8]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/moro-del-moro-2003-rinaldini.jpg)
A me questa cosa è piaciuta moltissimo. Non c’è nulla di ortodosso in questo uso delle uve lambrusche: dimenticarsi il bicchiere beverino, frizzante e asprigno da schioccare la lingua sul palato: il “Moro” è altro. Ben altro. Concentratissimo, bruno nel cuore e granato nell’unghia, esplode il tipico fervore pigmentato dell’appassimento: che è fatto di uve surmature passite in fruttaio. Sì, come l’Amarone. Il riflesso che ricorda le essenze del mogano e del palissandro è seducente, il velo è persistente, la materia è grassa e quasi untuosa. Il naso è reboante. La prima impressione –...
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![IGT Salento “Amativo” – Cantele 2006 [7.9]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/amativo-cantele-2006.jpg)
Vale, e come vale: questo blend di 6 parti di Primitivo e 4 di Negroamaro. Che toglie quella dolcezza marmellogena che troppo spesso trovo nei Primitivo più concentrati, epigoni di una estrazione che felpa le papille. E invece l’Amativo è sì scuro, di questo bel rubinone denso e fitto ottenuto da severe potature in verde e in frutto, ma ha stoffa da vendere. Ha velo leggero, con un pigmento rosa fucsia, e archetti finissimi. La tensione glicerica non è enorme, ben sublimata dai 14° di targa, ben portati. In effetti il naso esprime una sua generosa complessità: dal frutto, deciso e percepibile, alla spezia – la...
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![IGT Marche Bianco “Maximo” – Umani Ronchi 2004 [8.4]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/2009/02/maximo-umani-ronchi-2006.jpg)
Botrytis Cinerea, dice l’etichetta, per questo dolce dal possente tenore alcoolico: 14,5°. E’ dorato grosso, bel giallo intenso, diritto fino all’unghia. Ha naso importante di miele, torta appena sfornata, buccia d’arancio, lievito fresco. Zucchero bianco alla fine. L’assaggio restituisce una bocca untuosa, avvolgente: il sorso soverchia il palato al millimetro, con completa padronanza del contenuto alcoolico. Alle note aromatiche si aggiunge un che di alicocca conservata, corretto da una vena acida ancora viava e scalciante. E’ molto buono, imperioso e gentile.
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