![IGT Venezia Giulia Bianco “Oslavje” – Radikon 2005 [8.0]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/IGT-venezia-giulia-oslavje-radikon-2005-733x550.jpg)
Un grande sforzo per chiamarsi fuori: la bottiglia di vetro scuro da mille millilitri, il tappino piccolino, il collo così stretto ma così stretto.
La prima volta lo ordinai ad un ristorante dove ci sapevano fare. Mi chiesero se lo conoscevo, e visto che no me lo spiegarono assai. Lo portarono a temperatura ambiente ed io già basivo; poi il colore, il profumo, e quel sapore. Un’epifania, all’alba degli anni zero.
Qui lo ritrovo, sbagliando subito la temperatura di servizio che lo diaccia. Lo richiamo con calma a temperatura “da rossi” – secondo le scrupolose indicazioni del produttore – ne godo il colore ambrato, da Armagnac di media vecchiezza….
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![IGT Venezia Giulia Jakot – Dario Princic 2006 [8.3]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/princic-jacot-2006.jpg)
La meraviglia del Tokai che non si può dire. Friulano, allora, riposato per ben quattro anni, dopo una rigorosa vinificazione con solforosa ai minimi e lunga copula con le bucce.
Pare uno schietto bicchiere di cognac, solo meno cristallino. Ambrato scarico, e una spessa trama sul vetro.
Naso inizialmente assai riservato, a crescere fino alla prodigalità a contatto con l’aria. Addirittura dolce quando il frutto – giallo – con il miele e il fico secco sopravanza la linea tesa di cantina, di legni umidi, di terra battuta.
Riprende temperatura e schiude il sorso a zuccheri nobili, tannico sulla via setosa, poi elevato, proiettato fino ad un centro iperbolico. Lungo,…
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![DOC Carso Malvasia – Kante 2002 [9.0]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/malvasia-kante-2002.jpg)
La bottiglia di Kante è come il più brillante dei diamanti, in una bella parure: lo avvicini con trepidazione, perchè di certo regalerà sorprese.
Otto anni, e quel formidabile giallo oro che ricorda i fiori gialli di campo: i riflessi neri lo valorizzano come tratti di matita.
Il naso è fine e definito, austero ed elegante, non scevro di un certo sussiego. Erbine fini, su mucchietti di sabbia asciugata al sole, e poco sotto la buccia di frutta fresca. Chiude una brezza d’aria di grotta, di pozzo, di cantina, fredda.
Pregno l’assaggio, frizzante di brividi sapidi che si incollano al palato come festoni. Poi si palesano gli zuccheri, secchi e gorgoglianti, tesi e sibilanti…
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![DOC Collio Rosso “Leopold” – Fiegl 2003 [6.8]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/img-035-800x600.jpg)
Non so niente di Fiegl, bevo a occhi bendati. Un blend classicone di Cabernet Sauvignon e Merlot dalle bande di Oslavia: ma resta nel limine delle referenze più rassicuranti, senza vortici di ricerca.
E’ scuro e granato, piuttosto fitto, curiosamente integro all’orlo. Al anso hai subito ovvi riferimenti del tipo: il cioccolato, il tabacco, la botta d0′alcool a 14°. Poi l’ossigento tira fuori le parti più volatili.
Il sorso è meno prevedibile di quanto t’aspetti: ha questa presa amara immediata, questo percorso assai scosceso verso un centro largo, importante.
Le sensazioni si fanno anche più acuminate con bordi ogni tanto slabbrati.
Il finale…
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![Scabar, Trieste [6.6]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/P1120500-800x600.jpg)
Se non esistesse Trst la più parte di noi non saprebbe nulla delle compressioni adiabatiche. Detta così la più parte di noi affermerebbe senza tema di smentita che la vita non ne sarebbe segnata per sempre, ma sarebbe un’affermazione sciocca e superficiale. La compressione adiabatica – che avviene cioè senza alcuno scambio termico con l’esterno – genera la Bora, che è una delle due cosa che ognun sa di Trst. L’altra è che la città vive da un pezzo in una condizione di compressione geografica: se affacciandoti da una finestra lanci un sasso a braccio hai tre possibilità su quattro di sconfinare.
La storia di Trst è lunga, inconsueta e complicata:…
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