La Fefa, Finale Emilia MO [8.0]
Finale è uno scrigno in mezzo alla pianurka, al crocevia meticcio di quattro province assai variegate come Modena, Bologna, Verona e Mantova. In particolare Finale, nomen omen, è lontano da tutto. Alla Fefa hanno coraggio, e ben sapendolo, imbandiscono una Tavola di spessore, e valore, coniugando gli aspetti più concreti di una tradizione che di certo non fa della levità il proprio baluardo con una mano rispettosa e delicata nello stesso tempo. Perchè ti deve venire la voglia di venire fin quaggiù, e soprattutto di tornare.
Quindi, prima di tutto recuperare al gusto odierno una centenaria “piola” per i barcaioli dei barconi del canale navigabile che si trovava dove ora avrai probabilmente parcheggiato la tua vettura, a pochi metri dal Castello. Subito dopo rileggerne i sapori, a partire dalla famosa “torta degli ebrei”: antico cibo di strada da accompagnare all’Anicione di rinforzo per i lavoratori di braccio.
Potrai dunque godere di un ambiente sobrio ed accogliente e di una carta golosissima, nella quale sarà imbarazzante scegliere: puoi anche delegare la decisione a Giovanna Guidetti, chef e titolare, con il coveniente menù degustazione a 32€. Oppure gusterai un “benvenuto” dalla cucina in forma di involtino di pasta fillo ripieno di carne con aceto balsamico e pistacchi di Bronte che è solo un’anteprima in modo minore dello spettacolo che sta per andare in onda. Attingerai dunque a piene mani scegliendo la terrina di fagiano con funghi galletti e confettura di mele servita alla giusta temperatura e consistenza, in ottima armonia di sapori. Potrai in alternativa dedicarti al Piatto del Buon Ricordo (sformato di Parmigiano Reggiano prosciutto di Modena croccante crema di piselli e cialda di formaggio) o alla terrina di fegato grasso d’oca.
Avrai robustissima scelta di primi: curiosi e convincenti i ravioli di castagne con rosmarino, pinoli tostati e uvetta sultanina, in cui l’uso dell’erba sublima i sapori dolci degli ingredienti, carnosissimi e potenti i maccheroni al torchio alla maniera de “la Fefa” con prosciutto crudo croccante e fagiuoli, cottura attentissima e bella concentrazione.
Al capitolo pietanze avrai manzo e maiale, ma anche animali di bassa corte che ti convinceranno: morbida e con una interessante cottura delicata la sella di coniglio avvolta nel lardo farcita con ricotta di pecora ed erbe aromatiche con sformato di patate, di cui potresti temere l’opulenza ma che si rivela ben lieve, o la faraona con verdure saltate agrumi e olio aromatizzato al dragoncello: unico piatto in cui l’accordo dei sapori è appena turbato dal prevalere dell’agrume.
Capiterà poi che l’Oste s’accorga della tua curiosità, e ti proponga un irrinunciabile assaggio della conclamata “torta degli ebrei” che in porzione farebbe pranzo a sé: una millefoglie di pasta allo strutto alternata con strati di Parmigiano Reggiano la cui storia è diventata occasione per una festa di paese. La troverai gustosa e fitta, e conserva un sapore travolgente ed evocativo, da non perdere.
Dunque potrai accedere alla scelta di un dessert, anche se non sei diretto discendente della schiatta di Gargantua: garanzia insidacabile di leggerezza e moderazione nei condimenti. Potrai rinunciare alla specialità locale, la torta di tagliatelle all’Anicione, di cui a Finale esistono ancora due distillatori, per assaggiare la Taccolenta degli Estensi: una mattonella nera come la pece che l’Oste chiama libidinosa mentre la serve, in virtù della sua seducente composizione di cioccolati e cacao che richiama di lontano il gianduia, buonissima.
Carta dei vini a disposizione, con una discreta scelta di etichette proposte con ricarichi moderati. Servizio attento e senza “pressione”, con una apprezzata propensione a condividere note e notizie sui piatti.
All’uscita quattro chiacchiere cordiali sui liquori all’anice, di cui qui troverai una insolita e probabilmente unica varietà, e un conto che è un canto all’onestà: non arriverai a 40 valevolissimi eurini.
E cercherai nella tua agenda un’evenienza per ritornare. Ma che sia presto.

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