![DOC Etna Rosso “N’Anticchia” – Pietro Caciorgna 2005 [8.9]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/etna-rosso-doc-nanticchia-caciorgna-2005-733x550.jpg)
Delle due cose che so del vino una la imparai da qualche parte in Campania, negli anni ‘trenta del secolo scorso. Diceva, il vinosofo del momento, che sui terreni vulcanici la fillossera non attecchiva, e quindi quella particolare falanghina dei Campi Flegrei aveva il piede franco.
Forse non era falanghina, ma la faccenda del vulcanismo e del piede franco mi è rimasta ben impressa: tanto che leggere dei piedefranchi di Nerello Mascalese di quest’impresa caciorgnana sui fianchi della Montagna di Fuoco non mi impressiona.
Assai di più mi impressiona il rubino scarlatto dell’Anticchia, selvaggiamente vivo, brilluccicante di luce intrappolata tra le ombre del…
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di Chiara Giovoni

Che poi ci sono vini che è come guardare in un pozzo. A volte vedi un riflesso, a volte invece è solo suggestione perché il pozzo è fondo e nero e c’è quasi l’eco ai tuoi pensieri. C’è che ti vien voglia di tirar fuori una monetina per vedere se si sente il rumore quando tocca il fondo, e da quanto è attutito capire quanto è fondo. E ci sono vini che se ci lanci una monetina, sembra che il buio se la inghiotta, e non torna su nulla.
Che poi mentre tu assapori voluttuosa la tenerezza saporita della tua bistecca perfetta che più perfetta non riesci a pensarla* , allunghi la mano verso il calice e senza un accenno di previsione, di botto come un’eruzione, tornano su tutte le monetine, non …
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di Chiara Giovoni

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È una delle prime sere estive, non ancora per calendario ma per clima, e c’è un’elettricità nell’imbrunire che mi ricorda i tramonti siciliani quando si alza un po’ di brezza dal mare e viene a spettinarti i grani di sale rimasti nei capelli. In queste sere dove i colori del cielo sono quelli del fuoco, è l’istinto a portare alla scelta della bottiglia, perché il richiamo del vino del vulcano è come il canto delle sirene, che mi cattura. E in cantina cerco proprio l’Ulisse di Polifemo. Nessuno. Outis.
Ricordo la mattina di pochi mesi fa, l’arrivo presto a Trecastagni, appuntamento in piazza per un caffè prima di andare in vigna, prima che si alzi…
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di Chiara Giovoni

Raggiungere la vigna di Bonavita è un piccolo viaggio: ci si arriva passando attraverso un minuscolo borgo abbandonato di poche case con un piccolo pozzo al centro, seguendo un passaggio stretto per qualsiasi automobile, attraverso il quale si sbuca su una strada sterrata a strapiombo sulla collina. E’ come se fosse un passaggio segreto che si snoda attraverso una vegetazione selvaggia quasi ostile, a proteggere il piccolo tesoro che cela tra le sue fronde nerborute e tra le erbe alte. Il sole filtra appena in alcuni tratti dove le chiome degli alberi si congiungono da entrambi i lati del sentiero. Una volta giunti a destinazione, risalendo la costa della collina lungo il sentiero …
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