Che bello: salta il tappo e al naso arriva una nota di quelle che sentivo nel tino di mio nonno: esuberante, vivace, viva, verde: è la nota fondamentale di questo splendido e veridico prodotto della novissima Cantina Sociale di Arceto. Un vino attuale – senza ricorse di vinificazioni meticce o “commerciali” – sebbene ben radicato nell’antico, con apporti di grappoli selezionati di uve Lambrusche, e il tratto inconfondibile del Malbo gentile.
La spuma che si palesa è vivida, ma come giusto che sia, evanescente: lascia il posto ad un vino ancora vivace, ma non spumante: intensamente profumato di fiori di campo, di rosa, di fragola. Avrà ampia soddisfazione…
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Meritoria l’azione dello Zanelli, l’istituto agrario della mia gioventù dove venivano orientati i ragazzi – secondo il corpo docenti – non del tutto commestibili per l’arduo liceo.
Recuperati e salvati dall’estinzione più di 40 cloni antichi: coltivati, curati e coccolati per conferire pochi quintali d’uva che ci regala questo spettacolare Lambrusco. Che è Igt, perchè unisce molte uve non previste dal disciplinare, ma guai mai a perderne il gusto: l’uva Termarina Rossa, di cui ricordo i pochi grappoli con acini piccolissimi e doclissimi. Il Picòl Ròs, la Fogarina. Meraviglia in questo vino, nero più che scuro, imponente…
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Da chi vive in terra di uve lambrusche, potrà apparire improvvida una scarsa attitudine a celebrere l’aura sincera e sanguigna di questo connubio vino – vitigno che spesso è scomposto, eccessivamente brioso, evanescente.
Villa di Corlo invece propone questo Grasparossa di interpretazione filologica, che declina con una certa verve il disciplinare proponendo un Lambrusco limpidissimo di colore rubino brillante, ricco di spuma fulva e ben lunga, lasciando ancora a lungo le bollicine nel bicchiere grazie ad una accurata fermentazione in bottiglia. Tipicissimo l’aroma vinoso con sentori di marasche e fragole, in bocca pulitissimo, asciutto e scorrevole:…
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![Da Cesare, Spilamberto MO [6.8]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/cesare01.thumbnail.jpg)
La tradizione gastronomica emiliana, diventata quasi un luogo comune oggi dà luogo ad una ristorazione spesso rutinaria, in cui il mestiere sopraffa la passione. Le province di Reggio, Modena, Bologna, esuberanti nei loro paludamenti retorici, molto spesso danno uno spettacolo di sé compromesso da una domanda distratta, disattenta, o forse semplicemente abituata alla “tradizione rivisitata” di cui tutti abbiamo le tasche strapiene, e a conti spesso salati, a volte esorbitanti rispetto alla qualità dell’offerta.
Quindi il viandante – rigorosamente sottomesso alla regola del profeta in patria inascoltato – saggia con mano tremula gli indirizzi locali, pre-vedendo…
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Scoprirai che molta più è la rilevanza che l’evenienza, in questa Canossa. Una rupe manomessa da età immemore, in cui la furia dei Reggiani tartassati – letteralmente – dal Dazio sul pane ha lasciato solo uno sperone e qualche impronta impressa nella roccia. La Rocca di Matilda è tutta lì.
Da queste parti tutto è matildico, dove un territorio che avrebbe ben altro da offrire si aggroviglia nella temibile rievocazione storica dei fatti canusini. Si tratta di spettacolo rigorosamente riservato a chi ama il genere. Due personaggi dello spettacolo suderanno una giornata intera sotto i broccati, i figuranti suderanno assai più di loro e si farà sera prima o poi.
Ma se vuoi vedere…
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