Caffè La Crepa, Isola Dovarese CR [7.6]
Isola è un nome che si spiega da sè: terra con l’acqua attorno. Allora arrivi ad Isola, e trovi in realtà un terra con altra terra attorno: un’isola in una mare di terra piatto e terragno, fermo e solido, senza esitazioni. Ma il toponimo non mente, e scoprirai – cercando – che Isola è stata un’isola con il fiume attorno: l’Oglio a cui digrada la piattaia del paese aveva la tendenza a cambiare il suo corso, come capita ai fiumi impigriti dalla scarsa pendenza in volute serpentine, e stava a volte di qua, a volte di là. Lo capisci bene se i fumiganti Osti del Caffè ti accompagneranno nelle sale attigue, superfetazioni architettoniche allo splendido palazzotto agreste dei Gonzaga: un gradino a scendere, un gradino per ogni stanza.
Se hai la fortuna di capitare a Isola una giornata d’autunno, con un po’ di nebbia, ne capirai molte, e sopra tutto capirai cos’è la Crepa. Quale fuoco deve ardere nel petto dei Malinverno Bros. Per coltivare questo orto delle delizie, dove cose di casa ti abbracciano appena entri: eppure senza un filo d’affettazione.
Seduto alle sedie impagliate vedrai la macchina muoversi con fermezza, ritmo ed agilità per disporre del vasterrimo ventaglio di proposte, addizionate di fuori carta a voce: tartufo, per gradire.
Potrai piombare nella cucina del pesce d’acqua dolce, con l’anguilla marinata in due modi: dolce-forte, anche acchiappante alla vista, in bel viaggio dall’antico al moderno. O sul Savarin di riso, rassettato dalla lingua salmistrata e dall’opulento raguttone.
Avrai anche piatti speciali, delle dichiarazioni di indipendenza dal canone: i tortelli di zucca sono invaghiti dal foiegras e dalla riduzione di porto, restando ancora veridici. Urgenza di guardare oltre l’orizzonte con i morbido testaroli con la coda, bellamente contrastati.
Avrai scelte riguardosamente padane come il Marubino ai tre brodi (manzo, pollo, salame fresco) che è poi uno solo e fitto e chiaro e lappabile.
Avrai Rognone, cotto al giusto rosa che siamo nell’anno Nove, ben sottolineato da sale in scaglie. O animali delle corte, come la profumatissima Faraona.
Ubriacante il cotechino, reso setoso da una pasta fine e ben amalgamata.
Tra i dolci il semifreddo “cremona”, con tipico torrone della città dei liuti.
Gita in cantina per sbavare davanti alle bottiglie ricche di storia e di polvere, e ai cartellini dei prezzi. A tavola ne avrai solo un estratto: ma che vale il viaggio per la sapiente scelta di vini sinceri, in genere piccole produzioni anche in tensione di verità bio-filologica.
Spendi 40 euri, forse qualcosa in più, per l’abboffo di quattro intensissimi piatti. Per il vino avrai occasioni indimenticabili e qualche consiglio da ascoltare.
E Isola la ricorderai come isola di felicità.
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