Via Vai, Bolzone CR [s.v.]
Mentre il lirico Dan (Lerner, al secolo) mi conduce per le plaghe della pianurka cremasca ormai sento solo A destra, Dritto, A sinistra e giro il volante con espressione vagamente ebete. L’orizzonte è lontanissimo, quasi non dà più segno di sè sperso nel crepuscolo azzurrognolo come fumi di sigari Avana. Buffi sili mi fanno pensare al NewMexico, o a qualche film di Wim Wenders: e invece siamo dalle parti di Ripalta Cremasca. Bolzone, si chiama la frazione che ospita la trattoria dei fratelli Fagioli. Penso che non avrò nulla da dire di Bolzone, salvo la faccenda dei sili, e quella me la sono già giuocata, e invece.
Invece Bolzone ha tutto un suo perchè storico-religioso: dal nome (dal greco bol-e-don) che avrebbe dato il nome alla famiglia Bolzoni che l’ha infeudato. O viceversa. Parrocchia dal 1599, ha una complicata storia di incastri tra santi patroni con Crema. Tanto che la Chiesa ha un impianto non banale e decorazioni di un certo pregio, dal seicento ad oggi. Nel campanile cinque campane vere, da mezza tonnellata. Non manca il contrappunto con l’architettura militare e civile, la Torre Martinenga. Non ci crederesti se ti dicessero che è completamente affrescata nelle due sale, e conserva soffitti lignei di pregio.
Il terzo motivo di interesse di Bolzone è la Trattoria, dove si mette in onda un’accoglienza assai poco appiccicaticcia eppure non sbrigativa: misurata, ecco. Alte aspettative, anche per la grande verve comunicativa dello chef Stefano Fagioli che oltre alle apparizioni televisive ha una certa attenzione per la produzione di occasioni d’incontro: serate a tema, menù particoalri, degustazioni e abbinamenti. Gran commenti, viralità, attesa.
Poi questa giusta fama dei piatti d’oca: fegato uber alles, è curiosità sufficiente per varcare l’oceano di verde e grigio che separa il borgo dalla metropoli.
Indubbia la forza e la qualità di quel salame; buono il patè di fegato d’oca – seppur dichiaratamente il “quasi migliore” per stagionalità – con il petto affumicato; confusa la lasagnetta, non ostante la poliedrica presentazione in cartoccio; svogliato il coniglio disossato. Un poco troppo ghiacciato il gelato
Bella cantina ed appassionata la partecipazione alla scelta del vino del Fagioli più “enoico”, attenzione anche sui ricarichi a volte davvero onesti.
La luce gialla e fioca ha favorito fotografie pallide. Scuse allo chef se le immagini non rappresentano al meglio la Sua arte.
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