
Quando l’Architetto mi ha dato la ferale notizia via BMT [Breve Messaggio di Testo] non ci ho creduto, ma come ma perchè. Poi voci, poi conferme: La Nera – i migliori cappelletti del mondo – chiude. Ho vestito il lutto stretto per tre giorni, poi ho chiamato: c’è tempo fino a domenica (ier l’altro) che è l’ultimo giorno. Prenoto: voglio sapere.
Sono gente fine, Elena e Andrea: nessun segnale visibile al pubblico. Devi guardare bene per vedere gli occhi lucidi, quando chiedi Beh, come possiamo farvi cambiare idea?
D. Dunque, cosa vi ha spinto a questa terribile decisione che ci priva dei migliori cappelletti del mondo?
R. Motivi pratici: siamo …
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![Commestibili La Nera, Montalto di Vezzano sul Crostolo RE [7.0]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/cappellettiBN.jpg)
E’ di moda sapere tutto dei dialetti. Io so un fiato appena di quello che mi si è appiccicato addosso della mia famiglia, gente di campagna che aveva per lingua madre l’italiano ma il dialetto reggiano per lingua padre: che le grandi gioie e i grandi dolori, le ire funeste e le più mordaci battute se ne uscivano sempre in dialetto. So per certo che nigher in dialetto reggiano significa nero, e non negro. In ogni famiglia era d’obbligo aver un Nigher, che era poi un zio di seconda molto scuro di capelli, o molto scuro di pelle, o molto scuro d’umore. Ed era cosa intraducibile, perchè al Nigher non poteva diventare “il Nero” che magari si chiamava Ideo,…
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L’epica appartiene al tortello di zucca: impervio, facile a sbagliare, sempre in equilibrio precario tra quella sua componente dolce e la salinità delle abbondanti parti formaggesche. Che è poi Parmigiano Reggiano: latte, sale, caglio. Invece il tortello verde è quello con il quale ci si cava sempre d’impaccio: incline al perdono, per nulla esigente, piace anche ai bimbi. A La Nera – che s’è capito, nel cuor mi sta – lo fanno come si deve: cotto fino a che la pasta diventa morbida, e non quelle robe cartonatissime che a volte ti vedi recapitare quando lo chef vuol giuocare di prudenza. Ripieno di bietole, spinaci e formaggio, sempre il Parmigiano Reggiano…
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Avrai pur la pelle bronzea, ma quando torni al paesello natìo ti fa piacere immergerti – fosse solo per un attimo – nella tua personalissima madeleine: e a Reggio è il cappelletto. Lo chiamano tortellino a Modena, a Bologna, nel resto d’Italia. Lo chiamano anolino a Parma, ma anche cappelletto pur se ha la forma dell’anolino. Insomma, la solita formidabile ermeneutica delle tradizioni culinarie, stratificate su kilometri di anni e milioni di mani che hanno lavorato, impastato, cucinato.
Quelli di Commestibili La Nera sono i migliori che ci sono in giro, a quanto mi è dato di conoscere: piccolissimi, quasi come un pisello. Con una sfoglia sottilissima eppure…
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