di Chiara Giovoni

Nel 1976 mentre Steve Jobs e Steve Wozniak fondavano la Apple Computer, nelle terre di Dom Pérignon avveniva l’ennesimo miracolo della vendemmia. Un miracolo di cui sono stata resa partecipe personalmente da Monsieur Richard Geoffroy – deus ex machina della Maison – che, della serie “volevamo stupirvi con effetti speciali”, si è palesato alla degustazione tecnica in occasione della presentazione del Dom Pérignon 2003 con un paio di bottiglie aggiuntive. L’obiettivo era molto semplice, ovvero fare un pronostico. In occasione della presentazione della discussa annata 2003, la più calda a memoria di uomo di vigna degli ultimi 30 anni,…
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di Chiara Giovoni

Lo Champagne Théophile è una bella sorpresa spumeggiante. Proviene dalle “caves” di Roederer ma da uve non di proprietà della Maison, e con uno stile totalmente differente dall’imprinting della famiglia Rouzaud. Un piglio fresco e divertente, sicuramente più informale e con una “ricetta” meno complessa dal punto di vista della profondità che lo distingue nettamente dagli altri prodotti della Maison Louis Roederer. Ma questo è anche il suo pregio: non si tratta di un “vorrei ma non posso” ma di uno champagne immediato e giocoso.
Parti uguali di Pinot Meunier, Pinot Noir e Chardonnay, uve provenienti da vigne piuttosto giovani tra la Vallée…
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di Chiara Giovoni

In questo mondo alla rovescia dove i capitani non sono gli eroi della storia, il calice di Grande Cuvée Krug riporta le cose al loro giusto ordine. Un “sans année” ma perchè frutto di un complesso assemblaggio di circa 50 vini, di oltre 20 villaggi e di quasi 10 annate differenti (a seconda della vendemmia), che prima di essere degorgiato trascorre 6 anni sui lieviti. Una combinazione inimitabile ed affascinante.
Il processo di vinificazione messo a punto da Henri Krug sulle orme di Joseph e Paul II non è che il perfezionamento di uno stile di Maison inconfondibile che appare come in calce ad ogni calice con uno stilema inciso nel legno delle botti da 205 litri in cui tutto ha…
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di Fabio D Uffizi

La Costa è Azzurra, c’è un grecale che spazza via le nuvole e la luce scalda la faccia. Ad Antibes non c’ero mai stato, non conoscevo il Castello Grimaldi, le pinete fitte di Juan-le-Pins, le viuzze dannatamente francesi, i fiori colorati più colorati di come potrebbero essere colorati, le pietre a vista che sono più a vista del normale, la gente distante ma cortese, ospitale ma sorniona. Perchè in fondo la terra franca è così: è tutto più bello di quello che non potrebbe ma dovrebbe essere. Sono bravi, poche palle.
Allora tu passeggi per il centro, l’ora del pranzo è già scoccata da un pezzo, sgambetti per la rettangolare Place du Revely e gli occhi si poggiano…
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di Chiara Giovoni

Nonostante la proprietà della maison Ulysse Collin abbia una storia radicata da generazioni di coltivatori nella zona di Sézannais, a sud della Côte des Blancs sin dall’800, il merito della rinascita e dell’affermazione dell’etichetta, o meglio delle due etichette di extra brut (un Blanc de Blancs e un Blanc de Noirs), è da attribuire sicuramente a Olivier Collin. L’enfànt prodige di Congy, insieme alla scuola di viticultura a Bordeaux e ad un apprendistato da Selosse, studia contemporaneamente legge a Nancy per rilevare per vie legali gli 8,7 ha di vigna che la famiglia aveva dato in affitto ad un negòciant, e diventare Récoltant-Manipulant. Con…
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