
Cà de’ Noci èuna piccola azienda cresciuta all’ombra del Castello Piubello: noto probabilmente nemmeno ai reggiani, ma solo ad alcuni indigeni. Eppure è luogo bello assai, sul greto del modesto torrente Crostolo, la valle che punta diritta al Passo del Cerreto.
I fratelli Masini coltivano e vinificano con devita attenzione ai dettami bio, con una commendevole ricerca sui vitigni meno usuali: lambrusco sì, ma anche Malbo, Marzemino, Spergola. Rese basse, anzi bassissime, uso esclusivo di rame e zolfo, lieviti indigeni in bottiglia dopo accurata torchiatura. Il risultato sono vini complessi, non semplici, che vanno affrontati con approccio motivato. Non semplici…
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Mi sono riletto la descrizione del Gheppio, assaggiato un anno fa, circa. Mi ci ritrovo bene, ribevendo il bel vino della Casa di Puianello. A mio agio: ma forse vorrei dire che un anno dopo è anche meglio. Ne parlo ancora, ed è cosa inusuale, perchè questo blend è un mistero gaudioso.
Cabernet, che non è esattamente un vino di territorio, e Malbo Gentile, che lo è seppur negletto dalle principali DOC, vinificato con rispetto del frutto, senza solforosa, con rigore ossessivo nelle quantità, nell’inceppatura, nei diradamenti: ecco allora questo vino scorticato d’asciuttezza, fine d’eleganza, ombroso, umido e focoso ad un tempo.
Ne parlo ancora un anno dopo,…
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![VDT Bianco “Aresco” – Cà de Noci 2006 [9.1]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/aresco-cà-de-noci-2006.jpg)
Si chiama ‘vino da uve stramature bianco’. Moscato, malvasia e spergola, che deve stare a cuore parecchio al produttore pedecollinare.
Appassito per tre mesi poi passato in rovere per 12: milletrecento mezze bottiglie di questo nettare estremo.
Ha il colore del cognac di mezz’età, lo confonderesti non fosse per quella viscosità oleosa, da segnare il vetro con dislivelli.
Naso asciutto e non troppo generoso, in cui le albicocche secche introducono un viaggio misurato ma deciso verso la mineralità di una chiusura per nulla abbellita.
Strepitoso l’assaggio, di rara seduzione: dolce di uva passa, alcolico di acquavite, conserva una densa severità che…
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![VDT Rosso “Gheppio” – Cà de Noci 2005 [8.5]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/greppio-cà-de-noci-2005.jpg)
Strepitosa questa di 1690 bottiglie, ottenute da uve Cabernet e Malbo Gentile in parti uguali. Terreno ingeneroso di sassi e sabbia sul greto del torrente, con rese da 55q.li in biologico. Poi una vinificazione curata ossessivamente, senza solforosa aggiunta.
Ha un tratto che pare sugo d’uva, oscuro, bruno e viola con brillìo scarlatto, molto pigmentato sul cristallo.
L’odorato è ritentivo e brusco, come l’abitante di valli di montagna.
Ricorda in pieno il gheriglio delle noci cadute e non ancora mature, il mallo tutt’attorno.
L’assaggio si porta dietro un tannino granitico eppur disinvolto. Stupefacente la bevibilità a fronte di un tappeto così asciutto e ritirato….
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![VDT Bianco “Nottediluna” – Cà de Noci 2007 [7.8]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/notte-di-luna-cà-de-noci-2007.jpg)
Il giallo del Nottediluna è intenso, fitto, quasi felpato. Caldo come i pomeriggi di giugno nei campi di grano. Ha gran corpo, tanto da rimanere appeso a lungo al cristallo prima di muoversi in arpeggi: moscato giallo 50% spergola 30% malvasia aromatica 20%, allevati a rese da 50q.li, riposo sulle bucce in tino, poi 12 mesi in botte grande, sui suoi lieviti.
Ha un naso di evoluzione curiosa: subito afflitto da una specie d’ossidazione, sviluppa poi note asciutte e dolci allo stesso tempo. Dietro una pietraia vetrosa, esposta al vento, compare un frutto osttile ma sincero: giallo come albicocca, e pesca molto matura.
Arduo rincorrere l’assaggio, che assomiglia solo a se …
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