di Fabio D Uffizi

L’Alguer, Alghero, è un pezzo di Catalunya immersa nel corallo. Aggrappata all’Isola per caso e per la volontà trecentesca di Pedro IV d’Aragona, si allunga su uno dei tratti più struggenti della costa sarda. Bastioni e cannoni, barrios di pietra ingiallita, spiagge e rocce, maestrale e grotte, pescatori di corallo dai polmoni leggendari, profondità misteriose e secche pericolose, mare e terra.
Perché l’Alguer non è solo la storia di una enclave che si arrocca nella sua fortezza linguistica consolandosi con il turchese dell’incanto salato e con il profilo di Capo Caccia a segnare le giornate, è anche uno straordinario territorio alle spalle…
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![Andreini, Alghero SS [8.5]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/Andreini-45-800x600.jpg)
Calpestando i pavimentati dei bastioni ovest di Alguèr senti il clangore dei ferri di battaglia: scudi armature daghe zagaglie. Senti elmi arroventati dal sole, legni cotti dal sale e facce levantine, e pelle della faccia conciata dalla vita di mare, e uomini duri e barbuti. Se allarghi l’orecchio appena un po’ più in là delle scollature precipitose e degli infradito, dei muscoli polpacci unti d’olii solari, delle barbe rifilate con precisione chirurgica; se allunghi appena un po’ l’occhio oltre i petti depilati e le auto fuoristrada ma non troppo parcheggiate con due ruote sopra il marciapiede, se non t’adonti della folla profumata …
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Che poi ti guarda con occhi strabici ed appannati, come un pugilatore groggy.
Poi ti mostra vie che avresti osato sognare, o magari: sognato osare.
E presenta il conto in forma di bivii attorcigliati di domande, larga la foglia stretta è la via, voi dite la vostra.
Che io dico la mia, con tutte le facce di traverso e gli occhi al posto sbagliato.
Sàna le ère di sana vecchiezza, cotta da troppe fiamme di tramonti, e cannonate e fiati di soldati.
Scioccamente pensarla in attesa di torpedoni affollati di turisti, da spolpare come sarde a beccafico con denti taglienti.
Disegnata d’ombre come ali di farfalla, ed altrettanto leggere ed altrettanto effimere. E di certo più evanescenti….
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Alguer, Alghero, Barceloneta, i cento nomi della città dai cento volti. Nella movida serotina vedi maschi di essere umano camminare sui calzoni sotto il ginocchio, acconciature vagamente emo, ampi petti a chiglia depilati; vedi femmine di essere umano con abbronzature paradossali e paradossali infradito: vincono il premio gli stivali, polpaccio coperto e piede libero, basterebbe a garantire l’immortalità allo stilista.
Alguer è bellissima: al tramonto prende respiri catalani, i passi che calcano i bastioni, la luce è gialla e fendente.
Andreini è un’intrapresa nascosta in una via centrale ma non troppo sbrilluccicante di coltelli e coralli, una vera organizzazione…
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