IGT Monte di Mezzo Garganega del Veneto “Pico” – La Biancara di Angiolino Maule 2008 [9.1]

Angiolino Maule è un nome che nell’orbita dei maldenominati “vini naturali” si è conquistato una bella visibilità grazie al suo rigoroso progetto. Il Pico è ottenuto da Garganega al 100%, macerate e senza alcun trattamento: nè controlli, nè filtrature, nè aggiunta di solfiti.
Alla ricerca di nuove espressioni di questo vitigno, ecco un colore caldo come il sole dei pomeriggi delle Venezie: miele di castagno, con tiro con indifferente di cera, viscoso, morbido.
Le lacrime sono millimetriche, di struggente pigrizia.
L’olfazione regala un numero travolgentedi riconoscimenti, tra i quali risuona stabile il sottofondo macerativo. Chiara la betteria delle frutta secche, dei surmaturi, della vena schiettamemte erbacea, fino ad un finale vagamente medicamentoso. Intermittente l’eco minerale, che punteggia l’intera linea degli aromi.
L’uscita ha poi una tenuta formidabile, cangiante e sfumata, lunghissima.
Prodigiosa anche la profondità del sorso che parte già elevatissimo, quasi impercettibile la progressione.
Nobili penombre ossidative, mature e mai cotte, e un termine che appre declinare mai.
Forte d’alcool – pur non esorbitante – e d’emozione, ancora all’inizio della sua parabola di maturazione.

DOC Ruchè di Castagnole Monferrato – Cascina Tavijn 2008 [7.0]

Non conosco il Ruchè: lo affronto per la prima volta grazie a Vittorio e al ristorante Al Consorzio di Torino. E’ coltivato solo in zona, e limitatamente, ed ampiamente sottovalutato.
Rubino intenso appare, e nemmeno troppo fondo: ma un po’ sì.
Fermo sul vetro, fino a squagliarsi in ricami fitti e minuti, più lesti a spanare che a rapprendersi.
Il naso è unico: gravato di intense redolenze speziate, tra cui una cannella diretta e robusta, palesa poi la traccia delle botti svinate, quasi di vinaccia quando ci cammini in mezzo dopo la torchiatura. Puntuto, e subito esalante.
L’abbocco è piuttosto incisivo, con una rapida crescita verso il centro che si fa ossuto ed espanso. Arcano nella seconda parte del sorso che estrae la polpa delle susine mature, con una corrispondenza aritmetica ma non meccanica.
Il finale è sorprendentemente alto, quasi fulminante per espressione e consistenza.
Inconsueto. E menzione per la bella, semplice etichetta.

DOC Cannonau di Sardegna “Tunila” – Dorgali 2008 [6.9]

Dal nuorese un piccolo vino semplice e ben disegnato, capace di dare belle soddisfazioni per pochi eurini.
Ha questo colore meticcio non esente da un lucido riflesso cremisi, vago l’impegno del vetro nel bicchiere, appena vergato di archetti fermi ma diafani.
Ancheil naso è svelto e diretto, con una traccia vinosa asciutta e brevi riconoscimenti di frutta rossa: più facile la prugna in anticipo di maturazione, più da cercare quella virgola muschiosa.
Agevole anche nel tipo il sorso, che si contenta di una botta decisa d’alcool all’abbocco, una trama di tannini agevolmente leggibili e una sottile ma rettilinea acidità che attraversa il termine, prolungandolo in bell’aggio di bevibilità.

Lagenwein Würzburger Stein Riesling Kabinett trocken – Staatlicher 2008 [7.0]

Il difficile è districarsi tra le denominazioni, sottodenominazioni, classificazioni e identità dei vini tedeschi: sia perchè per ammissione degli stessi esperti è piuttosto confusa, sia perchè l’idioma di Wagner non aiuta – nemmeno un po’ -  con le sue costruzioni a incastri. Quindi: siamo di fronte ad un Riesling, prodotto in regione determinata (Lagenwein)  di Wurzburg, con uve selezionate (Kabinett) secco (Trocken). Gradite precisazioni, ove mai fossi incorso in qualche inesattezza.
Vini di Franconia dunque che, come dice il toponimo, qualche contaminazione con il vicino Frankreich devono pur averla, magari di derivazione dalla meticcia Alsazia.
Eccolo dunque, paglierino tenero e scarico, con nuance grigio verde, molto brillante. I riflessi sono d’oro.
Nient’affatto diafano sul vetro, dove anzi appare ceruleo. Magari non del tutto teso e palpabile, ma di certo sostenuto.
Il naso è sottile e fine, per una volta inteso in senso di caratteristica positiva. Pur limitato in una dimensione di potenza contenuta, ha espressione persistente, lunghissima di frutto bianco, in cui si innestano erbacei suadenti. Ecco, leggeri: salvia e rosmarino.
Il sorso è franco, corroborato da un discreta spalla. Lineare, anche piuttosto esteso nel finale, rileva una nota zuccherina assai pronunciata, spessa di fruttosità e di succo. Gobbo di corpo, se vuoi, ma vincente per seduzione.
Niente brividi, niente commozione, ma un bicchiere godevole, e corretto.

Bodensee Baden Muller Thurgau Trocken Sonnenufer – Magnauer 2008 [6.2]

Saranno probabilmente numerosi i refusi che ho inserito nel titolo, vista la mia inamena prossimità con la lingua dei Romantici: anzi meno di zero ne intendo e fatico pure  a compitare.
Di questo MT dice “Secco” che in Germania ha un significato pregnante. E’ gialloverde brillante, con un lieve accennodi rifermentazione che poi s’avvertirà anche al sorso, salina.
Naso aromatico, molto colorato, con la nota zuccherina e quella minerale in equilibrio, discreto. La frutta non manca, una bella perona matura, il resto dei gialli.
Detta la salsedine, il sorso risale sorprendentemente franco, poi al centro d’improvviso molla, virando verso un esito ripiegato. Amarevole e brevilineo.
Anche meglio delle attese, ma non indimenticabile.

IGT Sicilia Passito “Rahaja” – Cantine Gulino 2008 [7.0]

Inusuale prodotto della provincia di Siracusa da uve Moscato passite. Appare giallo, intenso, pieno e brillante, con riflessi d’ocra e d’ambra.
Piuttosto viscoso seppure non oleoso, ha naso imperioso e pervasivo di frutta secca. I descrittori sono tesi e allineati, definiti con esattezza: albicocca e fichi, miele, cioccolato bianco; profondi e profondamente avvinghiati. Rettilineai verso l’uscita che accoglie con una velatura di zucchero filato.
Dolcissimo, penetra a fondo nel sorso zuccherino, a lasciare la bocca untuosa e ricca. Coperti al millimetro gli aromi, aggiunge una sensazione laterale nel mezzo, inattesa e imprevista che scarta all’improvviso. E’ la nota gngerosa, come di agrume chinotto che conduce al termine di un bicchiere curioso, molto spesso di trama e di succhi ma anche gravido di significati.
Levigatissimo il finale, alieno da ogni brezza d’acidità.
Impegnativo, di indubbio carattere, si gioverà di qualche anno di riposo.

DOC Colli Tortonesi Bianco “Rugiada del Mattino” – Cascina i Carpini 2008 [7.8]

Se chiedi a Paolo Carlo Ghislandi come lo puoi chiamare, Paolo o Carlo, lui ti risponderà serio: Paolo Carlo. In questa risoluzione è racchiusa la cifra stilistica di questo bianco da vitigni di clonazione autoctona o quantomeno inusuale: barbera bianca, cortese, favorita, quest’ultima probabilmente imparentata con il Vermentino.
Nome lirico, questo bianco preciso fino all’esattezza: gialloverde e mòtile assai, sdrucciola sul vetro con calma. Ha profumi freddi ma incisivi, con minerale epresso e frutta gialla matura, consistente.
E’ complesso, anche profondo per certi versi, tanto da afferrare ricordi d’ortaggio e sul finire, chiarissimo, l’odore della nebbia.
Gratificante l’assaggio, convinto fin dal primo abbocco. Progredisce fiero verso il centro con passo fluente, acquisendo una solida ed austera larghezza. Verde la sponda del termine, che regala forza bella e angolosa.
Bel bicchiere.

IGT Sicilia Insolia – Cusumano 2008 [5.8]

Anche il grande produttore siciliano alla ricerca di una alternativa al sempre più temibile sughero, sopra tutto per i “vinini” da far fuori giovini: come questo Insolia di grande tiratura che presenta il tappo di vetro, assai accattivante per la verità.
Chiaro oro, con riflessi grigi sottili, apertura del profumo di frutto, poi secco e pungente.
Decisa la linea vegetale con rari riconoscimenti, tra cui  emergono una traccia di buccia di limone, e di peperone seppur lieve.
Più debole l’assaggio, subito appiattito su un certo pallore di fondo, una mezza mollezza che affligge il passo, una percepibile magrezza nel durante.
Incentrato sui toni medi, ha questo finale brevilineo e privo di asperità.

Appunti Divìno | Sicilia Bianco IGT Leone 2008 di Tasca D’Almerita

Cataratto e un saldo di Chardonnay per la ricerca della piacevolezza: risultato centrato. Un bicchiere agile e fragrante, di correttezza calligrafica.  Profumo ben delineato, con prevedibili riconoscimentid i frutta gialle ed esotiche. Aggiunge levità il finale agrumato, con bucce e polpe d’agrume. Il sorso è rassicurante, financo spensierato verso il finale in cui il nervo alcoolico rimane sotto controllo, attorno ai 12.5°. Ineccepibile formalmente ma anche facile a passare via.

DOC AA Sudtirol Pinot Grigio “Unterebner” – Tramin 2008 [7.8]

Alla fine poi va fatta pace con questo produttore: vero che i suoi vini sono sempre sull’orlo di una temibile perfezione, però non va lasciato troppo spazio al pregiudizio, sopra tutto prima dell’assaggio.
In effetti questo Grigio vive la sua elegante confezione con un certo sussiego ma anche una non nascosta generosità.
Paglierino chiaro, ben virato ai toni grigi e nemmeno troppo cristallino sull’unghia.
Aromatico ma non troppo bomboloso l’olfatto che apre di note eteree, più asciutte. Hai tutto l’impatto come di carbone nero, corredato da frutti più acerbi. La pesca a pasta bianca, i fiori di biancospino, un esito puntuale ed acuminato.
Ritirata anche la bocca, inclusa enlle corrispondenze con precisione micrometrica.
Molto lineare e rigorosa la parabola, che conduce al centro senza incertezze. Resta ben teso anche il finale, con una sottilissima traccia amara.
Secco, non asciutto, con l’usuale straodinaria correttezza formale. Formdabile bicchiere in bevibilità.