VDT Viogner Bianco “Matri Flavia” – Tenuta La Piccola 2006 [6.9]

VDT Viogner Bianco "Matri Flavia" - Tenuta La Piccola 2006 [6.9]Viogner in Emilia? Eppure sì. Lo scorbutico vitigno lavora bene in biologico nelle tenute di Giuseppe Fontana a Montecchio Emilia, tra Lambrusco rustici e dilavati.
Dorato molto, intenso, forse appena toccato da un riflesso verde acido, ha una bella viscosità dura a frangersi, elastica e pigra.
Il naso offre subito il legno, piuttosto largo, con unfrutto giallo dolce e maturo a introdurre una nota minerale, proprio in finale.
Ricco l’abbocco che sale docile verso il centro, restituendo un bel percorso alcoolico, giusto un po’ timido.
Durezze non troppo taglienti sopra tutto verso il termine, piegato alle note dolci. Tiene lungo e piacevole, magari troppo accentati i legni.

Appunti Divìno | Bocca di Lupo 2006 Castel del Monte DOC di Tormaresca

Fugati, almeno in parte, i dubbi di Grande Livella di questo grande produttore: l’aglianico chiamato in purezza non è domo. Qualche sano spigolo al naso, una bella e strascicata acidità nell’assaggio. Nero è nero, e l’alcool batte a 14.5°, ma si lascia bere bene.

IGT Maremma Toscana Rosso di Redola – Tenuta dell’Uccellina 2006 [6.8]

IGT Maremma Toscana Rosso di Redola - Tenuta dell’Uccellina 2006 [6.8]La spettacolare tenuta all’interno del Parco dell’Uccellina – da cui prende il nome – produce questo fitto rosso di Sangiovese e Merlot.
Il colore rubino – granato ha una traccia purpurea sull’unghia. Ha materia e non poca, mentre la non troppa tensione è risolta in un fine merletto.
Nel naso il Merlot prevale ed aggredisce: tanta frutta conservata, marmellata di prugne, un saldo di castagne cotte. Non manca il breve appunto vegetale, con la traccia cioccolatosa. Il termine è più aperto, ad introdurre un sorso non del tutto sincero ma ancora composto.
L’iniziale leviogatezza prosegue con tannini molto controllati, quasi timidi. La fine perde un po’ la corrispondenza, cercando un’ampiezza che gli attribuisce una certa faciltà di beva, a fronte di una chiusura veloce: ma non sbrigativa.
Resta un bicchiere onesto per poco più di 5 euri la bottiglia in cantina.

IGT Puglia Sangiovese “Il Volo di Alessandro” – Castel di Salve 2006 [8.5]

il-volo-di-alessandro-castel-di-salve.jpgLa volonterosa cantina di Tricase, giusto nel centro del lembo estremo del Tacco d’Italia, prosegue la sua avventura del Sangiovese in purezza, regalando più di una sorpresa.
Il “Volo” è rubino brillante, piuttosto scarico, limpidissimo ed etereo. Molto teso, consuma subito le sue lagrime disperse presto nel velo.
Elegante e diretto il naso, assai personale. La cicliegia sotto spirito accompagna un aroma più denso, di legno e cuoio, con uno svolgimento molto nitido e regolare verso l’uscita, dove compare un tocco lieve di buccia d’arancio candita.
All’assaggio una luce affilata apre il sosrso cristallino, equilibrato e financo fine. Tannini presenti nel centro ma lucidi, privi di asperità. Appena più incisivo il bordo verso il termine. Poi deliziosamente persistente. Buonissimo.

IGT Basilicata Rosato “il Rogito” – Cantine del Notaio 2006 [9.0]

il-rogito-cantine-del-notaio-2006.jpgNon molto tempo fa ho ascoltato un autorevole commentatore, Davide Paolini, affermare che certuni Rosati, invecchiati ed addirittura passati in Barrique sono una forzatura, uno snaturamento di quel vino che ha nella freschezza e nella giovinezza i suoi caratteri peculiari.
Non ho titolo per confutare questa tesi, ma il Rogito è un bicchiere stupefacente.
Un aglianico in purezza, vinificato in rosa, conosce il legno e il riposo, e i 14.5° sono effettivamente qualcosa di fuori dell’ordinario: ma questo vino lo è in tutto.
Già il colore, veramente insolito: un rubino in nuance, ma diafano, venato di riflessi pompeiani, luminoso, l’unghia appena rosa. Sul vetro appare una certa tensione, svolta in una trina delicatissima, un vero ricamo.
Il naso allungherebbe il passo anche a molti rossi: deciso e intenso, è assai definito sui toni d’inchiostro e di corteccia, con lo spirito visimmo delle piccole frutta sott’alcool.
Verso la fine emerge una lieve spezia, e una traccia breve di liquirizia.
La bocca s’appalesa come una sciabolata netta di gusto profondo, vasto ed articolato in sfumature susseguenti, con il ricordo dei grandi bas aragnac verso il centro.
Finale appagante, piccante e seducente.
Strano, ma imperdibile.

IGT Tarantino Shiraz “Masseria Pietrosa” – Cantine S.Marzano 2006 [5.8]

shiraz-masseria-pietrosa-2005.jpgE’ rubino, appena venato di viola: sfumato al cristallino sull’unghia.
Fluido e molto dinamico, si rapprende in un merletto strettissimo, com lacrime come frappe lentissime a districarsi.
Il naso non risalta del tutto lineare: appare fruttoso, poi deraglia verso un tratto più d’asfalto, poi il corredo di spezie il cioccolato al latte e un finale – non entusiasmante -come di fuori vizzi.
Risponde l’assaggio, con attacco quasi zuccherino. Il sorso poi giunge al suo centro con un percorso che transita dalla frutta rossa surmatura ai tannini molli, fino ad un finale umido che rispetta in tutto gli aromi, incluso gli spigoli.
Ruspante.

IGT Basilicata “L’Atto” – Cantine del Notaio 2006 [8.2]

IGT Basilicata Indubbiamente questa cantina produce vini di elevata continuità qualitativa, spremendo dall’Aglianico molte delle sue potenzialità inespresse.
Questo vino, Aglianico in purezza passato in legno usato, ha luce scarlatta profonda, granata sull’unghia. APpena pervio alla luce in lampi sanguigni, ha archetti plastici, assai tesi, con lagrime agevoli.
Molto articolato il naso, che prelude con una ciliegia matura e una fragola inattesa, a proseguire con un severo tono di tabacco ed una esplosione finale di erbe dell’orto, la salvia e il rosmarino.
Denso il sorso, vellutato fin dall’attacco: pieno subito, con la bocca ampia e pastosa. Il cuore è splendido, irradiante, con tannini potenti e levigati allo stesso tempo. Chiusura delicatamente piccante, persistente.
Buonissimo e di carattere, e con certo margine di miglioramento per i prossimi due, tre anni.

DOC Atina Cabernet “Forgiato” – La Ferriera 2006 [6.6]

forgiato-cabernet-attina-doc-la-ferriera-2006.jpgMeno di dieci anni di vita per questa Denominazione, recente anche di impianto: allevamenti di Cabernet verso la fine dell’Ottocento in una decina di comuni della provincia di Frosinone.
E’ viola scuro, appena purpureo al bordo. Ricco d’estratti, ha pigmento anche nel velo.
Presenta un sipario di lagrime finissime, piuttosto dinamiche.
L’impatto olfattivo è fulminante, con una lunga serie di sfumature in sequenza: frutta rossa presto soverchiata dal cioccolato nero, che a sua volt atrascina il peperone, più erba appena tagliata, poi fieno, poi corteccia. Tanta roba.
La bocca ha struttura travolgente, surmatura: ricorda alcuni giovani Ripasso. L’attacco è verticale, con centro enorme d’alcool e tannini fitti e massicci. Prolungato dalla importante tensione alcoolica verso la fine spinge la salivazione, ma assume una viscosità marmellatosa, quasi di crema. Dividerà i più, ma va assaggiato per la sua estemporanea vigorìa.
Inconsueto, potrebbe migliorare molto se atteso almeno quattr’anni.

DOC Colli Piacentini Malvasia Passito – Il Negrese 2006 [8.4]

malvasia-passita-il-negrese.jpgC’è già in memoria il vivido ricordo del millesimo 2005: eppure questo 2006 lo supera. Seducente, quasi folgorante la livrea ambrata del tipico timbro del cognac vecchio. Limpidissimo e untuoso, disegna archi distinti e immobili, mielosi.
Il naso è poderoso ma sobrio, senza appoggiature barocche: caramello, albicocca conservata e uva passa. Solo nel finale un piccollo, sfuggente esempio di gommalacca, eterea e rilevata.
Oleoso il sorso fin dall’attacco, denso e palpabile. Ben allineato ai sentori, ha una progressione travolgente verso il centro, dove lo zucchero si installa senza impastare, anzi rimanendo distilato di dolcezza potente e controllato ad un tempo.
Enorme il finale, fitto eperfettamente compiutom di rotondità convincente e armonia irresistibile.
Splendido.

DOC Valpolicella Superiore “Rocca Sveva” – Cantina di Soave 2006 [6.9]

Dalla grande Cantina veneta un Valpolicella della selezione Rocca Sveva cui ambisce solo il 6% dei 15oo Soci Conferitori.
Ha sfumature viola rubino, fitto di riverberi e denso d’estratti. Fa velo sul vetro, quasi immobile ma cristallino. Disegna agevolmente archi altissimi di perfetta regolarità.
Naso molto pieno con frutto esteso e spinto alla confettura di prugna, prugna matura e conservata. Hai anche un’eco floreale, puntuta, terminata in una trina di tabacco.
Generosissima la bocca, lineare e coerente, attacca decisa e ampia, crescendo in felice progressione verso il centro dove il sorso si fa grande, carnoso. Ha tannini morbidissimi, appena un po’ appesi alla potenza più che all’eleganza, anche nella discreta persistenza all’uscita.