DOC Sangiovese di Romagna Superiore “Beato Enrico” – Santini 2006 [6.0]

Sangiovese, dice, superiore: come dire un trattamento da riserva.

Rubino-violaceo, sopra tutto sull’unghia è scuro ma non fitto. Perfettamente limpido. La tensione è continua ma breve, alla riceca di pizzi palpabili, mòtili e ripetuti.

Il naso è largo, a tratti vagolante. Esprime sensazioni diverse, financo contraddittorie: tabacco e crostata di ciliegie, fumo e cartone, un filo di volatile appeso da qualche parte all’uscita.

Il sorso parla lingue diverse non sempre corrispondenti: è levigato dove l’aspetti rasposo, liquido dove lo vorresti polputo. Il centro si fa angoloso, con base larga e angolo ottuso, con un finale colpevolmente breve.

Meno impressivo di altre prove dello stesso produttore.

IGT Dolomiten Weinberg Zweigelt – Strasserhof 2006 [8.8]

In fondo qusto Zweigelt – un vitigno dolomitico – ha il passo del vinello: ma quello che resta nelle impressioni è ben altro. E’ un frutto a bacca rossa incrociato, nato qualche decennio fa da Blaufrankish e Saint Laurent. Rubino brillante, limpidissimo, non troppo carico ma decisamente espressivo.
Il nasino è accattivante, di non banale presenza selvatica e frutto acerbo, roba di bosco. Brivido umbratile sul finire, mi muschi, di erbe fresche, di erbe calpestate, di sorrisi estivi.
Quest’ olfatto sbarazzino e seducente, come l’ancheggiare di una giovine nelle notti di luna nuova.
Va con il vento, va s’insinua sottopelle, inebria sottile, s’allunga, lampone al traguardo.
Sorso che s’aggrappa al palato, schiavo di piacevolezze e zuccheri non mielosi.
Risale rapido verso un centro fatto di tannini appesi in alto, come tendaggi di tulle. Si frange iln larghezze, dilagando in un finale commovente come le recite dei bimbi a fine d’anno.
Ancor fresco ancora diritto, tiene il passo tinnendo e dilavandosi in ricordi memorabili.
Un bicchiere fantastico, vena di rustico e cuore di seta: facilmente imperdibile.

DOC Aglianico del Vulture “Il Repertorio” – Cantine del Notaio 2006 [7.8]

Vini “spessi” quelli del Notaio. L’indomita passione di Gerardo Giuratrabocchetti ci consegna questo aglianico da solo Aglianico, rosso carminio, con bordi più leggeri e riflessi caldi, seppur non ancora granati.
Il naso è progressivamente aperto, non manca di complessità e palesa anche una certa profondità: il profumo del tabacco conciato e intenso, con importanti muschi tutt’attorno e note legnose e ricordi balsamici. Vasto.
Bello carico il sorso, che propone da subito tannini rilevati seppur tracciati con una mano vellutata. Corposo il centro, solomoderatamente felpato, ricco fino all’uscita che risulta particolarmente lunga.
Bicchiere grosso e intraprendente ad un tempo.

DOC AA Sudtirol Lagrein ‘Sigis Mundus’ – Colterenzio 2006 [8.0]

Nero scuro, adeso ed alto.Aromatico assai ma composto.
Subito espressione d’acidità nel naso, che è più speziato, poi cuoio e legnosità.
Ben orientato, diretto, persistente.
Appagante l’assaggio, fitto e consistente. Resta lieve e felice in bevibilità non ostante la polpa reboante. Liquirizia e caffè ricordati a nastro.
FInale tenuto e bello, persistente con spensierata allegria.
Classico, e di classe.

IGT Venezia Giulia Bianco “Trebez” – Dario Princic 2006 [9.1]

Quant’è buono questo vino complesso, impegnativo, e poco incline all’indulgenza!
Ha il colore ambrato del cognac, appena più pallido. Torbido, con bagliori fulminei. Così teso da rimanere alto, solo la traccia di un merletto sull’orlo.
Al naso è virile e quadrato, ricco dell’armonia di un rullo di tamburi e del ritmo degli ottoni: i frutti secchi, appassiti, caramellati. Note balsamiche, aghi di pino, e un finale balsamico da turbamento. E poi ancora i carboni.
L’assaggio è così intenso da risultare ostico alla descrizione:  corrispondenze d’esattezza micidiale. Gli spiriti in addizione ad un salato di vaste dimensioni, elevato da una quasi-tannicità imperiosa. Tannini? Sì.
Alla fine ha un tratto verticale, nero, rovente.
Un bicchiere elettrico.

IGT Venezia Giulia Pinont Grigio – Dario Princic 2006 [9.0]

La verità è questa: nell’approcciare il pinogrì di Princic Dario va buttato alle ortiche il vocabolario sensoriale utilizzato fino ad ora, perchè il pinogrì di Princic è altrove.
Lo versi e ti trovi questo cognac non troppo vecchio, il colore del caramello. Vagamente nebuloso, con qualche riflesso rosso.
Il naso è crudo: devi fare attenzione a non confondere rusticità e verità con la grammatica fortemente adattata. Il cognac è lì che torna, con la frutta sotto spirito, la profondità che cresce, i toni più maschili a brillare di gioia virile ed imperiosa.
All’assaggio quei graffi astringenti solcano il sorso, trepido d’acidità libera, alto, aereo, superbo in parabola e in traccia.
Brillante di ricordi superalcolici l’uscita, svasata e abbracciante, di un un bicchiere mitologico.

DOC Recioto della Valpolicella Classico – Cantina Valpolicella 2006 [7.0]

Scuro e denso, fitto e cupo, impervio alla luce: viola-rubino molto profondo, senza esitazioni. Lascia pigmenti sul vetro, dove trascina un ordito largo e preciso, consistente.
Il naso si presenta con una botta di marmellata di mirtilli, fresca, ampia. Seguito di sugo d’uva, di mosto di giornata. Il tocco di inchiostro di china è solo un punto, alla fine.
Oleoso l’assaggio, denso e dolce ma non dolcissimo, e non da subito. Anzi la progressione è lieta senza diventare maitravolgente, anzi ferma la carica al centro dove il sorso viene corroborato da tannini fletrosi, piuttosto grossi.
Poi termina un gradino più in basso, lungo ma meno incisivo, con le frutta rosse riprese in sequenza.

DOC Montecucco Sangiovese “Birbanera” – Amantis 2006 [5.5]

La cifra stilistica dell’Aziendadi Bernadetta Angela Tacconi è palese: vini potenti, spessi, curati allo spasimo, e spesso eccessivi.
Questo montecucco è rubino sul bordoe scuro nel cuore, impenetrabile alla luce.
Segna il vetro in modo clamoroso, ricco di archi a sesto ribassato.
Il naso è vellutato e grosso, con impatto superalcolico e seguito spiritoso.
Terra e muffe acconpagnano verso un uscita ancora generosamente eterea, ma prevedibile.
Il sorso è agrumato e chinoso fin da subito, con un graffio tannico decisissimo. Nel mezzo ha carne, anche se di molto asciutta, palato ostaggio un muscolo poderoso, sovrabbondante.
Finale rutilante di rossi acrilici.

Osterreich Landwein “Redmont” Cabernet Sauvignon Syrah – Markovitsch 2006 [6.7]

Sarai tentato, dalla bellissima etichetta rigidamente minimalista. Il bicchiere è bluastro, il rubino è grave e denso, l’orlo lineare, appena digradante.
La stoffa è tesa, e resta appesa leggiadramente sul vetro, a lungo.
All’odorato una poderosa sferzata di spezie chiare, riconoscibile la cannella. Dietro il sottile baccello di vaniglia a coprire un frutto un po’ molle, piegato.
Tondo l’assaggio, seppur non eccessivamente felpato: acidità residua rintracciabile magari più palese dopo qualche tempo dopo l’apertura, ma presente.
Parabola assai liscia, senza soluzioni di continuità, che conduce fino ad un termine di lunghezza media.
Va atteso a lungo, per offrire qualche fugace brivido.

DOC Carso Vitovska – Skerk 2006 [8.7]

Dal Carso vero “la” Vitovska di Skerk, rude vitigno resistente ai freddi venti da Nord, eppure capace di espressioni gentili, financo eleganti.
Skerk non cesella troppo i suoi vini, anzi schiva la filtrazione per lasciare tutta la sostanza nel bicchiere.
Ecco allora facile a comprendersi questo giallo oro micidiale, dal profumo di densità travolgente. Tanta frutta gialla matura, tanto agrume in bucce. Fiorellini, pastosi senza braccia troppo forti a sbordarli.
L’assaggio è franco, deciso, piuttosto liscio in trasparenza. Il centro è largo e secco ma ricco di vibrazioni.
Buonissimo, se non l’uccidi di temperature troppo basse. Sui 20 in enoteca.