DOC Collio Rosso “Leopold” – Fiegl 2003 [6.8]

Non so niente di Fiegl, bevo a occhi bendati. Un blend classicone di Cabernet Sauvignon e Merlot dalle bande di Oslavia: ma resta nel limine delle referenze più rassicuranti, senza vortici di ricerca.
E’ scuro e granato, piuttosto fitto, curiosamente integro all’orlo. Al anso hai subito ovvi riferimenti del tipo: il cioccolato, il tabacco, la botta d0′alcool a 14°. Poi l’ossigento tira fuori le parti più volatili.
Il sorso è meno prevedibile di quanto t’aspetti: ha questa presa amara immediata, questo percorso assai scosceso verso un centro largo, importante.
Le sensazioni si fanno anche più acuminate con bordi ogni tanto slabbrati.
Il finale si tiene, ma di forza. Vale 30 petecchioni, al ristorante: e non son patate.

DOC Amarone della Valpolicella Classico ‘La Marega’ – Le salette 2003 [7.0]

Nel 2003 gli Amarone hanno visto epressioni alcooliche estreme: LeSalette con il suo Marega l’ha contenuto a 15°.
E’ scuro fitto e affatto torbido, ha il rubino e scarlatto, e appena una punta di viola sull’unghia: ma un punta, un filo.quasi fluorescente tutt’attorno.
Convinto il naso che non porta avanti battimenti troppo fruttolosi. SPirito consistente, e una vena di prugne appena percepibile su una mano in fondo abbastanza asciutta.
Convince anche il sorso che abbocca con una presa decisa e acchiappante. Il mezzo è acuto e puntuto, potente il gusto e incisivo. Tannino levigatissimo, una vera seta:  formidabile la coerenza del finale, che resta elevato e rigoroso a lungo.

DOC Trento “Perlè Nero” Extra Brut – Ferrari 2003 [6.0]

Una doppia delusione, il Perlè Nero: perchè l’operazione era ambiziosa, e data la tradizione della Casa trentina ci si attendeva una grande prova, e perchè il prezzo d’uscita è imperativo.
E’ un pinot nero in purezza, millesimo 2003 e sboccatura 2009. Bello bello al colore, paglierino intenso con sfum,ature gigie e lucide.
Spuma finissima, ricca durevole e persistente. La gran risorgiva tiene densa la corona con perline robuste e dinamiche.
Il naso è sovrastato da lievi scrocchianti, con un bell’accenno di maturità su una scena comunque delicata, anzi di una certa eleganza.
La bocca è invece assi divaricata tra il sale pronunciato dell’bbocco e il finale secchissimo con una specie di esitazione nel mezzo. Il durante è piuttosto aspro, come se difettasse d’amalgama, anzi spigoloso.
Non facile la gestione del sorso che a tratti risulta quasi disarticolato, financo scostante. Latita in piacevolezza un bicchiere che ricorderai più complicato che complesso.

DOC Rosso Conero “Traiano” – Silvano Strologo 2003 [8.2]

rosso conerotraiano strologo 2003Ho conosciuto Strologo un giorno d’estate che andavo in bici. Mi fermai alla porta della sua cantina: un tizio in braghe corte mi disse che sì, erano aperti. Chiesi fino a che ora, che in bici mi durava fatica portar via qualche cartone di vino. Mi rispose Alle dieci emmezzo vado a letto, veda lei. Tornai motorizzato, e mi tenne a parlare di montepulciani fino a dopo il tramonto. Assaggiai anche questo Traiano che non convinse affato, da giovine. Ne dimenticai una sola bottiglia in cantina, ed ora.
Neppure vagamente granato, riscuote un bel tono viola attorno al rubino denso e intenso. Il cuore è oscuro, la trama è aperta e guarnita di un merletto millimetrico.
Al naso si muove in larghezze, con una mano matura, convinta, tonda. Netta la prugna, appoggiata ad una lucente voce di mallo di noci.
Flessuoso il profumo, consistente la bocca: densa di corrispondenze ma anche di stravaganze, con i tannini che s’infilano in tratteggi gocciolanti succo e piccanze.
Orientato ai toni acuti, il sorso tiene la piazza con fermezza per un bicchiere di gran carattere.

IGT Provincia di Pavia Rosso “La Macchia” – Bellaria 2003 [8.8]

IGT Provincia di Pavia Rosso "La Macchia" - Bellaria 2003 [8.8]Annata torrida e Merlot: ce n’è abbastanza per fare tremare le vene ai polsi. Ti avvicini a questo prodotto amato da Paolo Massone che lo chiama figlio: scuro, sanguinoso di un sangue fitto e passionale, ricco di sfumature blu. Rubino fulgido al bordo.
Ha olfatto cremoso che spande molto oltre l’orlo del bicchiere, quando ancora sta rattrappendosi in merletti. E’ importante e fine al tempo medesimo, fulminato di note squillanti di spirito, frutto caldissimo, spezie rubiconde, fiori rosati.
Cangiante.
Rovente il sorso, piccante di pimenti fin dal primo istante. S’aggiunge un abbaglio di cioccolato amaro nero quando i tannini avvolgono il palato. Vivi, vividi, vivaci.
Formidabile la tenuta dela ramo alto della parabola gustativa, quando la polpa matura s’accende e si dilata in un abbraccio forte e vigoroso, interminabile.
Un bicchiere drammatico.

IGT Toscana “il Drago e le Sette Colombe” – Colle di Trequanda 2003 [6.0]

IGT Toscana “il Drago e le Sette Colombe” - Colle di Trequanda 2003 [6.0]Di certo un millesimo impegnativo questo 2003. Versando, traspare già la spettacolare “oscurità” di questo IGT, che pare inchiostro nel bicchiere, con l’unghia più viola. Smisurati i semicerchi sul vetro, quasi immobili.
Il naso va atteso, che nei primi istanti appare scomposto e fumigante.
Poi emergono i frutti, la prugna conservata, più l’impegnativo corredo delle spezie, del cuoio, della cotognata.
L’assaggio s’abbocca più liscio con i tannini che arrivano subito rasposi e asciutti. Ancora salivanti, ma astringenti e parecchio. Muscolo nel centro della bocca, pagato in eleganza. L’uscita trascina ruvidamente il finale, sovrastando il buono di polpa intravisto.
Un vino complicato, ed in fondo irrisolto.

DOC Trentino Traminer Aromatico – Pojer & Sandri 2003 [7.8]

trentino-traminer-aromatico-pojer-e-sandri-2003.jpg Dimenticare in (pessima) cantina una bottiglia per vedere cosa succede: ecco dunque il Traminer di cinque anni. Poderoso in alcool, è giallo come oro nuovo, sfavillante.
Impercettibile la sospensione, ha viscosità quasi di passito e tensione di rosso.
Il naso ha perso la giocosa fruttuosità della gioventù, anche se avanza un tono di mela verde matura, mentre il resto si fa “alto” con un’ineluttabile eco d’evoluzione che lo rende serio, financo severo.
Vaniglia e agrumi vengono in soprammercato.
La bocca ha acquisito una adulta compiutezza: raggiunto e sorpassato l’acme della parabola di maturazione, ha nerbo appena arrotondato, ma l’acidità residua governa una armonico scenario in cui un orizzonte ampio, potente  e persistente si svela adagio. Lunga è l’uscita, in generosa eleganza.

Champagne by Bollinger 2003 [8.0]

champagne-2003-by-bollinger.jpgAnno straordinario, cuvee straordinaria: Pinot Noir Ay e Verzenay con Chardonnay Cuis – dice – rendono un giallo dorato, con spuma esuberante d’avorio vecchio, dall’effervescenza prolungata.
Il naso è complesso, con apertura nel segno delle rose e una profondità aromatica particolare. Trovi il ricordo dei fichi secchi, d’uva passa e caramella mou.
La bocca è molto articolata e seducente ad un tempo. Attacca ancora ricco di bollicine, deciso, quasi affilato: poi s’ingrossa acquisendo un dorso pieno, sostenuto in tensione per l’attesa dell’acidità residua controllatissima.
Termine agrumato-amarognolo, delizioso.

DOC Breganze Torcolato – Firmino Miotti 2003 [9.0]

DOC Breganze Torcolato - Firmino Miotti 2003 [9.0]Sarà anche l’annata calda: ma il Torcolato di Miotti è un miracolino. Spettacolare colore ambra aranciato, con splendidi riflessi dorati.
Ceruleo, materico, scoplisce disegni frattali sul verto tra colonnine nitide e ferme.
Il naso è imperioso, con deciso sentore di miele, fichi secchi, marmellata di ciliege, tamarindo e infine la nobile buccia d’arancia candita.
L’assaggio è, letteralemente, travolgente. L’attaco è deciso, volitivo: aleggia di frutta secca, con un centro di struggente intensità. Zuccherino senza giungere ad essere stucchevole, è dolce di frutto denso, polposo fino al finale sterminato e masticabil. Una crìa di acidita lo protegge dalla sua stessa grandezza, rendendolo immenso.
Imperdibile.

DOC Amarone della Valpolicella Classico “Pergole Vece” – Le Salette 2003 [7.2]

amarone_pergolevece_lesalette-2003.jpgIl cru de Le Salette – ottenuto come dice la ragione sociale da impianti di antica fondazione – appare abbrunato con una nuance castana che emerge dal granato fitto di fondo.
Sul vetro esprime un merletto finissimo che si rapprende in archi medi, regolari.
Il naso aggiunge qualcosa al sentore tipico dell’Amarone, avanzato e complesso: la prugna secca apre la strada a note più ferme di cioccolato e caffè. Alla fine della parabola una virgola agrumata, un che di limone in buccia.
L’assaggio è denso e viscoso, caratterizzato da una vena alccolica esorbitante, oltre i 16°.
Già molto maturo, ha un centro speziato, quasi piccante, che conduce verso un finale dalla corposità enorme, ma dalla bevibilità minata da un estratto impressionante.
Tannini in grande equilibrio – segno di un vino benfattissimo – ma forse un filo sopravanzati dalla spina davvero travolgente.
Finale grosso e interminabile.
Qualche spigolo in riferimento all’annata di cui si sa, ma con una prova di grande dignità.
Rutilante, ma tracimante.