
Villa Aiola è una delle 93808308912408943 località che si professano “Culla del P.Reggiano”. In verità è una frazione di Montecchio Emilia, caso mai ci fosse bisogno di ribadire l’emilianità di questa tavola verde punteggiata di vigneti lambruschi. Ormai le tirelle da sei metri cedono il posto a impianti moderni, e si sta perdendo il molle andazzo delle piantone umbratili, con i filari spaziati che davano rese per ettaro non spettacolari, ma una generosità per ceppo che conduceva ai teneri lambruschi di casa, magari con un punto di colore in meno e un punto (o cinque..) di dolcezza in più.
Da queste parti l’aria che tira è la trattoria – cucina casalinga: sfinenti alluvioni di tortelli, pasta all’uovo, arrosti misti con prevedibili crolli sulle pietanze. Alla Grattugia si prova a lavorare di fino su tutta questa emilianità: già tra gli antipasti, punteggiati com’è d’obbligo di affettati, le referenze che arrivano in tavola sono ben oltre la banalità. Un salame “gentile” di grande potenza, un culatello di Rossena ben stagionato (no, niente a che vedere con quello di Zibello, ma buono), buone pancette, buone coppe. La chizzetta (gnocco fritto ripieno) non è una robina tirata via, e lo stesso gnocco fritto fa bella ed asciutta mostra di sè. Il Menù accompagna tra la cucina cucinata, con nomi anche aerei: Il Poeta Contadino, Sull’Aia, Invito ai Sapori non saranno invenzioni che l’umanità ricorda, ma almeno elevano l’intenzione oltre la rassicurante routine del tortello-e-tortello.
La grattugia infatti i tortelli li propone ripieni di gorgonzola, con “ragù” di pere e scagliette di pecorino: un piatto che resta solido non ostante il moderato azzardo; o con le tagliatelle in “crema” di P.Reggiano e Culatello di Canossa. Un piatto semplice anche nel progetto, ma più riuscito grazie ad una ottima sfoglia all’uovo e ad una cottura azzeccata.
Tra i secondi il coniglio al balsamico s’accartoccia nella versione arrosto, pur nobilitato da una panatura di grana che lo rende molto saporito.
Dolci della casa sul finire, con belle bottiglie locali e non, con prezzi umanamente corretti, asiieme al servizio che ci mette del suo al tavolo per raccontare, spiegare, coinvolgere in un percorso di qualità della materia che non trova folle di adepti e va salvaguardato.
Il conto dice che per 4 piatti ci vogliono 40 europei più i dispari, ma è cena d’impegno anche per la vigorìa delle porzioni, per una serata serena e senza tenzione.
Disclaimer: mi scuso con i lettori ed il patron per l’insufficiente qualità delle immagini, provocata in massima parte dalla bassissima luce del locale.