
Varcando il cancello del Maso Taschlerhof, a pochi minuti dall’uscita di Klausen sulla Brennero, provi una sensazione come di lacerazione: da un lato l’edifizio tradizionale, con tutte le icone che t’aspetti in maso atesino. A fianco, costruito in aderenza, un bel corpo di fabbrica dal design sobrio e “lanciato“: pietra, legno e cristallo. Sobrio, elegante, quel che hi-tech che è al tempo stesso significato e messaggio: e lo capirai dopo pochi istanti quando Peter Wachter, occhi curiosi e mano tesa, ti verrà incontro per guidarti nella confortevole e per la verità bellissima nuova sala di degustazione.
I 4 ettari di proprietà, coltivati a Guyot…
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Devi andarci, a trovarli: basta che una giornata di sole ti incammini lungo le colline piacentine avrai dovizia di Castelli e Rovine ed Armigeri e delizie del palato e della gola.
Il verde dei campi brilla al sole basso tagliente d’inverno e fa netto contrasto con il bruno delle viti ancora spettinate. Massimiliano Croci ti si fa incontro con un saluto senza fronzoli, accogliendoti nel cortile di contadini che ha tutto di vero e niente di quel finto-rustico con i fiori secchi alle pareti e le spighe di grano eccetera che fanno la gioia dei Vichinghi alla ricerca del Pittoresco Indigeno. Qui c’è mani callose, lavoro della terra, conoscenza ed esperienza.
Massimiliano ha 27 …
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Esce dagli intrugli acquitrinosi di quel dire e non dire, che nel sedimentarsi dei giorni e delle prevedibili avversità diventerà presto un telavevodètto, scrollandosi via più d’un macchinario puntellato da sorrisi tirati via e dall’armamentario pusillanime del meglio un uovo oggi.
(tra parentesi, razza di citrullo, se ti mangi l’uovo oggi da cosa nascerà la gallina di domani?)
Esce dunque dalle prospettive fragorose delle virgole fatte a svincolo, fiato tinteggiato d’ansia e voce appena recalcitrante a dire ancora le parole, cha sarebbe il tempo qualche volta anche dei silenzi. Ne esce, e seguendo la voce digitale si addentra per strade così …
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Potrebbe capitarti di inerpicarti lungo la strada pieghevole che conduce al Borgo Incantato. Vigoleno è uno di quegli accidenti tutti italiani in cui ti imbatti se non sei abbastanza pigro o se sei abbastanza ficcanaso da andarti a guardare di persona questi piccoli miracoli dell’Uomo – maiuscole e tutto – che qualche Macchina del Tempo malfunzionante ha inchiodato da qualche parte a cavallo dell’anno mille e dispari e l’ha trascinato in su le antiche scale fin qui da noi, in mezzo ai motori diesel e ai ristoranti McDonald.
Perchè Vigoleno è un Castello Fatato. Una cosa incredibile che se non varchi la soglia non ci credi: passando sotto la ferrata …
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