Fantasmi di luce serotina
Il tempo lascia i segni: la torre castellana virata in stalle da secoli di riuso, cosiccome la luce sbieca del tramonto fiocca una fantasmagoria di danze pressocchè deserte.
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Il tempo lascia i segni: la torre castellana virata in stalle da secoli di riuso, cosiccome la luce sbieca del tramonto fiocca una fantasmagoria di danze pressocchè deserte.
Mousse di ventricoli, nella sulfurea Catania: ancora più amabile quando si lascia calpestare così, disperata e sfatta.
E’ spregiudicata la capacità di un mondo affannato, stanco, prolisso di temerarie tristezze così smisurate da sconfinare i valichi della comprensione di produrre bellezza da rimaner senza fiato in un angolo dimenticato, prevedibilmente: inutile. Eppur lì, tra di noi piccoli bipedi molto probabilmente superflui, inebetiti a guardare.
Solo alcuni, ancora non troppo ingobbiti dal dover essere, scapperanno di dover fermare quell’attimo, e tradurlo in un che di eterno: ma così folgorante da rimanere impietriti.
Che è poi un modo come un altro per dire che il mondo spesso te lo trovi più per il traverso che per il diritto: e non solo perchè s’è appena scavallato il solstizio.
E’ una specie di paradigma, del quale però faresti volontieri a meno. Ma osservare di lontano, e interrogarsi, questo sì.