Appunti Dilùce | Tales from topographic mountains

Gonfia di linee inesatte, una casa d’altrove s’attarda sul ciglio di una strada moderatamente collaterale.

Quando spesso sono le strade che ti cercano, scovandoti negli angoli polverosi di un’ansia crivellata di quesiti inesplosi.

Come se ci fosse realmente bisogno di binari d’acciaio e macchine ferramentose per varcare l’abisso di un orizzonte di seconda classe.

Come se ci fosse davvero bisogno di avere tutte le gambe di un ragno per mantenersi in equilibrio nel vortice calmo di giorni troppo fitti per essere contati con pallottolieri di seconda mano.

Perchè a volte basta uno sguardo inerme, per librarsi nelle pieghe del più imprevedibile dei: Quando?

Giusto perchè i labbri della ferita non è detto che abbiano a conficcarsi l’un l’altro per guarire per sempre.

A volte basta respirare abbastanza forte ed abbastanza in alto per avvertire l’ebbrezza di un volo senz’ali, di un’aria senza vento, di un giorno senza tempo.

Occhi rutilanti di macigni ritrosi d’arcane saggezze.

Appunti Dilùce | Sardegna dirotta su Alghero

Che poi ti guarda con occhi strabici ed appannati, come un pugilatore groggy.

Poi ti mostra vie che avresti osato sognare, o magari: sognato osare.

E presenta il conto in forma di bivii attorcigliati di domande, larga la foglia stretta è la via, voi dite la vostra.

Che io dico la mia, con tutte le facce di traverso e gli occhi al posto sbagliato.

Sàna le ère di sana vecchiezza, cotta da troppe fiamme di tramonti, e cannonate e fiati di soldati.

Scioccamente pensarla in attesa di torpedoni affollati di turisti, da spolpare come sarde a beccafico con denti taglienti.

Disegnata d’ombre come ali di farfalla, ed altrettanto leggere ed altrettanto effimere. E di certo più evanescenti. Inattingibili.

Scoprirla quasi ascetica, di una spiritualità ribollente e ctonia.

Fitta di contraddizioni, interiezioni, deviazioni, protezioni. Convinzioni e petizioni. Esitazioni: e piccole sedizioni.

Pestando via l’ombra con luci disumane, intermittenti come il cuore di un cormorano.

Appunti Dilùce | Le foto concrete di Maurizio Camagna


Ho conosciuto Maurizio di sponda: con l’obiettivo conficcato nei piatti di Matteo Fronduti. Poi c’era solo il piatto e gli obiettivi li abbiamo dimenticati a casa, complice una delle più seducenti Trattorie d’Italia: Mariella, a Calestano. Un po’ di incroci di amici digitali e analogici: il reprobo Mr.Oz che una volta commentava ed ora è passato seriosissimamente dall’altra parte della scrivania, o il sodale Dan Lerner, gran organizzatore di incontri meticci.

Camagna è un fotografo professionista, quindi non starò a dire che fa belle foto.

Quello che è interessante è il come: una specie di versione venti-dieci (2010 per voi) dell’istantanea. Quindi l’istantanea per eccellenza, che è la Polaroid.

Le foto raccolte in questo fotoblò, mi paiono particolarmente coinvolgenti: sono un bel discorso, con una bella grammatica, e una ortografia assolutamente deliziosa. Il fomento di tutto ciò è ben spiegato dall’Autore, ma par caratteristico sottolineare che si tratta di immagini catturate con l’iPhone, e trattate per diventare finte Polaroid. L’effetto è giusto, il risultato ammaliante.

Courtesy: Camagna.

Appunti Dilùce | Rena Major

Mi piace fare fotografie, perchè libera dalla tecnica. Libera dall’allenamento, dallo studio, dalla pratica quotidiana. Dalla meccanica.
Basta un’idea, snap, e la strappi via dal nastro del reale. Ed in un frammneto subatomico, in precario equilibrio d’elettroni, racconti uno o più mondi, a seconda del tasso d’umidità, delle precipitazioni, del bollettino delle valanghe. Dell’umore della ciclotimica figlia del vinaio.

Mi piace fare fotografie. Perchè sprizza luce tutt’attorno, condensando in un fascio d’elettricità i brividi del mondo.

Appunti Diviàggio | Trasvolate

Sento già piovere le accuse di nostalgismi: ma no, è solo che sul ponte del colossale ferry – se quell’arnese che schizza a 35 nodi si può ancora chiamare ferry – non riesco a credere che si possa andare così veloci con una nave così poco idonea, almeno al mio occhio ignorante.
Ai miei tempi, e non era il quindicesimo secolo, erano notti all’addiaccio, per spedere il meno possibile con il “passaggio ponte”, e la traversata prendeva ore ed ore, e si scendeva a destino un po’ ammaccati e magari anche un po’ lividi di morchia, ma molto Konrad della domenica.

Ora è tutto a posto: magari i panozzi e i tramezzi del bar, ecco, quelli hanno ancora qualche area di miglioramento.

Appunti Dilùce | Pesce d’aprile

Liutpoldo guarda la neve il primo d’aprile, e non riesce a convincersi che non sia un pesce.

Appunti Dilùce | Albeggia

Il lungo inverno, la luce improvvisa. Il sole  improvviso l’alba improvvisa. Le cose che succedono improvvose, improvvisamente. L’alba rossa, rami neri, le nuvole smilze, i prati bagnati, le strade nere le colline piegate, le case addormentate i sogni improvvisi, gli occhi cisposi il succo di frutta, le dita rapprappite l’alba che sorge, i momenti più neri i momenti più gialli, la luce duttile del mattino.
e finallmente si fa fresco, che non è più freddo.

Appunti Dilùce | Anche Le Automobili Sanno Essere Bellissime

Occhieggiano leghe leggere

Lame di luce parzialmente precise, ancora nitide d’idrocarburi

folgori azzoppate e verticali smembrate

scolpendosi d’ombre per nulla timide, e cacofoniche

a ritagliarsi in sorrisi variamente cosmici

o semplicemente scolpiti fuori dal tutto con scalpelli elettrici

più raramente genuflessi, arditamente innocui come armi in scatola di montaggio

fulminescenti

o inscritti in parabole molto meno banali, sotto luci impietose e e terremoti tascabili

e gli inestetismi della cellulite combattuti con le bombe a mano

quando gli occhi smerigliano rintocchi di sapore vagamente metallico

le geometrie s’arrendono meglio

ostinatamente utili, non ostante il convergere apparente di pareri contrarii

sinuose come spire di serpenti oleodinamici, ancor più esigenti dei primi

la luce che s’incastra a mezz’aria, consumata da una compagna più illustre

Immagini mai sfiorate da alcun photoshop.

La Nebbia

Ci sono immagini che non rispondono ad alcuno dei canoni di bellezza, pregnanza e coerenza che normalmente attribuisci ad un’opera dell’ingegno. Che anzi, sono proprio *bruttine*.
Eppure racchiudono in sè una certa forza evocativa, una capacità di comunicazione immediata: non mediata.
Questa è presa all’alba, con il piccolo ed inadeguato occhio del Blecberri: ma non stavo guidando eh, giuro che mi sono fermato.
In mezzo alla strada.