
I pomodori “col pizzo” prodotti nell’area vesuviana sono una delle icone della ristorazione contemporanea. Uno di quei tormentoni che si avvitano su se stessi quando il nome diventa quasi più importante del contenuto: la battuta dev’essere fassona, il pane di Pol, le uova di Parisi.
Non dirò nulla sul piennolo, perchè la rete è piena di peana a questo miracolo della natura. Ma ho ancora negli occhi i grappoli appesi fuori dalle case aggrappate ai fianchi della Montagna, ancora nel mese di gennaio, e sono folgori rosse dipinte dalla luce tagliente del sole invernale.
Di tutti gli usi di questa delizia uno è sconosciuto: almeno al di fuori della zona di produzione,…
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di Fabio D'Uffizi

“Non so fatta ‘e pedra, nemmancu ‘e mel’arreghe ispirgos de aranza” – Inghirios, A. Parodi
Sull’Isola verde e smeraldo dei Pastori, delle cento teste per cento berritas, degli operai con il caschetto di plastica, dei minatori dimenticati, dell’alluminio spogliato, dell’amianto soffuso, dell’uranio mica tanto impoverito, dei poligoni militari, della discontinuità territoriale, dei russi al posto degli arabi, delle Ville Certosa, delle petrolchimiche spettrali e abbandonate, delle strade scomparse o mai apparse, dei traghetti estorsori, del prezzo del latte crocifisso dalla UE e dal nord secessionista,…
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Nella società moderna per qualche deformazioni antropologica si crede che il maschio della specie Sapiens sia nato per fare il bricolage. Un intero comparto commerciale e produttivo si è allineato a questo infondato luogo comune: l’attrezzatura per il fai-da-te è una delle più scandalose mistificazioni del nostro secolo. Come non sentirsi inadeguati senza un compressorino, una bella fresatrice elettrica, una forbice da metalli nella cassetta degli attrezzi?
Curioso, perchè i maschi invece dovrebbero andare a caccia: portare a casa prede per le proprie donne, macellarle, porle allo spiede. Poi dovrebbero perdere il resto del loro tempo – satolli ed ebbri di…
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di Cristina Bowerman

Che noia. E anche un po’ di amarezza. Pensavo e speravo che l’ opportunità finalmente offertaci da Paolo Marchi di salire sul palco di Identità Golose potesse spronare tutti (giornalisti, blogger o commentatori) a interessarsi alla cucina di….. (mettete voi il nome).
E invece, nella maggior parte dei casi, stabilito che siamo tutte brave e interessanti, di noi si parla solo in termini di “comparaison“. Praticamente sembra che la nostra esistenza sia determinata dal paragone con altri chef. Chiaramente uomini. Bah.
Ringrazio Identità Golose e i blog, tra cui questo, che invece hanno parlato del contenuto degli interventi delle chef donne. Altre testate,…
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Oggi è la giornata di Identità Golose. La manifestazia milanese raccoglie attorno a sè l’iradiddio della gastronomia italiana, e non. E aggiungerà anche cose di vino, e altro e altro.
Per un pranzetto della domenica non identitario (cioè per coloro che a Milano non ci saranno) ecco una piccola cosa che da una certa sodisfazione, soprattutto se l’unica ricciola ammannita dalla pescivendolista è in tranci: che l’animale era colossale, e trovare chi svaligi un ufizio postale di provincia per comprarsi un pesce è infequente.
Allora visto il pescione a tranci, me ne approprio. Due dita delle mie di spessore, circa 4 centimetri. Li passo in padella a temperatura…
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