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	<title>appunti digòla &#187; eventi &amp; notizie</title>
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	<description>appunti e disappunti di gaudenza quotidiana</description>
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		<title>Recioto di Gambellara: storie di Picai e Putei</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 10:55:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio D Uffizi</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi & notizie]]></category>
		<category><![CDATA[fabio d'uffizi]]></category>
		<category><![CDATA[gambellara]]></category>
		<category><![CDATA[recioto]]></category>

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		<description><![CDATA[Hanno vinto i ragazzi di Montebello! Li ho visti io, spremere e schiacciare, pigiare e torchiare, tifare e gioire. La Prima dei Picai, ovvero dei grappoli di garganega appesi e asciugati, che quest&#8217;anno si è svolta a Montorso, sotto lo sguardo palladiano e spezzato della fascinosa Villa da Porto, ha rivelato tutta la potenza di una tradizione, dei bambini che sentono con il naso, la bocca ed i piedi quegli acini bruniti e smunti che diventeranno il vino dolce e lungo, elettrico e mansueto che è il Recioto di Gambellara. Poco importa se i piccoli partecipanti urlanti e stivalati hanno schiacciato, senza il rispetto che probabilmente merita, preziose quantità di Zygosaccharomyces Gambellarensis, il lievito dallo status indigeno isolato dal Dipartimento di Viticoltura ed Enologia della scaligera università, e che si nasconde proprio là, domiciliato nelle uve garganega invecchiate. Poco importa se i vecchi torchi hanno rappresentato un ostacolo troppo duro per delle braccia ancora troppo giovani, quello che importa è che la competizione è diventata gioco, ed il gioco insegnamento. Almeno per me. Perché scoprire un territorio così concentrato sull&#8217;appassimento delle uve fa sempre un certo effetto. Perché se il Recioto di Gambellara ha la sua storia, il Vin Santo ne ha altra ancora più affascinante. Nell&#8217;azienda di Lino Sordato ne ho avuto conferma: grappoli di sola garganega proveniente da vigne vecchie, il controsoffitto della cantina come unica dimora per cercare di sfruttare ogni piccola escursione del termometro, stanno là appesi da fine settembre fino alla settimana santa, poi sobbollono in legni piccoli per 2 anni, poi ancora 16 mesi almeno in legni sempre più minuti e profumati. Nasce così il Monte dei Tani, una piccola bottiglia di grande fascino, di lucentezza e profondità, di semplice e lunghissima complessità, che vede la bocca dell&#8217;appassionato trangugiatore solo dopo il 5° anno dalla vendemmia. Non chiamatelo Recioto, datemi retta, perché questo è un Vin Santo di Gambellara, Santo per davvero.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai.jpg" rel="lightbox[23958]"><img class="size-full wp-image-24104 aligncenter" title="picai" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai.jpg" alt="" width="733" height="550" /></a></p>
<p>Hanno vinto i ragazzi di Montebello! Li ho visti io, spremere e schiacciare, pigiare e torchiare, tifare e gioire.</p>
<p>La Prima dei Picai, ovvero dei grappoli di garganega appesi e asciugati, che quest&#8217;anno si è svolta a Montorso, sotto lo sguardo palladiano e spezzato della fascinosa <a href="http://www.villadaporto.it/">Villa da Porto</a>, ha rivelato tutta la potenza di una tradizione, dei bambini che sentono con il naso, la bocca ed i piedi quegli acini bruniti e smunti che diventeranno il vino dolce e lungo, elettrico e mansueto che è il Recioto di Gambellara. Poco importa se i piccoli partecipanti urlanti e stivalati hanno schiacciato, senza il rispetto che probabilmente merita, preziose quantità di <em>Zygosaccharomyces Gambellarensis</em>, il lievito dallo status indigeno <a href="http://www.tigulliovino.it/dettaglio_articolo.php?idArticolo=7308">isolato</a> dal Dipartimento di Viticoltura ed Enologia della scaligera università, e che si nasconde proprio là, domiciliato nelle uve garganega invecchiate. Poco importa se i vecchi torchi hanno rappresentato un ostacolo troppo duro per delle braccia ancora troppo giovani, quello che importa è che la competizione è diventata gioco, ed il gioco insegnamento.</p>
<p>Almeno per me. Perché scoprire un territorio così concentrato sull&#8217;appassimento delle uve fa sempre un certo effetto. Perché se il Recioto di Gambellara ha la sua storia, il Vin Santo ne ha altra ancora più affascinante. Nell&#8217;azienda di Lino Sordato ne ho avuto conferma: grappoli di sola garganega proveniente da vigne vecchie, il controsoffitto della cantina come unica dimora per cercare di sfruttare ogni <em>piccola</em> escursione del termometro, stanno là appesi da fine settembre fino alla settimana santa, poi sobbollono in legni piccoli per 2 anni, poi ancora 16 mesi almeno in legni sempre più minuti e profumati. Nasce così il <a href="http://www.sordatovini.it/vini.htm#Vin%20Santo">Monte dei Tani</a>, una piccola bottiglia di grande fascino, di lucentezza e profondità, di semplice e lunghissima complessità, che vede la bocca dell&#8217;appassionato trangugiatore solo dopo il 5° anno dalla vendemmia.</p>
<p>Non chiamatelo Recioto, datemi retta, perché questo è un Vin Santo di Gambellara, Santo per davvero.</p>
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<tbody>
<tr>
<td><a href="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_2.jpg" rel="lightbox[23958]"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-23963" title="Picai e Putei" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_2-178x98.jpg" alt="" width="178" height="98" /></a></td>
<td><a href="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_3.jpg" rel="lightbox[23958]"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-23964" title="Picai e Putei" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_3-178x98.jpg" alt="" width="178" height="98" /></a></td>
<td><a href="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_4.jpg" rel="lightbox[23958]"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-23965" title="Picai e Putei" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_4-178x98.jpg" alt="" width="178" height="98" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td><a href="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_5.jpg" rel="lightbox[23958]"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-23966" title="Picai e Putei" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_5-178x98.jpg" alt="" width="178" height="98" /></a></td>
<td><a href="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_6.jpg" rel="lightbox[23958]"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-23967" title="Picai e Putei" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_6-178x98.jpg" alt="" width="178" height="98" /></a></td>
<td><a href="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_7.jpg" rel="lightbox[23958]"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-23968" title="Picai e Putei" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_7-178x98.jpg" alt="" width="178" height="98" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td><a href="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_8.jpg" rel="lightbox[23958]"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-23970" title="picai_8" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_8-178x98.jpg" alt="" width="178" height="98" /></a></td>
<td><a href="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_9.jpg" rel="lightbox[23958]"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-23971" title="picai_9" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_9-178x98.jpg" alt="" width="178" height="98" /></a></td>
<td><a href="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_10.jpg" rel="lightbox[23958]"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-23972" title="picai_10" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_10-178x98.jpg" alt="" width="178" height="98" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td><a href="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_11.jpg" rel="lightbox[23958]"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-23973" title="picai_11" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_11-178x98.jpg" alt="" width="178" height="98" /></a></td>
<td><a href="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_12.jpg" rel="lightbox[23958]"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-23974" title="picai_12" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_12-178x98.jpg" alt="" width="178" height="98" /></a></td>
<td><a href="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_13.jpg" rel="lightbox[23958]"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-23975" title="picai_13" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_13-178x98.jpg" alt="" width="178" height="98" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td><a href="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_14.jpg" rel="lightbox[23958]"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-23978" title="picai_14" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_14-178x98.jpg" alt="" width="178" height="98" /></a></td>
<td><a href="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_15.jpg" rel="lightbox[23958]"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-23979" title="picai_15" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_15-178x98.jpg" alt="" width="178" height="98" /></a></td>
<td><a href="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_16.jpg" rel="lightbox[23958]"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-23980" title="picai_16" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_16-178x98.jpg" alt="" width="178" height="98" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td><a href="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_17.jpg" rel="lightbox[23958]"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-23981" title="picai_17" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_17-178x98.jpg" alt="" width="178" height="98" /></a></td>
<td><a href="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_18.jpg" rel="lightbox[23958]"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-23982" title="picai_18" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/picai_18-178x98.jpg" alt="" width="178" height="98" /></a></td>
<td><a href="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/monte_tani.jpg" rel="lightbox[23958]"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-23983" title="monte_tani" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/monte_tani-178x98.jpg" alt="" width="178" height="98" /></a></td>
</tr>
</tbody>
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		<title>Cavallaro &#124; Un Posto a Milano</title>
		<link>http://www.appuntidigola.it/2012/01/19/cavallaro-un-posto-a-milano/</link>
		<comments>http://www.appuntidigola.it/2012/01/19/cavallaro-un-posto-a-milano/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 14:14:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Caffarri</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi & notizie]]></category>
		<category><![CDATA[cascina cuccagna]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Cavallaro]]></category>
		<category><![CDATA[un posto a milano]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo aspettavamo. La conversazione è andata più o meno così: AdG: Mbè, Chef? NC: Ci siamo. A marzo si apre. AdG: Dovecomeperchè? NC: Posto pazzesco, cascina storica in città. Guarda Cascina Cuccagna, poi capisci. A Marzo. AdG: Uh. E tu che fai? NC: Cucina democratica. AdG: Ah. E come si chiama? NC: Un Posto a Milano! In effetti il nome c&#8217;è, e il posto pure. Sulla faccenda della cucina democratica il funambolico pado-cosmopolita dice che si ispira alla sua ABC &#8211; Altissima Bassa Cucina, e troverà il modo di sfamare le masse a poco più di 30euri. Andremo a provare, prima di pallare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/unpostoamilano.jpg" rel="lightbox[23666]"><img class="aligncenter size-large wp-image-23667" title="unpostoamilano" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/unpostoamilano-733x550.jpg" alt="" width="733" height="550" /></a></p>
<p>Lo aspettavamo. La conversazione è andata più o meno così:</p>
<p><em>AdG: Mbè, Chef?</em></p>
<p><em>NC: Ci siamo. A marzo si apre.</em></p>
<p><em>AdG: Dovecomeperchè?</em></p>
<p><em>NC: Posto pazzesco, cascina storica in città. Guarda <a title="Cascina Cuccagna" href="http://www.cuccagna.org/portal/IT/handle/?page=homepage" target="_blank">Cascina Cuccagna</a>, poi capisci. A Marzo.</em></p>
<p><em>AdG: Uh. E tu che fai?</em></p>
<p><em>NC: Cucina democratica.</em></p>
<p><em>AdG: Ah. E come si chiama?</em></p>
<p><em>NC: Un Posto a Milano!</em></p>
<p>In effetti il nome c&#8217;è, e il posto pure. Sulla faccenda della cucina democratica il funambolico pado-cosmopolita dice che si ispira alla sua <a href="http://www.appuntidigola.it/2011/02/03/cavallaro-abc-is-the-new-loud/">ABC &#8211; Altissima Bassa Cucina</a>, e troverà il modo di sfamare le masse a poco più di 30euri.</p>
<p>Andremo a provare, prima di pallare.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Venti-Undici &#124; Gli 11 post più letti nell&#8217;anno 11 del millennio terzo, in cui scoprimmo che a volte è meglio non essere salvati.</title>
		<link>http://www.appuntidigola.it/2011/12/31/venti-undici-gli-11-post-piu-letti-nellanno-in-cui-scoprimmo-che-a-volte-e-meglio-non-essere-salvati/</link>
		<comments>http://www.appuntidigola.it/2011/12/31/venti-undici-gli-11-post-piu-letti-nellanno-in-cui-scoprimmo-che-a-volte-e-meglio-non-essere-salvati/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 06:45:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Caffarri</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi & notizie]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[post più letti]]></category>
		<category><![CDATA[venti-undici]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.appuntidigola.it/?p=23113</guid>
		<description><![CDATA[E&#8217; il 31.12.2011. E&#8217; un bel numero: in genere gli anni 2k sono facili a giuochi di ricorrenze. Quast&#8217;anno c&#8217;e stato anche l&#8217;11.11.11, che è proprio bellino. Per tradizione AdG non la fa troppo lunga con le statistiche e i numeri eccetera, ma siccome quest&#8217;anno sono successe almeno un paio di cose eccezionali, e non meno di una di straordinarie, vado a lanciarmi nell&#8217;esegesi dei numeri primi. 1. Ilario Vinciguerra e il nuovo ristorante di Gallarate. Sarà per la mention di Valerio Massimo Visintin, sarà perchè è stato uno dei primi ad uscire sulla nuova location del cuoco vulcaniano, ma è il post più letto dell&#8217;anno. 2. Antica Osteria Magenes. Inossidabile, il racconto di questo locale a Sud di Milano resta un riferimento per la rete. Continuo, costante. 3. Trattoria della Fratellanza. Ancora un locale &#8220;popolare&#8221; milanese, e nemmen troppo in luce. Ma di gran tradizione. 4. Trattoria Volpi. Un locale di provincia, di tradizione, dall&#8217;eccellente rapporto soldi/felicità. 5. Osteria del Corno. Ancora trattorie di buon comando, in provincia di Verona. 6. Mc Donald&#8217;s lancia un giovine cuoco milanese: Gualtiero Marchesi. Il primo dei post della saga di Gualtiero Marchesi e Mc Donald&#8217;s. 7. McItaly e Gualtiero Marchesi. vedi sopra. 8. Nespresso &#124; Perchè essere progressisti e comprare Nestlè. La vera storia di una conversione. 9. Cavallaro &#124; Pizza, nè più nè meno. Il mitologico cuoco che esterna la sua pizzità. 10. Pietro a Foce Verde. Una oscura e discussa trattoria di pesce, a Latina Mare. 11. I grandi avvenimenti che accaddero nella settimana quarantotto. Il Sabato del Villaggio, la rubrica che nel cuor mi sta, entra in classifica grazie alla Gazzetta Gastronomica, il nuovo progetto di Stefano Bonilli che coinvolge noti e meno noti del mondo goloso in rete. Luce riflessa, va senza dire. Alcune ricorrenze curiose: nessun grande ristorante, nessun vino, zero referenze di Gran Nicchia. I ristoranti più pretidigitati sono trattorie oppure il moloch dei gurmè: addirittura il McDonald&#8217;s. Sono verità che si può far finta di non vedere, ma sono lì. Amen, avanti il Dodici. L&#8217;anno in cui il mondo finì. Almeno quello che abbiamo conosciuto fino ad ora. &#160; Immagine: Cancello ed Amone News]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/tombola.jpg" rel="lightbox[23113]"><img class="aligncenter size-large wp-image-23115" title="numeri e numeri" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/tombola-733x550.jpg" alt="" width="733" height="550" /></a></p>
<p>E&#8217; il 31.12.2011. E&#8217; un bel numero: in genere gli anni 2k sono facili a giuochi di ricorrenze. Quast&#8217;anno c&#8217;e stato anche l&#8217;11.11.11, che è proprio bellino. Per tradizione AdG non la fa troppo lunga con le statistiche e i numeri eccetera, ma siccome quest&#8217;anno sono successe almeno un paio di cose eccezionali, e non meno di una di straordinarie, vado a lanciarmi nell&#8217;esegesi dei numeri primi.</p>
<p>1. <a href="http://www.appuntidigola.it/2011/03/18/ilario-vinciguerra-e-il-nuovo-ristorante-a-gallarate/">Ilario Vinciguerra e il nuovo ristorante di Gallarate.</a> Sarà per la mention di Valerio Massimo Visintin, sarà perchè è stato uno dei primi ad uscire sulla nuova <em>location</em> del cuoco vulcaniano, ma è il post più letto dell&#8217;anno.</p>
<p>2. <a href="http://www.appuntidigola.it/2008/10/10/antica-osteria-magenes-barate-di-gaggiano-mi-69/">Antica Osteria Magenes.</a> Inossidabile, il racconto di questo locale a Sud di Milano resta un riferimento per la rete. Continuo, costante.</p>
<p>3. <a href="http://www.appuntidigola.it/2007/11/15/trattoria-della-fratellanza-san-vito-di-gaggiano-mi-68/">Trattoria della Fratellanza</a>. Ancora un locale &#8220;popolare&#8221; milanese, e nemmen troppo in luce. Ma di gran tradizione.</p>
<p>4. <a href="http://www.appuntidigola.it/2007/03/26/trattoria-volpi-nosadello-di-pandino-cr-81/">Trattoria Volpi</a>. Un locale di provincia, di tradizione, dall&#8217;eccellente rapporto soldi/felicità.</p>
<p>5. <a href="http://www.appuntidigola.it/2011/02/02/osteria-del-corno-san-vito-al-mantico-vr-6-9/">Osteria del Corno</a>. Ancora trattorie di buon comando, in provincia di Verona.</p>
<p>6. <a href="http://www.appuntidigola.it/2011/10/05/mcdonalds-lancia-un-giovine-cuoco-milanese-gualtiero-marchesi/">Mc Donald&#8217;s lancia un giovine cuoco milanese: Gualtiero Marchesi</a>. Il primo dei post della saga di Gualtiero Marchesi e Mc Donald&#8217;s.</p>
<p>7. <a href="http://www.appuntidigola.it/2011/10/04/mcitaly-e-gualtiero-marchesi/">McItaly e Gualtiero Marchesi</a>. vedi sopra.</p>
<p>8. <a href="http://www.appuntidigola.it/2011/01/18/nespresso-perche-essere-progressisti-e-comprare-nestle/">Nespresso | Perchè essere progressisti e comprare Nestlè</a>. La vera storia di una conversione.</p>
<p>9. <a href="http://www.appuntidigola.it/2011/02/23/cavallaro-pizza-ne-piu-ne-meno/">Cavallaro | Pizza, nè più nè meno</a>. Il mitologico cuoco che esterna la sua pizzità.</p>
<p>10. <a href="http://www.appuntidigola.it/2008/04/13/pietro-il-pescatore-foce-verde-lt-61/">Pietro a Foce Verde</a>. Una oscura e discussa trattoria di pesce, a Latina Mare.</p>
<p>11. <a href="http://www.appuntidigola.it/2011/12/03/il-sabato-del-villaggio-i-grandi-avvenimenti-che-accaddero-nella-settimana-quarantotto-del-venti-undici/">I grandi avvenimenti che accaddero nella settimana quarantotto</a>. Il Sabato del Villaggio, la rubrica che nel cuor mi sta, entra in classifica grazie alla Gazzetta Gastronomica, il nuovo progetto di Stefano Bonilli che coinvolge noti e meno noti del mondo goloso in rete. Luce riflessa, va senza dire.</p>
<p>Alcune ricorrenze curiose: nessun grande ristorante, nessun vino, zero referenze di Gran Nicchia. I ristoranti più pretidigitati sono trattorie oppure il moloch dei <em>gurmè</em>: addirittura il McDonald&#8217;s. Sono verità che si può far finta di non vedere, ma sono lì.</p>
<p>Amen, avanti il Dodici. L&#8217;anno in cui il mondo finì. Almeno quello che abbiamo conosciuto fino ad ora.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #888888;"><em>Immagine: <a title="Cancello ed Amone" href="http://www.cancelloedarnonenews.com" target="_blank">Cancello ed Amone News</a></em></span></p>
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		</item>
		<item>
		<title>&#8220;Siamo la FIVI ed ecco perchè sentirete molto parlare di noi&#8221;</title>
		<link>http://www.appuntidigola.it/2011/12/07/siamo-la-fivi-ed-ecco-perche-sentirete-molto-parlare-di-noi/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 12:55:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Giovoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sabato 3 dicembre si è tenuto il primo Mercato dei vini dei Vignaioli indipendenti, più di una fiera perchè anche mercato, più di una sagra (10€ di ingresso) perchè ben organizzata in uno spazio ideale ed ordinato a misura d&#8217;uomo, più di un meeting di vignaioli perchè si respirava aria di attesa e il fervore della prima volta. Pur provando repulsione per la parola &#8220;evento&#8221; sinceramente non me ne viene in mente nessuna che ne equivalga il potere evocativo nel significato, perchè il 3 dicembre è avvenuto il &#8220;coming out&#8221; ufficiale di un gruppo di vignaioli che, innanzitutto &#8211; ed è una gioia notarlo finalmente in mezzo a tanta confusione di gruppi e movimenti &#8211; sembrano avere le idee molto chiare. A quasi un anno di distanza dall&#8217;atto costitutivo,  a Piacenza è avvenuta la prima apparizione pubblica della FIVI, che ha esordito con un convegno a cui, seppur alle 10 del mattino, c&#8217;erano quasi tutti. Saggiamente, invece di presentarsi solo con dichiarazioni di intenti, il consiglio direttivo ha organizzato una tavola rotonda con temi legati alla sfida della globalizzazione nel mondo del vino, in cui il presidente Costantino Charrère ha avviato i lavori con una micro relazione di consuntivo ad un anno dall&#8217;avvio lavori dell&#8217;associazione. Gli addetti del settore vinicolo che volevano capire qualcosa di più su &#8220;cos&#8217;è la FIVI e cosa fa&#8221; e però non sono stati presenti al convegno di apertura, diciamo che si sono persi metà dello spirito della manifestazione. Io che c&#8217;ero ve la riassumerò con i miei tweet rimpolpati, ma prima che inizino a dilagare corbellerie su chi fa parte o meno della FIVI, trovo doveroso il CTRL+V CTRL+C dal sito ufficiale per chiarire lo scopo e il perimetro della federazione: la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti ha lo scopo di rappresentare e proteggere la figura del viticoltore rispetto alle istituzioni, promuovendo la qualità e autenticità dei vini italiani. La FIVI raggruppa viticoltori che soddisfano i seguenti criteri: Il vignaiolo che coltiva le sue vigne, imbottiglia il proprio vino, curando personalmente il proprio prodotto. Vende tutto o parte del suo raccolto in bottiglia, sotto la sua responsabilità, con il suo nome e la sua etichetta. Il vignaiolo rinuncia all’acquisto dell’uva o del vino a fini commerciali. Comprerà uva soltanto per estreme esigenze di vinificazione, in conformità con le leggi in vigore. Il vignaiolo rispetta le norme enologiche della professione, limitando l’uso di additivi inutili e costosi, concentrando la sua attenzione sulla produzione di uve sane che non hanno bisogno del maquillage di cantina. E con un &#8220;Benvenuto buonsenso!&#8221; a caratteri cubitali, si comincia. Apre i lavori il presidente della #FIVI Costantino Charrère con il &#8220;#mercato e non il salone&#8221; del #vino italiano. Imprenditori agricoli!  Il presidente del consiglio direttivo (di cui per la cronaca fanno parte Matilde Poggi,Gianmario Cerutti, Francesco Saverio Petrilli, Ampelio Bucci , Mario Cavalli, Bruno De Conciliis,Peter Dipoli, Walter Massa, Niccolò Montecchi, Elena Pantaleoni, Leonildo Pieropan, Mario Pojer e Guido Zampaglione) esordisce con l&#8217;espressione &#8220;siamo uomini di territorio&#8221;, uomini che lavorano la terra dando valore aggiunto al paesaggio, e &#8220;siamo economia reale&#8221; con 600 vignaioli italiani, 50 milioni di bottiglie prodotte su 6000 ettari di vigneto per circa 0,6 miliardi di €. Niente di fumoso legato a pseudo categorie di produttori, solo voglia di fare e fare bene in un mondo &#8220;dove la qualità è da dare per scontata e si deve perseguire l&#8217;eccellenza del territorio&#8221;. Discorso ispirante sulla centralità delle azioni x far sistema come Paese e rilanciare il territorio Italia. #FIVI @lescreteswinery #vino : Bisogna fare rete per non rimanere vittima di se stessi, e fare massa critica per avere forza rappresentativa di una nazione che negli ultimi anni è stata ai margini dei tavoli delle trattative internazionali, in una Europa dove il baricentro decisionale delle politiche agricole si è spostato incoerentemente a nord. @burde #fivi Fregoni ogni volta che usate varietà in etichetta fate un favore alla globalizzazione , il nome [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.appuntidigola.it/2011/12/07/siamo-la-fivi-ed-ecco-perche-sentirete-molto-parlare-di-noi/fivi/" rel="attachment wp-att-22609"><img class="alignnone size-large wp-image-22609" title="FIVI" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/FIVI-733x550.jpg" alt="" width="733" height="550" /></a></p>
<p>Sabato 3 dicembre si è tenuto il primo <em>Mercato dei vini dei Vignaioli indipendenti</em>, più di una fiera perchè anche mercato, più di una sagra (10€ di ingresso) perchè ben organizzata in uno spazio ideale ed ordinato a misura d&#8217;uomo, più di un meeting di vignaioli perchè si respirava aria di attesa e il fervore della prima volta. Pur provando repulsione per la parola &#8220;evento&#8221; sinceramente non me ne viene in mente nessuna che ne equivalga il potere evocativo nel significato, perchè il 3 dicembre è avvenuto il &#8220;coming out&#8221; ufficiale di un gruppo di vignaioli che, innanzitutto &#8211; ed è una gioia notarlo finalmente in mezzo a tanta confusione di gruppi e movimenti &#8211; sembrano avere le idee molto chiare.</p>
<p>A quasi un anno di distanza dall&#8217;atto costitutivo,  a Piacenza è avvenuta la prima apparizione pubblica della FIVI, che ha esordito con un convegno a cui, seppur alle 10 del mattino, c&#8217;erano quasi tutti. Saggiamente, invece di presentarsi solo con dichiarazioni di intenti, il consiglio direttivo ha organizzato una tavola rotonda con temi legati alla sfida della globalizzazione nel mondo del vino, in cui il presidente Costantino Charrère ha avviato i lavori con una micro relazione di consuntivo ad un anno dall&#8217;avvio lavori dell&#8217;associazione.</p>
<p>Gli <em>addetti del settore vinicolo</em> che volevano capire qualcosa di più su &#8220;cos&#8217;è la FIVI e cosa fa&#8221; e però non sono stati presenti al convegno di apertura, diciamo che si sono persi metà dello spirito della manifestazione.</p>
<p>Io che c&#8217;ero ve la riassumerò con i miei <strong><em>tweet</em></strong> rimpolpati, ma prima che inizino a dilagare corbellerie su chi fa parte o meno della FIVI, trovo doveroso il CTRL+V CTRL+C dal sito ufficiale per chiarire lo scopo e il perimetro della federazione: la <strong>Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti</strong> ha lo scopo di rappresentare e proteggere la figura del viticoltore rispetto alle istituzioni, promuovendo la qualità e autenticità dei vini italiani. La FIVI raggruppa viticoltori che soddisfano i seguenti criteri:</p>
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<li>Il vignaiolo che coltiva le sue vigne, imbottiglia il proprio vino, curando personalmente il proprio prodotto. Vende tutto o parte del suo raccolto in bottiglia, sotto la sua responsabilità, con il suo nome e la sua etichetta.</li>
<li>Il vignaiolo rinuncia all’acquisto dell’uva o del vino a fini commerciali. Comprerà uva soltanto per estreme esigenze di vinificazione, in conformità con le leggi in vigore.</li>
<li>Il vignaiolo rispetta le norme enologiche della professione, limitando l’uso di additivi inutili e costosi, concentrando la sua attenzione sulla produzione di uve sane che non hanno bisogno del maquillage di cantina.</li>
</ul>
<p>E con un &#8220;Benvenuto buonsenso!&#8221; a caratteri cubitali, si comincia.</p>
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<p><em>Apre i lavori il presidente della <a title="#FIVI" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23FIVI" rel="nofollow"><s>#</s><strong>FIVI</strong></a> Costantino Charrère con il &#8220;<a title="#mercato" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23mercato" rel="nofollow"><s>#</s><strong>mercato</strong></a> e non il salone&#8221; del <a title="#vino" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23vino" rel="nofollow"><s>#</s><strong>vino</strong></a> italiano. Imprenditori agricoli!  </em>Il presidente del consiglio direttivo (di cui per la cronaca fanno parte Matilde Poggi,Gianmario Cerutti, Francesco Saverio Petrilli, Ampelio Bucci , Mario Cavalli, Bruno De Conciliis,Peter Dipoli, Walter Massa, Niccolò Montecchi, Elena Pantaleoni, Leonildo Pieropan, Mario Pojer e Guido Zampaglione) esordisce con l&#8217;espressione <em>&#8220;siamo uomini di territorio&#8221;</em>, uomini che lavorano la terra dando valore aggiunto al paesaggio, e <em>&#8220;siamo economia reale&#8221;</em> con 600 vignaioli italiani, 50 milioni di bottiglie prodotte su 6000 ettari di vigneto per circa 0,6 miliardi di €. Niente di fumoso legato a pseudo categorie di produttori, solo voglia di fare e fare bene in un mondo <em>&#8220;dove la qualità è da dare per scontata e si deve perseguire l&#8217;eccellenza del territorio&#8221;.</em></p>
<p><em>Discorso ispirante sulla centralità delle azioni x far sistema come Paese e rilanciare il territorio Italia. <a title="#FIVI" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23FIVI" rel="nofollow"><s>#</s><strong>FIVI</strong></a> <a href="https://twitter.com/#%21/lescreteswinery" rel="nofollow" data-screen-name="lescreteswinery"><s>@</s><strong>lescreteswinery</strong></a> <a title="#vino" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23vino" rel="nofollow"><s>#</s><strong>vino</strong></a></em> : Bisogna fare rete per non rimanere vittima di se stessi, e fare massa critica per avere forza rappresentativa di una nazione che negli ultimi anni è stata ai margini dei tavoli delle trattative internazionali, in una Europa dove il baricentro decisionale delle politiche agricole si è spostato incoerentemente a nord.</p>
<p><em><a href="https://twitter.com/#%21/burde" rel="nofollow" data-screen-name="burde"><s>@</s><strong>burde </strong></a><strong><a title="#fivi" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23fivi" rel="nofollow"><s><strong>#</strong></s><strong><strong>fivi</strong></strong></a></strong> Fregoni ogni volta che usate varietà in etichetta fate un favore alla globalizzazione , il nome grande è il <a title="#terroir" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23terroir" rel="nofollow"><s>#</s><strong>terroir</strong></a></em>: Interviene il professor Mario Fregoni, una pietra miliare nel mondo dell&#8217;enologia italiana, e partendo dal &#8220;genius loci&#8221; dei romani arriva ad oggi, affermando che bisogna comunicare il territorio perchè proteggendo il terroir si protegge anche la varietà, perchè se ne tutela la tipicità.</p>
<p>Dopo una parentesi dell&#8217;Avv. Alleva sul tema <em><a title="#etilometro" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23etilometro" rel="nofollow"><s>#</s><strong>etilometro</strong></a> meccanizzazione di un certo rapporto col <a title="#vino" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23vino" rel="nofollow"><s>#</s><strong>vino</strong></a>, <a title="#convegnoFIVI" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23convegnoFIVI" rel="nofollow"><s>#</s><strong>convegnoFIVI</strong></a></em> interviene il Segretario Generale FIVI Saverio Petrilli sul tema della <em> <a title="#burocrazia" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23burocrazia" rel="nofollow"><s>#</s><strong>burocrazia</strong></a>, 8 giorni/mese dedicati a compilare carte</em>. Ecco che emerge la componente pragmatica della FIVI che si presenta ai suoi soci e ai possibili futuri membri con delle proposte programmatiche  presentate come temi caldi, quali la presentazione in parlamento di un&#8217;istanza sulla ridefinizione degli enti preposti alle verifiche alle aziende agricole perchè la formalità non  prenda il sopravvento sulla produttività.</p>
<p>Infine si guarda al futuro ma anche al presente con <em>A sharp insight into <a title="#wine" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23wine" rel="nofollow"><s>#</s><strong>wine</strong></a> communication, and <a title="#marketing" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23marketing" rel="nofollow"><s>#</s><strong>marketing</strong></a> of vignerons through <a title="#socialnetwork" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23socialnetwork" rel="nofollow"><s>#</s><strong>socialnetwork</strong></a> <a href="https://twitter.com/#%21/burde" rel="nofollow" data-screen-name="burde"><s>@</s><strong>burde</strong></a> <a title="#FIVI" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23FIVI" rel="nofollow"><s>#</s><strong>FIVI</strong></a> . <a href="https://twitter.com/#%21/burde" rel="nofollow" data-screen-name="burde"><s>@</s><strong>burde</strong></a> comunicare su web &#8220;fare qualcosa senza comunicarlo equivale a non farlo&#8221; <a title="#FIVI" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23FIVI" rel="nofollow"><s>#</s><strong>FIVI</strong></a> <a title="#vino" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23vino" rel="nofollow"><s>#</s><strong>vino</strong></a> <a title="#socialnetwork" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23socialnetwork" rel="nofollow"><s>#</s><strong>socialnetwork</strong></a> <a title="#marketing" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23marketing" rel="nofollow"><s>#</s><strong>marketing</strong></a> <a title="http://twitter.com/kiainga/status/142918587542290432/photo/1" href="http://t.co/D3KW2O5z" rel="nofollow" target="_blank" data-expanded-url="http://twitter.com/kiainga/status/142918587542290432/photo/1" data-media-h="450" data-media-w="600" data-twitter-media-url="true">pic.twitter.com/D3KW2O5z</a></em></p>
<p>E&#8217; d&#8217;obbligo il rimando ai <a href="http://vinodaburde.simplicissimus.it/2011/12/06/il_ruolo_dei_vigneron_nella_globalizzazione_del_vino_tutti_i_video_della_tavola_rotonda/">video online</a> per i 7 minuti del sommelier informatico Andrea Gori, che ha parlato di come l&#8217;impatto del web sulla comunicazione non possa essere ignorato, e che le tecnologie aiutano perchè &#8220;basta uno smartphone per twittare dal trattore&#8221;. (ndr. dovevate vedere le facce di alcuni presenti)</p>
<p>In sintesi, la mia personale riflessione a conclusione del convegno di apertura della Mostra mercato di Piacenza:</p>
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<div>
<div>
<div><em><a title="#FIVI" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23FIVI" rel="nofollow"><s>#</s><strong>FIVI</strong></a> is the future.It&#8217;s important for <a title="#vigneronsindependants" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23vigneronsindependants" rel="nofollow"><s>#</s><strong>vigneronsindependants</strong></a> to have the support of italian winemaker to cope with international challenges</em></div>
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</div>
</div>
</div>
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<div>
<div>
<div><em><a title="#FIVI" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23FIVI" rel="nofollow"><s>#</s><strong>FIVI</strong></a> è il futuro. Una rete capace di autorevolezza con uomini del <a title="#vino" href="https://twitter.com/#%21/search?q=%23vino" rel="nofollow"><s>#</s><strong>vino</strong></a>che &#8220;parlano italiano&#8221; nei luoghi dove si decide in Europa.</em></div>
</div>
</div>
</div>
</div>
<div data-is-reply-to="false" data-tweet-id="142920762196623360" data-item-id="142920762196623360" data-screen-name="kiainga" data-user-id="37225216">Ho l&#8217;impressione che le premesse ci siano: secondo me i ragazzi ce la possono fare!  E secondo voi?</div>
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		<title>Il Sabato del Villaggio &#124; I grandi avvenimenti che accaddero nella settimana quarantotto del venti-undici</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 06:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Caffarri</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi & notizie]]></category>
		<category><![CDATA[gazzetta gastronomica]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano pignataro]]></category>
		<category><![CDATA[MAurizio Cortese]]></category>
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		<category><![CDATA[Stefano Bonilli]]></category>

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		<description><![CDATA[La settimana n.48 del venti-undici verrà ricordata come &#8220;La Settimana in cui Monti tacque&#8221;. Uno degli argomenti preferiti alla macchina del caffè, assieme alla partita della Juve a Napoli e all&#8217;ultima esondazione, è il silenzio di Monti. Mai visto un tale stuolo di esegeti del nulla. Purtroppo la Storia non riporterà invece uno dei terremoti piccolini che scuotono il pianetino dell&#8217;enogastronomia: nella settimana quarantotto è infatti stata varato l&#8217;incrociatore stellare &#8220;Gazzetta Gastronomica&#8221;, diretta da Stefano Bonilli. Il famoso gastrocondottiero ha riunito attorno al suo magnetismo carismatico un considerevole gruppo di parolieri del gusto, realizzando la più avanzata applicazione su base open-source di real-time publishing oggi in circolazione. L&#8217;ordigno, lungamente pensato assieme a Maurizio Cortese, pare progettato con cura, e la presenza alle tastiere di Tiziano &#8220;WP&#8221; Fogliata è una garanzia. Magari il layout può sembrare soffocato dall&#8217;urgenza di &#8220;gridare&#8221; il maggior numero di contenuti, scelti tra l&#8217;enorme massa a disposizione: la scelta di affidare la gerarchia al solo font è di indubbio fascino, magari alla lunga cederà all&#8217;inevitabile entropia. Vedremo. Nel colophone nomi storici dell&#8217;avventura gamberorossesca, come la solidissima Annalisa Barbagli alle ricette, e punti di riferimento ormai popolari quali i moschettieri del gusto di Passione Gurmè alle recensioni. La nutrita compagine di speleologi dell&#8217;ingrediente ha già abbandonato gli affezionati numerelli affibbiati ad ogni Tavola, che di per sè conferivano alla loro opera puntigliosa un&#8217;aspetto vagamente aritmetico. Ma sono certo che con la regia del Bonilli nazionale riusciranno nel compito di regalarci buone e veridiche cronache dei loro meritevoli pellegrinaggi nei templi della ristorazione europea. Il look&#38;feel è di classe, a tratti addirittura patinato: non v&#8217;ha dubbio che si tratti di operazione che sposta in alto la bacchetta dell&#8217;informazione enogastronomica di un paio di ordini di grandezza, anche se il continuo richiamo del 2.0 appare ad un utente internet appena evoluto come la citazione dello spinterogeno da parte di una appassionato di car tuning. Commendevole assai lo spirito planetario che permea il progetto: un occhio rivolto al mondo intero è un&#8217;operazione di una lungimiranza abbagliante nell&#8217;angusto ristretto wi-fu italico. La Gazzetta Gastronomica è un progetto abbastanza spesso da gettare in ambasce il mio amato nel tempo che fu Dissapore, che invece pare non trovare da mesi una terza parola da scrivere oltre a a &#8220;gastrofanatico&#8221; e &#8220;gastrofighetto&#8220;, entrambi denunziati dall&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità come vettori endemici di colite spastica. E questo non ostante le acrobazie di Sara Porro che &#8211; dall&#8217;alto della sua vertiginosa altezza &#8211; è riuscita a destare viva attenzione attorno alla sua ri-lettura in-diretta di &#8220;Masterchef&#8221;. Non ho un&#8217;idea in proposito perchè non sono mai riuscito a sopravvivere al disclaimer &#8220;fate spesso refresh&#8220;, ma i quasi duecento commenti di ogni puntata sono certo indice di pop-olarità. Per continuare in una sano, terzissimo benchmarking, leggiamo l&#8217;alluvionale Wine Blog di Luciano Pignataro, più vicino ad un blog collettivo che ad una webzine, ma che pare legato ad una idea romantica del suo demiurgo del tipo &#8220;il primo blog non si scorda mai&#8221; e continua a dispensare una torrenziale quantità di contenuti in un contenitore dal sapore teneramente nineties. Magari qualche sforbiciata in più e qualche indulgenza in meno, oltre ad una anelata mano di bianco, potrebbero servire ma: è pur sempre vero che: melius abundare. Da qualche parte c&#8217;è poi anche Scatti di Gusto, che pare un Chiappucci quando c&#8217;era Bugno, o un Simoni quando c&#8217;era Pantani. Ha una veste editoriale di certe pretese, con la classica impostazione giornalistica a sei colonne, molto densa di contenuti: i lettori con ipersensibilità alla vertigine sono infatti caldamente consigliati di non indulgere nella tentazione di navigarlo. Anche SdG ha la propria platea di tifosi, come gli altri due gladiatori, e come peraltro ha già mostrato di avere anche la neonatale GG. Cosa ci resta da leggere allora? Oltre a queste pagine, intendo: per oggi potremmo iniziare a dare una chance a Luigi Fracchia, e ai suoi Amici del Bar: disincatato, cinico quanto basta, rigoroso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/gazzetta.jpg" rel="lightbox[22431]"><img class="aligncenter size-large wp-image-22433" title="gazzetta" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/gazzetta-735x545.jpg" alt="" width="735" height="545" /></a></p>
<p>La settimana n.48 del venti-undici verrà ricordata come <em>&#8220;La Settimana in cui Monti tacque&#8221;</em>. Uno degli argomenti preferiti alla macchina del caffè, assieme alla partita della Juve a Napoli e all&#8217;ultima esondazione, è <em>il silenzio di Monti</em>. Mai visto un tale stuolo di esegeti del nulla.</p>
<p>Purtroppo la Storia non riporterà invece uno dei terremoti piccolini che scuotono il pianetino dell&#8217;enogastronomia: nella settimana quarantotto è infatti stata varato l&#8217;incrociatore stellare <a title="Gazzetta Gastronomica" href="http://www.gazzettagastronomica.it/" target="_blank">&#8220;Gazzetta Gastronomica&#8221;</a>, diretta da Stefano Bonilli. Il famoso <em>gastrocondottiero</em> ha riunito attorno al suo magnetismo carismatico un considerevole gruppo di parolieri del gusto, realizzando la più avanzata applicazione su base <em>open-source</em> di real-time publishing oggi in circolazione. L&#8217;ordigno, lungamente pensato assieme a Maurizio Cortese, pare progettato con cura, e la presenza alle tastiere di Tiziano &#8220;WP&#8221; Fogliata è una garanzia. Magari il layout può sembrare soffocato dall&#8217;urgenza di &#8220;gridare&#8221; il maggior numero di contenuti, scelti tra l&#8217;enorme massa a disposizione: la scelta di affidare la gerarchia al solo font è di indubbio fascino, magari alla lunga cederà all&#8217;inevitabile entropia. Vedremo.</p>
<p>Nel <em>colophone</em> nomi storici dell&#8217;avventura gamberorossesca, come la solidissima Annalisa Barbagli alle ricette, e punti di riferimento ormai popolari quali i moschettieri del gusto di <em><a title="Passione Gurmè" href="http://www.passionegourmet.it/">Passione Gurmè</a> </em>alle recensioni<em>.</em> La nutrita compagine di speleologi dell&#8217;ingrediente ha già abbandonato gli affezionati numerelli affibbiati ad ogni Tavola, che di per sè conferivano alla loro opera puntigliosa un&#8217;aspetto vagamente aritmetico. Ma sono certo che con la regia del Bonilli nazionale riusciranno nel compito di regalarci buone e veridiche cronache dei loro meritevoli pellegrinaggi nei templi della ristorazione europea.</p>
<p>Il look&amp;feel è di classe, a tratti addirittura patinato: non v&#8217;ha dubbio che si tratti di operazione che sposta in alto la bacchetta dell&#8217;informazione enogastronomica di un paio di ordini di grandezza, anche se il continuo richiamo del 2.0 appare ad un utente internet appena evoluto come la citazione dello spinterogeno da parte di una appassionato di <em>car tuning</em>. Commendevole assai lo spirito planetario che permea il progetto: un occhio rivolto al mondo intero è un&#8217;operazione di una lungimiranza abbagliante nell&#8217;angusto ristretto wi-fu italico.</p>
<p>La Gazzetta Gastronomica è un progetto abbastanza spesso da gettare in ambasce il mio amato nel tempo che fu <a title="Dissapuàr" href="http://www.dissapore.com" target="_blank">Dissapore</a>, che invece pare non trovare da mesi una terza parola da scrivere oltre a a &#8220;<em>gastrofanatico</em>&#8221; e &#8220;<em>gastrofighetto</em>&#8220;, entrambi denunziati dall&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità come vettori endemici di colite spastica. E questo non ostante le acrobazie di Sara Porro che &#8211; dall&#8217;alto della sua vertiginosa altezza &#8211; è riuscita a destare viva attenzione attorno alla sua ri-lettura in-diretta di &#8220;Masterchef&#8221;. Non ho un&#8217;idea in proposito perchè non sono mai riuscito a sopravvivere al disclaimer &#8220;<em>fate spesso refresh</em>&#8220;, ma i quasi duecento commenti di ogni puntata sono certo indice di pop-olarità.</p>
<p>Per continuare in una sano, terzissimo <em>benchmarking</em>, leggiamo l&#8217;alluvionale Wine Blog di <a title="Luciano Pignataro" href="http://www.lucianopignataro.it/" target="_blank">Luciano Pignataro</a>, più vicino ad un blog collettivo che ad una <em>webzine</em>, ma che pare legato ad una idea romantica del suo demiurgo del tipo <em>&#8220;il primo blog non si scorda mai&#8221;</em> e continua a dispensare una torrenziale quantità di contenuti in un contenitore dal sapore teneramente <em>nineties</em>. Magari qualche sforbiciata in più e qualche indulgenza in meno, oltre ad una anelata mano di bianco, potrebbero servire ma: è pur sempre vero che: <em>melius abundare</em>.</p>
<p>Da qualche parte c&#8217;è poi anche <a title="Scatti di Gusto" href="http://www.scattidigusto.it/" target="_blank">Scatti di Gusto,</a> che pare un Chiappucci quando c&#8217;era Bugno, o un Simoni quando c&#8217;era Pantani. Ha una veste editoriale di certe pretese, con la classica impostazione giornalistica a sei colonne, molto densa di contenuti: i lettori con ipersensibilità alla vertigine sono infatti caldamente consigliati di non indulgere nella tentazione di navigarlo. Anche SdG ha la propria platea di tifosi, come gli altri due gladiatori, e come peraltro ha già mostrato di avere anche la neonatale GG.</p>
<p>Cosa ci resta da leggere allora? Oltre a queste pagine, intendo: per oggi potremmo iniziare a dare una chance a Luigi Fracchia, e ai suoi <a title="Luigi Fracchia, Amici del bar." href="http://gliamicidelbar.blogspot.com/" target="_blank">Amici del Bar</a>: disincatato, cinico quanto basta, rigoroso quanto serve, sarcastico quanto ci vuole, appassionato quanto deve.</p>
<p>E lisergico, da far bene al cuore.</p>
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		<title>D&#8217;Uffizi &#124; Bollicine sì, ma senza amour</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 06:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio D Uffizi</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi & notizie]]></category>
		<category><![CDATA[bollicine]]></category>
		<category><![CDATA[champagne]]></category>
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		<category><![CDATA[san secondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Eppure Giulio, uno dei Papilli, me lo scrisse sul faccialibro: &#8220;non dirmi che è comic sans, ti prego, non dirmelo&#8221;. In effetti i primi sospetti dovevano sorgere imperiosi davanti a quello che sembra lo stilema grafico ineluttabile, font di ogni male. E invece no, niente, la mia fede imperterrita e bevitrice mi ha condotto, un sabato pomeriggio, davanti alla Rocca dei Rossi, in quel di S. Secondo Parmense, per Bollicine Mon Amour. Spiazzante da un lato, estremamente gratificante dall&#8217;altro, è stata la vuotezza imponente e cinquecentesca della Sala delle Gesta Rossiane, dove si aggiravano pochi e sorridenti visitatori, trafitti dagli sguardi cupi di produttori preoccupati. Situazione ideale per poter parlare e non urlare di biodinamica certificata con Laure Réaut, figlia di Alain, proprietario raccoglitore di Courteron dal baffo severo come i suoi vini, dritti e spinti che sembrano appuntiti, meravigliosamente appuntiti (i vini, ma anche i baffi). L&#8217;insospettabile assenza di pubblico mi ha permesso anche di disquisire sul come e sul perché può essere così differente un Moscato con Vincent Achard, mirabolante produttore di Dié, con i suoi Cremant ancestrali, profumatissimi e scontrosi, unici. Ma si sa, l&#8217;illusione è il lusso della gioventù, e così, in pochi, definitivi istanti, le sale della Rocca venivano rumorosamente ed inesorabilmente espugnate da: intere squadre di giovani e aitanti rugbisti amatoriali, noti degustatori di Cremant alsaziani; roboanti coppie di amici-nemici accoppiate in quadriglie scalcianti e scoordinate; branchi di lucidi ed inamidati uomini quarantenni dal fascinoso accento parmigiano; sudatissimi portatori di ghiaccio che durante l&#8217;eterno tragitto tra meandri, scale e banchetti diveniva acqua; gregge di tiratissime e taccatissime trentenni dal fascinoso accento slavo; roteatori di calici dagli improbabili nomi di cantanti di tango; l&#8217;intero comitato esecutivo della bocciofila &#8220;Giovannino Guareschi&#8221;; misteriosi e pericolosissimi sbandieratori in calzamaglia; sfinite famiglie con passeggini triposto larghi quanto una Maserati Quattroporte blindata. La situazione si faceva preoccupante: gli champagne si scaldavano, i banchetti scomparivano, i produttori ancora si preoccupavano, le sputacchiere traboccanti sputacchiavano. Faticosamente guadagnavo l&#8217;uscita e, ripensando ai venti europei spesi ed ai pochissimi brividi di piacere pervenuti, pensavo: mai fidarsi del comic sans e di tutto ciò che gli somiglia. Mai. Immagine liberamente assemblata utilizzando il catalogo espositori della manifestazione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.appuntidigola.it/2011/11/23/duffizi-bollicine-si-ma-senza-amour/bollicine_mini/" rel="attachment wp-att-22080"><img class="aligncenter size-full wp-image-22080" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/bollicine_mini.jpeg" alt="" width="733" height="550" /></a></p>
<p>Eppure Giulio, uno dei <a href="http://www.papilleclandestine.it/">Papilli</a>, me lo scrisse sul faccialibro: &#8220;non dirmi che è comic sans, ti prego, non dirmelo&#8221;. In effetti i primi sospetti dovevano sorgere imperiosi davanti a quello che sembra lo stilema grafico ineluttabile, <em>font</em> di ogni male. E invece no, niente, la mia fede imperterrita e bevitrice mi ha condotto, un sabato pomeriggio, davanti alla Rocca dei Rossi, in quel di S. Secondo Parmense, per <a href="http://www.bollicinemonamour.it/">Bollicine Mon Amour</a>.</p>
<p>Spiazzante da un lato, estremamente gratificante dall&#8217;altro, è stata la vuotezza imponente e cinquecentesca della Sala delle Gesta Rossiane, dove si aggiravano pochi e sorridenti visitatori, trafitti dagli sguardi cupi di produttori preoccupati. Situazione ideale per poter parlare e non urlare di biodinamica certificata con Laure Réaut, figlia di Alain, proprietario raccoglitore di Courteron dal baffo severo come i suoi vini, dritti e spinti che sembrano appuntiti, meravigliosamente appuntiti (i vini, ma anche i baffi). L&#8217;insospettabile assenza di pubblico mi ha permesso anche di disquisire sul come e sul perché può essere così differente un Moscato con Vincent Achard, mirabolante produttore di Dié, con i suoi Cremant ancestrali, profumatissimi e scontrosi, unici.</p>
<p>Ma si sa, <em>l&#8217;illusione è il lusso della gioventù</em>, e così, in pochi, definitivi istanti, le sale della Rocca venivano rumorosamente ed inesorabilmente espugnate da: intere squadre di giovani e aitanti rugbisti amatoriali, noti degustatori di Cremant alsaziani; roboanti coppie di amici-nemici accoppiate in quadriglie scalcianti e scoordinate; branchi di lucidi ed inamidati uomini quarantenni dal fascinoso accento parmigiano; sudatissimi portatori di ghiaccio che durante l&#8217;eterno tragitto tra meandri, scale e banchetti diveniva acqua; gregge di tiratissime e taccatissime trentenni dal fascinoso accento slavo; roteatori di calici dagli <em>improbabili nomi di cantanti di tango</em>; l&#8217;intero comitato esecutivo della bocciofila &#8220;Giovannino Guareschi&#8221;; misteriosi e pericolosissimi sbandieratori in calzamaglia; sfinite famiglie con passeggini triposto larghi quanto una Maserati Quattroporte blindata.</p>
<p>La situazione si faceva preoccupante: gli champagne si scaldavano, i banchetti scomparivano, i produttori ancora si preoccupavano, le sputacchiere traboccanti sputacchiavano. Faticosamente guadagnavo l&#8217;uscita e, ripensando ai venti europei spesi ed ai pochissimi brividi di piacere pervenuti, pensavo: mai fidarsi del comic sans e di tutto ciò che gli somiglia. Mai.</p>
<p><em>Immagine liberamente assemblata utilizzando il <a href="http://www.bollicinemonamour.it/espositori.php">catalogo espositori</a> della manifestazione</em></p>
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		<title>November Porc &#124; Dove ti cucinano il Pretone</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 10:55:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio D Uffizi</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi & notizie]]></category>
		<category><![CDATA[fabio d'uffizi]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Spigaroli]]></category>
		<category><![CDATA[november porc]]></category>
		<category><![CDATA[polesine parmense]]></category>

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		<description><![CDATA[La golena trabocca di gente, ogni colore, ogni odore, ogni sorriso sanno di esagerata semplicità. Perfino le centomillemigliaia di persone che si accalcano tra bancarelle tremanti e argini spioventi non creano fastidio, perché sembra ci sia, anche se non c&#8217;è, spazio per tutto e per tutti questa domenica, nell&#8217;annuale tappa del November Porc (con la c!) di Polesine Parmense, uno di quei paesi con le tacche incise sulle facciate delle case, che il grande Fiume, quando s&#8217;alza, fa paura. Tra questa gente che assaggia e mangia di tutto, tra culatelli e lanci del salame, prezzi discutibili, spalle cotte e crude, pesci gatti e fritti, prezzi risibili, birre scure, lambruschi amaranto, marroni arrosto che sembrano pompelmi, in questa baraonda rumorosa e viva, dentro questa festa della Bassa profondamente emiliana, il mio vagare era comunque certo, perché io, una meta sicura, l&#8217;avevo: il Pretone. Avvicinarsi alla struttura fantasiosa sul quale è stato montato un argano degno del più ispirato Leonardo, non è stato facile. La vasca era lì, fumante e grandissima, custodita da non meno di venti centurioni volontari. &#8220;Cuoce da ieri pomeriggio&#8221; arringa il sindaco-speaker &#8220;anche stanotte il fuoco è stato vegliato e tenuto vivo&#8221;. E mentre rivaluto cautamente il significato delle famigerate ronde padane, parte il conto alla rovescia: 3, 2, 1 ed il Pretone viene gloriosamente issato, spandendo, per un raggio di circa 1 km/q, profumi commoventi. Massimo Spigaroli, chef ed ideatore del tutto, racconta quanti preti cuciti insieme ad uno ad uno e ricotennati, sono stati necessari per creare questo mostro di gaudenza che, prima di essere immerso nell&#8217;acqua (quasi) bollente, pesava 360 kg. Racconta anche che Polesine è ormai il luogo del Prete, di questo taglio di stinco insaccato nella sua cotenna e non macinato, condito come si fa per il cotechino, e che la Bassa parmense tutta si sta ultraspecializzando: a Sissa la portentosa Mariola, a Zibello dopo il Culatello c&#8217;è anche lo Strolghino, a Roccabianca la Cicciolata profumatissima da affettare. E mentre i racconti avanzano, la folla ribolle perché il Pretone è sul tavolo, liberato da ogni paramento, pronto ad effondere ecumenica gioia. Profondamente speziato e sorprendentemente magro, il Pretone si è consumato tra la gente, tra battute taglienti sul deceduto governo e bicchieri allegri di speranze nebbiose. Così, mentre lasciavo la golena, pensavo felice a come ci si sente, finalmente, tra le gente che i Preti li cucina per davvero. E se li mangia pure.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.appuntidigola.it/2011/11/17/november-porc-dove-ti-cucinano-il-pretone/november_porc_minor/" rel="attachment wp-att-21855"><img class="size-full wp-image-21855 aligncenter" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/november_porc_minor.jpg" alt="" width="733" height="550" /></a></p>
<p>La golena trabocca di gente, ogni colore, ogni odore, ogni sorriso sanno di esagerata semplicità. Perfino le <em>centomillemigliaia</em> di persone che si accalcano tra bancarelle tremanti e argini spioventi non creano fastidio, perché sembra ci sia, anche se non c&#8217;è, spazio per tutto e per tutti questa domenica, nell&#8217;annuale tappa del November Porc (con la c!) di Polesine Parmense, uno di quei paesi con le tacche incise sulle facciate delle case, che il grande Fiume, quando s&#8217;alza, fa paura.</p>
<p>Tra questa gente che assaggia e mangia di tutto, tra culatelli e lanci del salame, prezzi discutibili, spalle cotte e crude, pesci gatti e fritti, prezzi risibili, birre scure, lambruschi amaranto, marroni arrosto che sembrano pompelmi, in questa baraonda rumorosa e viva, dentro questa festa della Bassa profondamente emiliana, il mio vagare era comunque certo, perché io, una meta sicura, l&#8217;avevo: il <em>Pretone</em>.</p>
<p>Avvicinarsi alla struttura fantasiosa sul quale è stato montato un argano degno del più ispirato Leonardo, non è stato facile. La vasca era lì, fumante e grandissima, custodita da non meno di venti centurioni volontari. &#8220;Cuoce da ieri pomeriggio&#8221; arringa il sindaco-speaker &#8220;anche stanotte il fuoco è stato vegliato e tenuto vivo&#8221;. E mentre rivaluto cautamente il significato delle famigerate ronde padane, parte il conto alla rovescia: 3, 2, 1 ed il <em>Pretone</em> viene gloriosamente issato, spandendo, per un raggio di circa 1 km/q, profumi commoventi. Massimo Spigaroli, chef ed ideatore del tutto, racconta quanti preti cuciti insieme ad uno ad uno e ricotennati, sono stati necessari per creare questo mostro di gaudenza che, prima di essere immerso nell&#8217;acqua (quasi) bollente, pesava 360 kg. Racconta anche che Polesine è ormai il luogo del Prete, di questo taglio di stinco insaccato nella sua cotenna e non macinato, condito come si fa per il cotechino, e che la Bassa parmense tutta si sta ultraspecializzando: a Sissa la portentosa Mariola, a Zibello dopo il Culatello c&#8217;è anche lo Strolghino, a Roccabianca la Cicciolata profumatissima da affettare. E mentre i racconti avanzano, la folla ribolle perché il <em>Pretone</em> è sul tavolo, liberato da ogni paramento, pronto ad effondere ecumenica gioia.</p>
<p>Profondamente speziato e sorprendentemente magro, il <em>Pretone</em> si è consumato tra la gente, tra battute taglienti sul deceduto governo e bicchieri allegri di speranze nebbiose. Così, mentre lasciavo la golena, pensavo felice a come ci si sente, finalmente, tra le gente che i Preti li cucina per davvero. E se li mangia pure.</p>
<table border="0" align="center">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://www.appuntidigola.it/2011/11/17/november-porc-dove-ti-cucinano-il-pretone/november-porc-folla-in-golena/" rel="attachment wp-att-21872"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-21872" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/November-Porc-Folla-in-golena-178x98.jpg" alt="" width="178" height="98" /></a></td>
<td><a href="http://www.appuntidigola.it/2011/11/17/november-porc-dove-ti-cucinano-il-pretone/november-porc-pesce-gatto/" rel="attachment wp-att-21873"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-21873" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/November-Porc-Pesce-gatto-178x98.jpg" alt="" width="178" height="98" /></a></td>
<td><a href="http://www.appuntidigola.it/2011/11/17/november-porc-dove-ti-cucinano-il-pretone/november-porc-il-pretone-in-manovra/" rel="attachment wp-att-21874"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-21874" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/November-Porc-Il-pretone-in-manovra-178x98.jpg" alt="" width="178" height="98" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td><a href="http://www.appuntidigola.it/2011/11/17/november-porc-dove-ti-cucinano-il-pretone/november-porc-il-pretone-libero/" rel="attachment wp-att-21875"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-21875" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/November-Porc-il-Pretone-libero-178x98.jpg" alt="" width="178" height="98" /></a></td>
<td><a href="http://www.appuntidigola.it/2011/11/17/november-porc-dove-ti-cucinano-il-pretone/november-porc-il-taglio-del-pretone/" rel="attachment wp-att-21876"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-21876" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/November-Porc-Il-taglio-del-Pretone-178x98.jpg" alt="" width="178" height="98" /></a></td>
<td><a href="http://www.appuntidigola.it/2011/11/17/november-porc-dove-ti-cucinano-il-pretone/november-porc-il-grande-fiume/" rel="attachment wp-att-21877"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-21877" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/November-Porc-Il-grande-Fiume-178x98.jpg" alt="" width="178" height="98" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
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		<title>Terre di Vite &#124; Viti e vite al Castello di Levizzano</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 12:55:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Caffarri</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi & notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Castello di Levizzano]]></category>
		<category><![CDATA[terre di vite]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Castello t&#8217;abbraccia: quando arrivi lo trovi ai tuoi piedi. Lasci l&#8217;auto qua e là, poi il castello t&#8217;abbraccia con la sua colossale mole, guidandoti fino all&#8217;entrata. Tutt&#8217;altro che monumentale: umana, come quasi tutto quassù. Gli ambienti, le scale gli spazi. Umani: che con qualche persona di meno li godi anche di più, senza assalti ai banchi, i vignaiuoli con la voglia di raccontarti qualcosa ancora. Nello stordimento delle manifestazioni d&#8217;autunno, ritmate con i tempi di un campionato di serie A, trovano la voglia di esserci, di dire, di fare. Terre di Vite ha un bello slogan, che pare una dichiarazione d&#8217;amore: la voglia di chiamarci &#8220;noi&#8221;. Ecco alcuni frammenti di un pomeriggio d&#8217;assaggi e di parole. Opol, a cui è dedicata la copertina del post, è il progetto che t&#8217;affascina. La Valcamonica, enologicamente decaduta, viene ritrovata e rilanciata verso una identità comune. Opol 2009 è un vino da tavola &#8211; identitario &#8211; che si stringe attorno al territorio più che alla ricerca del vitigno:  contiene di tutto, dal Marzemino alla Schiava. È un vino semplice e sincero, porpora scarico, senza ansie di prestazione, ritto sulle sue freschezze e sulla linea vegetale. Lo produce Togni Rebaioli, che presenta anche una schiava in purezza, il Martina Vigne Vecchie 2010. Schietto al limite dello sgarbo, regala un brivido di verità. Due ottimi produttori di Franciacorta: Camossi, con i suoi Brut ed Extra Brut nervosi e brillanti, sorprende con uno dei coup de foudre della giornata con il suo Rosè vendemmia 2006, non millesimato. Sboccatura &#8217;9, offre un naso splendido con piccole note mature, ricordi di caramello e albicocca conservata. L&#8217;assaggio poi è decisione e precisione, potenza e bollenza. Arici, commendevole nel rigore delle produzioni non dosate, regala un assaggio del suo Pinot Nero in purezza. Millesimo 2007, è delicato senza essere sottile, e conduce ad una bocca aggrappante e solare al contempo. In Liguria per una storia di rossi: Maccario Dringeberg e i suoi Rossese di Dolceacqua. Il Classico &#8217;10, scarico, puntuto e speziato, appena ingentilito nel sorso; la riserva Posaù , con la sua gran nota erbacea, quasi di graspo, e la gran stoffa del sorso. E infine il cavallo di razza, quel Luvaira che pur ancora acerbo, quasi un campione di vasca, ha l&#8217;intenzione di diventare qualcosa di interessante con la sua spezia &#8211; grosso il pepe &#8211; e la sua eleganza rigorosa e compiuta. In Calabria, da &#8216;A Vita per due versioni di Gaglioppo: il Rosè, che pare gentile e misurato al naso, ma che poi presenta un sorso asciutto e teso, increspato da un tannino spesso e palpabile. Il Cirò rosso 2009, con un punto di colore appena più intenso e una sensazione olfattiva inconsueta, il frutto a sconfinare nella cera d&#8217;api ed addirittura nel miele. Tanta stoffa al sorso, magari un po&#8217; scalciante, ma in bella progressione fino al finale sabbioso. Segnalatissimo il Pallagrello &#8220;Sabbie di Sopra il Bosco&#8221; 2009 di Nanni Copè. 7500 bottiglie dalla Campania interna per un bicchiere porporato, naso bello armonico ma a tratti indulgente, con una traccia di legno percepibile. Assaggio in crescita, con il sorso attraversato da una rasoiata acida innestata sulla polpa pur generosa e un tannino rovente, privo della minima esitazione. In Toscana i vini del Podere San Lorenzo, l&#8217;appagante Rosso di Montalcino 2009 generoso e senza scosse ma convinto; il Brunello 2006 ha un gran corredo aromatico trattenuto con severità in un abito elegante, fino al sorso cospicuo di tannini, appena ventilato da poco legno che tira a sparire. In chiusura una sosta nei prati di casa con il Podere il Saliceto, che cerca di fare del meglio con la pianurka tra Reggio, Modena e Carpi. Il Classico Albone 2010, appena più elettrico del precedente millesimo; l&#8217;Argine 2008 è Malbo Gentile, più un saldo di Cabernet Sauvignon Sangiovese e Merlot. È un rosso fermo in terra di frizzanti, bello terragno e stretto. Interessante il Malbo 2009, un bel naso rossoverde,  a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/opol.jpg" rel="lightbox[21742]"><img class="aligncenter size-large wp-image-21744" title="opol" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/opol-733x550.jpg" alt="" width="733" height="550" /></a></p>
<p>Il Castello t&#8217;abbraccia: quando arrivi lo trovi ai tuoi piedi. Lasci l&#8217;auto qua e là, poi il castello t&#8217;abbraccia con la sua colossale mole, guidandoti fino all&#8217;entrata. Tutt&#8217;altro che monumentale: umana, come quasi tutto quassù. Gli ambienti, le scale gli spazi. Umani: che con qualche persona di meno li godi anche di più, senza assalti ai banchi, i vignaiuoli con la voglia di raccontarti qualcosa ancora.</p>
<p>Nello stordimento delle manifestazioni d&#8217;autunno, ritmate con i tempi di un campionato di serie A, trovano la voglia di esserci, di dire, di fare. Terre di Vite ha un bello slogan, che pare una dichiarazione d&#8217;amore: la voglia di chiamarci &#8220;noi&#8221;.</p>
<p>Ecco alcuni frammenti di un pomeriggio d&#8217;assaggi e di parole.</p>
<p>Opol, a cui è dedicata la copertina del post, è il progetto che t&#8217;affascina. La Valcamonica, enologicamente decaduta, viene ritrovata e rilanciata verso una identità comune. Opol 2009 è un vino da tavola &#8211; identitario &#8211; che si stringe attorno al territorio più che alla ricerca del vitigno:  contiene di tutto, dal Marzemino alla Schiava. È un vino semplice e sincero, porpora scarico, senza ansie di prestazione, ritto sulle sue freschezze e sulla linea vegetale. Lo produce <strong>Togni Rebaioli</strong>, che presenta anche una schiava in purezza, il Martina Vigne Vecchie 2010. Schietto al limite dello sgarbo, regala un brivido di verità.</p>
<p>Due ottimi produttori di Franciacorta: <strong>Camossi</strong>, con i suoi Brut ed Extra Brut nervosi e brillanti, sorprende con uno dei <em>coup de foudre</em> della giornata con il suo Rosè vendemmia 2006, non millesimato. Sboccatura &#8217;9, offre un naso splendido con piccole note mature, ricordi di caramello e albicocca conservata. L&#8217;assaggio poi è decisione e precisione, potenza e bollenza.<strong> Arici</strong>, commendevole nel rigore delle produzioni non dosate, regala un assaggio del suo Pinot Nero in purezza. Millesimo 2007, è delicato senza essere sottile, e conduce ad una bocca aggrappante e solare al contempo.</p>
<p>In Liguria per una storia di rossi: <strong>Maccario Dringeberg</strong> e i suoi Rossese di Dolceacqua. Il Classico &#8217;10, scarico, puntuto e speziato, appena ingentilito nel sorso; la riserva Posaù , con la sua gran nota erbacea, quasi di graspo, e la gran stoffa del sorso. E infine il cavallo di razza, quel Luvaira che pur ancora acerbo, quasi un campione di vasca, ha l&#8217;intenzione di diventare qualcosa di interessante con la sua spezia &#8211; grosso il pepe &#8211; e la sua eleganza rigorosa e compiuta.</p>
<p>In Calabria, da <strong>&#8216;A Vita</strong> per due versioni di Gaglioppo: il Rosè, che pare gentile e misurato al naso, ma che poi presenta un sorso asciutto e teso, increspato da un tannino spesso e palpabile. Il Cirò rosso 2009, con un punto di colore appena più intenso e una sensazione olfattiva inconsueta, il frutto a sconfinare nella cera d&#8217;api ed addirittura nel miele. Tanta stoffa al sorso, magari un po&#8217; scalciante, ma in bella progressione fino al finale sabbioso.</p>
<p>Segnalatissimo il Pallagrello &#8220;Sabbie di Sopra il Bosco&#8221; 2009 di <strong>Nanni Copè</strong>. 7500 bottiglie dalla Campania interna per un bicchiere porporato, naso bello armonico ma a tratti indulgente, con una traccia di legno percepibile. Assaggio in crescita, con il sorso attraversato da una rasoiata acida innestata sulla polpa pur generosa e un tannino rovente, privo della minima esitazione.</p>
<p>In Toscana i vini del <strong>Podere San Lorenzo</strong>, l&#8217;appagante Rosso di Montalcino 2009 generoso e senza scosse ma convinto; il Brunello 2006 ha un gran corredo aromatico trattenuto con severità in un abito elegante, fino al sorso cospicuo di tannini, appena ventilato da poco legno che tira a sparire.</p>
<p>In chiusura una sosta nei prati di casa con il <strong>Podere il Saliceto</strong>, che cerca di fare del meglio con la <em>pianurka</em> tra Reggio, Modena e Carpi. Il Classico Albone 2010, appena più elettrico del precedente millesimo; l&#8217;Argine 2008 è Malbo Gentile, più un saldo di <del>Cabernet Sauvignon</del> Sangiovese e Merlot. È un rosso fermo in terra di frizzanti, bello terragno e stretto. Interessante il Malbo 2009, un bel naso rossoverde,  a seguire il sorso selvatico e tannico assai.</p>
<p>Volti conosciuti, mani da stringere, sorrisi da salvare nel disco fisso. Per la prossima volta.</p>
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		<title>Davide Cocco &#124; Merano, e sai cosa bevi</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 09:55:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Cocco</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi & notizie]]></category>
		<category><![CDATA[birre]]></category>
		<category><![CDATA[Brùton]]></category>
		<category><![CDATA[Cittavecchia]]></category>
		<category><![CDATA[Davide Cocco]]></category>
		<category><![CDATA[Karma]]></category>
		<category><![CDATA[Merano Wine Festival]]></category>

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		<description><![CDATA[Merano WineFestival. Il paese dei balocchi per molti. Una bolgia dantesca per altri. Sicuramente un grande successo. Lo si vede dalla calca del sabato, dove troppi assetati assalgono i banchetti degustazione delle aziende presenti, noncuranti dell&#8217;esorbitante biglietto d&#8217;ingresso, o forse proprio con la precipua intenzione di recuperarlo a suon di bicchieri. E facendo le scelte giuste ci si mette anche poco. Ma noi che siamo proletari di provincia e non ricchi brianzoli ci sentiamo intimoriti e inibiti dalla confusione. E allora ci perdiamo in ciacole e ci rifugiamo a Culinaria, nella tensostruttrura collegata direttamente alla Kurhaus. Lì c&#8217;è uno spazietto per la birra, quella artigianale dicono, vicino alle spine sempre in movimento di mamma Forst. Vista la relativa calma scegliamo tre produttori, un po&#8217; a naso a dire il vero, scoprendo solo alla fine che un percorso c&#8217;è stato. Il nord: Birrificio Cittavecchia. Il centro: Brùton. Il sud: Karma. Tre birrifici dall&#8217;approccio tutto sommato equilibrato, senza eccessi. Birre misurate e godibili. Cittavecchia ha una storia per ogni birra e la racconta nella bella brochure aziendale: Maigret che beve birra alla Brasserie Dauphine per la calda e bevibilissima Formidable, San Nicolò &#8211; che porta i regali ai bimbi triestini &#8211; per l&#8217;omonima birra, con la curiosa bottiglia da due litri e il cardamomo a fare da sfondo al naso e in bocca, con finale panettonoso. Brùton era il nome della birra a Creta. Con il Belgio nel cuore possiamo godere della calmante Lilith, che strizza l&#8217;occhio all&#8217;America con il suo naso di camomilla e geranio, ma finisce con i canditi, e la Momus, classica dubbel che vorremmo provare per fare lo spezzatino, o un brasato. Malto biodinamico, miele biologico e zucchero equo e solidale per il Karma. Ma non ce lo dicono, che probabilmente vien prima il risultato finale. E allora delle tre assaggiate ricorderemo la Cubulteria, speziata con sentori affumicati, una via di mezzo fra una weizen e una blanche, ma morbida, poco acida e con piacevoli note erbacee. Peccato mancasse la Centesimale, con mosto cotto di Pallagrello e mela annurca. M&#8217;aveva incuriosito. Prezzi sempre impegnativi, ma quella è un&#8217;altra storia. &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.appuntidigola.it/2011/11/10/davide-cocco-merano-e-sai-cosa-bevi/karma/" rel="attachment wp-att-21569"><img class="size-large wp-image-21569 aligncenter" title="karma" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/karma-733x550.jpg" alt="" width="733" height="550" /></a></p>
<p>Merano WineFestival. Il paese dei balocchi per molti. Una bolgia dantesca per altri. Sicuramente un grande successo. Lo si vede dalla calca del sabato, dove troppi assetati assalgono i banchetti degustazione delle aziende presenti, noncuranti dell&#8217;esorbitante biglietto d&#8217;ingresso, o forse proprio con la precipua intenzione di recuperarlo a suon di bicchieri. E facendo le scelte giuste ci si mette anche poco.</p>
<p>Ma noi che siamo proletari di provincia e non ricchi brianzoli ci sentiamo intimoriti e inibiti dalla confusione. E allora ci perdiamo in ciacole e ci rifugiamo a Culinaria, nella tensostruttrura collegata direttamente alla Kurhaus.</p>
<p>Lì c&#8217;è uno spazietto per la birra, quella artigianale dicono, vicino alle spine sempre in movimento di mamma Forst. Vista la relativa calma scegliamo tre produttori, un po&#8217; a naso a dire il vero, scoprendo solo alla fine che un percorso c&#8217;è stato.</p>
<p>Il nord: Birrificio Cittavecchia.</p>
<p>Il centro: Brùton.</p>
<p>Il sud: Karma.</p>
<p>Tre birrifici dall&#8217;approccio tutto sommato equilibrato, senza eccessi. Birre misurate e godibili.</p>
<p><strong>Cittavecchia</strong> ha una storia per ogni birra e la racconta nella bella brochure aziendale: Maigret che beve birra alla Brasserie Dauphine per la calda e bevibilissima Formidable, San Nicolò &#8211; che porta i regali ai bimbi triestini &#8211; per l&#8217;omonima birra, con la curiosa bottiglia da due litri e il cardamomo a fare da sfondo al naso e in bocca, con finale panettonoso.</p>
<p><strong>Brùton</strong> era il nome della birra a Creta. Con il Belgio nel cuore possiamo godere della calmante Lilith, che strizza l&#8217;occhio all&#8217;America con il suo naso di camomilla e geranio, ma finisce con i canditi, e la Momus, classica dubbel che vorremmo provare per fare lo spezzatino, o un brasato.</p>
<p>Malto biodinamico, miele biologico e zucchero equo e solidale per il <strong>Karma</strong>. Ma non ce lo dicono, che probabilmente vien prima il risultato finale. E allora delle tre assaggiate ricorderemo la Cubulteria, speziata con sentori affumicati, una via di mezzo fra una weizen e una blanche, ma morbida, poco acida e con piacevoli note erbacee. Peccato mancasse la Centesimale, con mosto cotto di Pallagrello e mela annurca. M&#8217;aveva incuriosito.</p>
<p>Prezzi sempre impegnativi, ma quella è un&#8217;altra storia.</p>
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		<title>S.P.Q.V. ovvero Sono Pazzi Questi Vignaioli [Fornovo Part III]</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 09:55:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio D Uffizi</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi & notizie]]></category>
		<category><![CDATA[fabio d'uffizi]]></category>
		<category><![CDATA[fornovo di taro]]></category>
		<category><![CDATA[vini di vignaioli]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Ma scusa, com&#8217;è possibile che ci sia una differenza così abissale da un anno all&#8217;altro? Sembra un altro vino, santoddio, perché?&#8221;. Andrea Tirelli ha preceduto la risposta con un sorriso calmo e sornione accompagnato dalle braccia che si allargavano, lente, ampie, inesorabili. Gesto di una stordente sincerità e trasparente bellezza. &#8220;Boh!?&#8221; è stata la sua risposta. Definitiva. Ecco, Vini di Vignaioli è (anche) questo, è incontrare persone come Andrea, che fanno il vino, lo fanno buono, che te lo raccontano per quello che è, una cosa viva e liquida, imprigionata nel vetro, frutto di frutti, poco glamour, molta sostanza. E allora scopri che Stefano Borsa, Pacina, ha una strategia commerciale precisa per i suoi muscolari Chianti (e non solo) senesi: &#8220;se ci vieni a trovare li compri, perché vedi. Altrimenti, e come tu fai?&#8221;. Inconfutabile. Oppure ascoltare con stupore Giovanni Montisci raccontare dei 28C° che c&#8217;erano nella stiva del traghetto la notte prima e che in fondo poco importa, l&#8217;importante è assaggiare quel rosato &#8220;che mi è partita la fermentazione&#8221; e che è diventato un Cannonau frizzante e profumato. Strano e buonissimo. Insospettabile. E poi &#8220;scontrarsi&#8221; con Fulvio Bressan e con il suo fantastico sguardo che sembra sempre aspettare il tuo, come a dire &#8220;io non ho niente da spiegare&#8221;, anche quando ci sarebbero milioni e pepatissime cose da raccontare sul suo Schioppettino. Inarrivabile. Cercare un&#8217;espressione di sano autocompiacimento nel viso di Nicoletta Bocca, San Fereolo, davanti alle decine di &#8220;oohhh&#8221; in coro che si levano di fronte a lei, e non trovarla minimamente. Al massimo strapparle un sincero e (quasi) imbarazzato &#8220;anche a me piace&#8221;. Magnifica. E poi incassare la passione e la soddisfazione sincera di Francesco De Franco, &#8216;A Vita, solo e soltanto perché presente, lì, con il suo banchetto e i suoi vini profondissimi. Cose di una volta. Discutere (con sardità) con Adele Illotto sulla primogenitura (la loro) del Nasco vinificato a secco, incrociare, solo per un attimo, lo sguardo di Arianna Occhipinti tra una coltre di calici e di domande, vedere sbrilluccicare gli occhi azzurrissimi di Francesco Guccione mentre discute di tutto, di altro, ma non di vino, neppure del suo Perricone, che pure meriterebbe più di una parola. (Vini di) Vignaioli è incontrare per la prima volta Elisabetta Dalzocchio, riuscire a non parlare neanche un attimo del suo personalissimo Pinot Noir, ma ascoltarla mentre ti racconta di quella volta che in Borgogna, dentro una nuvola di nebbia gelida, che non si vedeva nulla, l&#8217;unica cosa che sentiva era il respiro potente del cavallo che lavorava tra i filari, ed il rumore della terra che si smuoveva. Sono pazzi questi Vignaioli. Per fortuna. &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.appuntidigola.it/2011/11/02/sono-pazzi-questi-vignaioli-fornovo/fornovo/" rel="attachment wp-att-21300"><img class="aligncenter size-full wp-image-21300" src="http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/fornovo.jpg" alt="" width="733" height="560" /></a></p>
<p>&#8220;Ma scusa, com&#8217;è possibile che ci sia una differenza così abissale da un anno all&#8217;altro? Sembra un altro vino, <em>santoddio</em>, perché?&#8221;. Andrea Tirelli ha preceduto la risposta con un sorriso calmo e sornione accompagnato dalle braccia che si allargavano, lente, ampie, inesorabili. Gesto di una stordente sincerità e trasparente bellezza. &#8220;Boh!?&#8221; è stata la sua risposta. Definitiva.</p>
<p>Ecco, Vini di Vignaioli è (anche) questo, è incontrare persone come Andrea, che fanno il vino, lo fanno buono, che te lo raccontano per quello che è, una cosa viva e liquida, imprigionata nel vetro, frutto di frutti, poco glamour, molta sostanza.</p>
<p>E allora scopri che Stefano Borsa, Pacina, ha una strategia commerciale precisa per i suoi muscolari Chianti (e non solo) senesi: &#8220;se ci vieni a trovare li compri, perché vedi. Altrimenti, <em>e come tu fai</em>?&#8221;. Inconfutabile.</p>
<p>Oppure ascoltare con stupore Giovanni Montisci raccontare dei 28C° che c&#8217;erano nella stiva del traghetto la notte prima e che in fondo poco importa, l&#8217;importante è assaggiare quel rosato &#8220;che mi è partita la fermentazione&#8221; e che è diventato un Cannonau frizzante e profumato. Strano e buonissimo. Insospettabile.</p>
<p>E poi &#8220;scontrarsi&#8221; con Fulvio Bressan e con il suo fantastico sguardo che sembra sempre aspettare il tuo, come a dire &#8220;io non ho niente da spiegare&#8221;, anche quando ci sarebbero milioni e pepatissime cose da raccontare sul suo Schioppettino. Inarrivabile.</p>
<p>Cercare un&#8217;espressione di sano autocompiacimento nel viso di Nicoletta Bocca, San Fereolo, davanti alle decine di &#8220;oohhh&#8221; in coro che si levano di fronte a lei, e non trovarla minimamente. Al massimo strapparle un sincero e (quasi) imbarazzato &#8220;anche a me piace&#8221;. Magnifica.</p>
<p>E poi incassare la passione e la soddisfazione sincera di Francesco De Franco, &#8216;A Vita, solo e soltanto perché presente, lì, con il suo banchetto e i suoi vini profondissimi. Cose di una volta. Discutere (con <em>sardità</em>) con Adele Illotto sulla primogenitura (la loro) del Nasco vinificato a secco, incrociare, solo per un attimo, lo sguardo di Arianna Occhipinti tra una coltre di calici e di domande, vedere sbrilluccicare gli occhi azzurrissimi di Francesco Guccione mentre discute di tutto, di altro, ma non di vino, neppure del suo Perricone, che pure meriterebbe più di una parola.</p>
<p>(Vini di) Vignaioli è incontrare per la prima volta Elisabetta Dalzocchio, riuscire a non parlare neanche un attimo del suo personalissimo Pinot Noir, ma ascoltarla mentre ti racconta di quella volta che in Borgogna, dentro una nuvola di nebbia gelida, che non si vedeva nulla, l&#8217;unica cosa che sentiva era il respiro potente del cavallo che lavorava tra i filari, ed il rumore della terra che si smuoveva.</p>
<p>Sono pazzi questi Vignaioli. Per fortuna.</p>
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