Spongata Dolce Emia – Luigi Benelli [6.5]

La mirabolante azienda di Brescello – bassa reggiana – ha immesso sul mercato anche una versione “moderna” della tradizionale Spongata Classica che nel cuor mi sta. Si chiama Emia, ed è stata creata in onore della nascita di un’erede, Emia, appunto.
E’ stato fatto un gran lavoro sulla confezione, ora ricca dell’allure “belle epoque” di cui peraltro la Benelli è debitrice per immagine e storia, e la ricetta ha subito alcune variazioni. La superficie è stata liberata dalla nevicata di zucchero a velo, sostituito ora da una granella, e all’assaggio si può avvertire una ricerca di leggerezza e di sapore più contemporaneo. La forte connotazione speziata di cannella della Spongata tradizionale è arrotondata nell’ottica di un prodotto più “morbido”.
Niente male, ma noi qui si preferisce la rustica, inimitabile, familiare vecchia Spongata bianca.

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Mozzarella di Bufala Campana DOP Bellopede & Golino – Marcianise CE [7.0]

 

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logo-bellopede.jpgBellopede & Golino è un’azienda casearia che in poco meno di 40 anni ha consolidato una struttura produttiva di grande popolarità non solo in Campania. Il moderno punto vendita di Marcianise offre quanto di meglio ci si possa attendere da questa terra baciata in fronte dalla fortuna.
La pezzatura che s’offre al goloso è importante: oltre il tradizionale mezzo chilo delle Aversane. Ha un bel corpo dalla tipica consistenza liquida e del colore della porcellana bianca, avvolto in una pellicola a drappo ben visibile e piuttosto consistente.
E’ sostenuta al taglio e presenta pasta compatta con alveolatura piccola ed abbastanza irregolare. La tessitura filamentosa è ancora percepibile ma sfumata.
Profuma schiettamente di latte, di fermenti e solo delicatamente di siero.
Ha consistenza morbida e cremosa, succosa, con il finale a lungo masticabile. Ha sapidità molto contenuta, risulta anzi piuttosto dolce, con il tratto “bufalino” non troppo in evidenza.
Un buon prodotto commerciale.

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Olio Extravergine d’Oliva cultivar Taggiasca – Cristina Armato 2007 [7.8]

Olio Extravergine d'Oliva cultivar Taggiasca - Cristina Armato 2007 [7.8]L’olio di Cristina Armato, giovanissima ed entusiasta figura emergente dell’elaiocoltura italiana, è ottenuto da sole olive Taggiasca raccolte entro la metà di novembre e molite entro 12/24 ore dalla bacchiatura.
Dopo quasi un anno si presenta ancora ben vivo, con qualche traccia di sospensione ma senza depositi. E’ giallo limone molto intenso, con appena una traccia verde in riflesso sui bordi.
E’ fluido e dinamico, ed ha profumi delicatissimi: non molto penetranti ma ben definiti. Oltre il caratteristico sentore di carciofo crudo ha anche la foglia d’olivo stracciata e in retrolfatto una velatissima nota di camomilla di campo. Curioso il finale di mela gialla delizia.
All’assaggio appare subito dolce e liscio con accenti più sul frutto che sulla vegetazione. Equilibrato, è anche abbastanza persistente.
Alla prova del pane risulta morbido, appena in debito sulla crosta. Più avanti emerge la spina verde dell’oliva, mentre nel finale s’appalesa una nota chiaramente amarognola nascosta anche all’indagine diretta.
Perfetto per il crudo di mare.

Olio Extravergine d'Oliva cultivar Taggiasca - Cristina Armato 2007 [7.8]

Spaghetti Cavalieri [9.4]

 

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Lo Spaghetto made in Maglie, profonda Puglia, ha sezione robusta, superfizie porosa e lunghezza doppia: viene infatti confezionato con la “piega” intatta.
La cottura è lunga, e il formidabile continuto di glutine tiene il nervo a lungo. Mitigato in padella rilascia una crema vellutata di sua propria natura, quasi a riprodurre una vigorosa mantecatura.
All’assaggio risulta burroso e croccante allo stesso tempo, con una elevata capacità di raccogliere il sugo. Il sapore non è neutro ma volitivo: riporta il frumento e il lievito naturale, con una traccia sfumata quasi zuccherina.
Di certo tra il migliori spaghetti del mondo, è altrettanto versatile: commovente con i sughi sobusti, assume un sussiego seducente con il mare. Imperdibile con un ricco sugo di vongole bianche. Molto prossimo allo spaghetto perfetto.

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Olive Taggiasche in Salamoia – Cristina Armato [9.1]

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Pochi prodotti come le olive uniscono la semplicità di un gusto inconfondibile, schietto con la complessità di una produzione quasi alchemica, viva nelle sue più alte espressioni solo per tradizione e generazione.
Le olive in salamoja di Cristina Armato coniugano questi valori con emozionante integrità.
Sì, perchè quasi emozionante è l’arlecchino d’olive dove ogni frutto ha una sua espressione, dal bruno al viola, dal verde chiaro al rosa oscuro. Molto variabile anche il calibro dal piccolissimo di un chicco di caffè alla dimensione più classica della taggiasca, un po’ meno di un confetto.
Ma il momento dell’assaggio è la vera epifania: poche volte nella vita è dato di sentire, racchiuso nella sottile polpa dell’oliva, tanta rutilante intensità di sapore, tanto da risultare carnoso e morbido anche il più magro dei frutti.
Morbido, perfettamente snocciolabile, sapido senza essere salato grazie alla salamoja particolarmente delicata, scatena una complessa teoria di note, dal vegetale in foglia alla frutta secca tostata, al sale marino, al finale leggermente amaro. Struggente.

Olio Extravergine “Ogliarola del Vulture” – Cantine del Notaio 2007, Rionero in Vulture PZ [7.5]

p1040917.JPGMonocultivar Denocciolato “Ogliarola del Vulture”, ha luce giallo limone, perfettamente limpido.
Naso molto delicato, vegetale, con essenze di campo in evidenza: tarassaco, camomilla.
Burroso all’assaggio, sprigiona una forte eminenza vegetale, come di foglie di tiglio. La chiusura è appena amara, ma persistente assai.
Sul pane è docle all’attacco, con bordo morbido e defilato. Appare la foglia di sesano in uscita, con una virgola amara delicatissima.
Per carni alla brace.

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Olio Extravergine “Coratina” – Cantine del Notaio 2007, Rionero in Vulture PZ [7.0]

p1040919.JPGMonocultivar Denocciolato “Coratina” ha verde più intenso, perfettamente limpido.
Ha profumo più deciso, con riflessi di carciofo e foglia di vite, con un finale leggermente virato alla buccia di limone.
Insospettabilmente potente all’assaggio, ha immediata espressione amara molto forte e un seguito progressivo, piccante in esito.
Sul pane l’amaro diventa predominante, livellando i tratti fruttosi e vegetali.
Ottimo complemento per zuppe di legumi.

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Olio Extravergine “Rotondella” – Cantine del Notaio 2007, Rionero in Vulture PZ [7.4]

p1040916.JPGMonocultivar Denocciolato “Rotondella” è verde pisello molto brillante, perfettamente limpido. Profuma delicatamente d’erba appena falciata e mela verde.
L’assaggio diretto è leggero, levigato, con perfetto richiamo prima dello sfalcio poi del fieno. Persistente.
L’immagini in fresche insalate e verdure croccanti.
Alla prova del pane rilascia un retrogusto amaricante, con il ricordo della polpa d’oliva non ancora matura.

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Pastifizio Gerardo Di Nola, Castellammare di Stabia NA [9.2]

Il nome, sì, lo si conosce da tempo: ma la pasta Gerardo Di Nola non è facillima da trovare. Dunque capita a fagiuolo la provvidenziale visita di ciro che facilita l’atterraggio nella Cucina d’Ardimento (prima provare, poi parlare) di una piccola, preziosa fornitura di detta delizia.
Dunque è con non meno di un’emozione che lo scriba scartabella tra i formati classici, rassicuranti. Fermi.

pasta-gerardo-di-nola005.JPG Casarecce: Deliziosamente vellutate, esigenti nella cottura tanto da non concedere nemmeno un minuto di distrazione. Morbide nelle virgole, solidali al centro con una fibra resistente elastica. Perfette in purezza con l’olio, godono sughi leggeri di verdura con seducenti nevicate di formaggi stagionati, ottimi parmigiano-reggiano e pecorino.
Fusilli: classici quanto temibili per la tendenza a perdere il nrbo se stremati da cotture distratte. Nella declinazione di Gerardo Di Nola restano croccanti, vorticosi di glutinosa alterigia. Esaltanti con i sughi rossi di pomodori appena scottati, peperoni, erbe di campo. pasta-gerardo-di-nola006.JPG
pasta-gerardo-di-nola007.JPG Ziti: non potrai non prediligere questo fomrato perfetto. Perfetti nella tenuta della cottura, nelraccogliere il sugo, nel porgere i condimenti come dita generose. Strepitose con i sughi di pesce povero, travolgenti con un semplice pomodoro e pecorino. Chi oserà un’anticonformista amatriciana, o una inimmaginabile carbonara ne rimmarrà irretito.
Rigatoni: opulenti, debordanti, screanzati nella loro vistosarotondità, tendono a conservare la forma a lungo, raccogliendo grandi quantità di sugo per un assaggio goloso, ricco. Esagerato. Peccaminosi con i sughi del quinto quarto: pajate, fegatelli, animelle, e con i ragout di carne per un pranzo satollante e definitivo pasta-gerardo-di-nola008.JPG

Sulle confezioni c’è scritto poco e nulla: che al buongustaio basterà quelal dichiarazione che è in sè e per sè un poema epico: Maccheroni Napoletani. E tutto il resto è silenzio [cit.]

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Vodka 42Below, New Zealand

42below003.JPGNon è certo il liquore che verrebbe automatico di associare alla gourmandise: più facile pensarlo nelle notti piene di decibel o sulle piane glaciali del nord. Eppure la Martini & Rossi sta lanciando con una potente operazione questo elisir down under, distillato “42 gradi sotto”. Che non è nè la temperatura di servizio, nè il contenuto alcoolico: ma la latitudine a cui si trova “l’acqua più pura del mondo”: ad Aotearoa, toponimo ricavato dall’oscura lingua Maori che altro non significa che Nuova Zelanda.
Una bellissima bottiglia, un bel booklet a supporto con sfoggio di creatività: ma la curiosità resta di approcciare un liquore con cui hai poca familiarità se non una rustica eco nella memoria, e provare a leggere questa leggendaria “smoothness” che 42Below paventa.
La proverai dunque in molte maniere, travalicando l’ortodossia senza troppi pudori.

A temperatura ambiente
La versi nel ballon da cognac, e la vedi perfettamente cristallina, quasi abbagliante nella sua purezza. Forte la tensione superficiale, quasi un drappo sul vetro. Molto forte l’aroma etilico, sottile e pungente, da cui emerge solo una brezza che ricorda l’anice. Secchissima, forte, virile: attacca quasi priva d’aromi fino all’apertura del sorso che arriva come una folgore: brilla, ma senza bruciare.
Priva di battimenti si conduce verso l’uscita con raro nitore, lasciando la bocca pulita, ma non asciutta. Appena percepibile una nota che ricorda il retrogusto del rabarbaro.

Fresca, a 7°
In un panciuto bicchiere da grappa: emergono al naso note di vaniglia e zucchero bianco, cristalline. La bocca è tonda d’alcool, ma fresca: solo dopo, scaldando il palato diviene grossa, quasi oleosa, colmando ogni spazio con grande vigore.

On-the-rocks
Un largo e basso vaso da whisky: sul ghiaccio scivola senza rumore, e si sbianca subito diventando nebulosa mentre raffredda ed emulsiona con l’acqua di disgelo. Al diminuire della temperatura diventa pressochè inodore, conservando un sottilissimo, elegante tono di lavanda.
L’assaggio diventa ammaliante: il sorso passa via carezzevole lasciando solo al finale le sensazioni aromatiche delicatissime purtuttavia definite.
Ascoltando le papille nel dopo, noterai una corrispondenza con gli aromi diretta ed inequivoca

Ghiacciata, a -12°
Nel bicchierino quadrato: dalla bottiglia, marmorizzata dal gelo di condensa, scende letteralmente untuosa. Resta appena una virgola degli aromi percepiti a temperature più umane: ma in bocca hai una folgore ghiacciata che attraversa il palato con tagliente nitidezza.
Il retrogusto è sorprendentemente vivo, muschioso e floreale, con un ricordo filiforme ma avvolgente, molto persistente.

Un bel viaggio dalla parti di un liquore che ha la sua forza nella eccezionale trasparenza e pulizia di gusto, la cui cifra si misura in sfumature, aromi limpidi, vigorìa: una declinazione interessante al di là del suo indubbio esotismo.