
La cucina di Enrico Crippa non l’ho mangiata, ma l’ho vista: due volte. La prima volta mi aveva esaltato la meticolosità delle preparazioni, assieme al rigore delle composizioni. A fronte dell’esuberanza espressiva del cuoco del Piazza Duomo di Alba.
Questa volta nelle sei ricette dimostrate di corsa e con brio sul palchetto di IG-ventidodici è esplosa l’ossessione dell’ingrediente: nella sua integrità primeva da un lato, nella sua stessa negazione dell’altro. Per dire: la tinca, spettacolare. La lepre royale, monumentale. E le esoteriche tagliatelle di pomodoro-e-basta.
E poi Crippa è un ciclista, e quindi ci piace ancor prima…
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Consumare otto pneumatici all’anno sulle strade ed autostrade ha molti effetti collaterali indesiderabili, e solo alcuni vantaggi. Uno di questi è conoscere la penisola palmo a palmo, e poter confrontare realtà spazio-temporali molto differenti.
Ad esempio ci si accorge che una curiosa caratteristica unisce la Capitale Morale (Milano, NdA) alla Capitale (Roma, NdA), seppure nel secondo caso assai più accentuata. La forza d’attrazione della Grande Metropoli è infatti tale che tutt’attorno si genera una spece di cono d’ombra, una sorta di depressione atmosferica per cui il tempo rallenta. Al centro trovi una realtà cosmopolita, iperattiva, …
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Un heavy-commuter – un pendolare assoluto – ha alcuni punti fermi nella vita: tra questi imprescindibile la rinuncia completa ad una tradizionale relazione carnale con il tavolo da pranzo.
Qui da noi, a Borzano sulla Lodola, non pochi dei miei conborzanitani a mezzogiorno riescono ancora a “fare un giro intorno alla tavola”: arrivano a casa, non raramente dell’attempata mamma, sforchettano uno spaghetto o una braciuolina e se ne tornano, magari facendo in tempo a passare in caffè a dir su con gli amici.
Per fare questo le aziende reggiane soccombono ancora ad orari di lavoro medievali, con due-ore-due di pausa. E’ per quello che i lavoratori…
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Poche trasformazioni regalano altrettanta soddisfazione del riuso di pietanze avanzate: questa è la volta di un modesto risotto con i carciofi, mantecato a burro e P.Reggiano, rimasto inevaso il giorno prima. Sarà un piatto semplice, anzi banale: e nemmeno bellissimo. Ma ammantato di purissima delizia.
Un risotto come mille: tenuto al dente, e rimasto ad asciugarsi per una notte intera.
Nella padelletta antiaderente lo appoggi spianandolo bene con la forchetta, che preda bella forma tonda e piatta. Non aggiungere ulteriore grassezza, che non serve: anzi, quella che c’è di burri e formaggi basta e avanza.
Lascia andare a fuoco medio: attaccherà subito. Poi la crostetta…
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Da quando giuocavo con i Lego mi sono chiesto cosa significasse la parola Veglionissimo. E’ uno dei neologismi più abominevoli che siano stati creati dal tempo di Vincenzo d’Alcamo e la sua rosa aulentissima. Già parte con la “V” – la scienza la definisce una labiodentale fricativa – che predispone mascella e labbra ad arcani contorsionismi: segue il gruppo palatale “gl” che costringe la lingua a infrattarsi tra i denti per produrre quel buffo suono gorgogliante, e infine la doppia esse, una specie di omicidio preterintenzionale per ogni nato in Reggio d’Emilia.
Suona proprio male, tanto che il mio delicato senso estetico…
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