Appunti Divìno | Sicilia IGT Rajah 2007 di Gorghi Tondi

Il Rajah non conosce legno, ma ha ugualmente pasta morbida e persistente: assai lucida, e densamente zuccherina. Intenso al colore giallo verde, dalle uve Zibibbo in purezza ha profumi floreali, con tracce dolci di frutta gialla, ricordi minerali in chiusura. L’assaggio è tondo, tanto da risultare quasi abboccato nella prima parte del sorso, prima che intervenga il poderoso tratto acoolico: ben 14°. Vino da pesce, ma più per zuppe che per per crostacei e crudi.

Appunti Diviàggio | La Grotta di Ulisse a Catania

Dalle parti del porticciolo di Ognina, pieno dello Sguardo di Ulisse, c’è una Tavola che sta risollevandosi dal destino pizzardo con una gestione giovane ed uno chef volonteroso.
Il pesce è fresco assai, la carta è ampia. L’ambiente particolare, insolito per il capoluogo etneo.
Cucina con qualche ambizione e qualche equilibrio ancora da trovare, ma generosa fino all’abbondanza. Da sistemare la cantina e il servizio, a tratti tentennante.
Conto all’onestà.

Appunti Divìno | Etna DOC Biancodicaselle 2007 di Benanti

Tra i primi a valorizzare questa D.o.c., Benanti produce vini sempre interessanti. Lo è pure questo Carricante 100%, da terreni vulcanici (e come potrebbe essere altrimenti?) e in altura. E’ intenso al colore, mentre il naso è un po’ più diafano: sottile più che fine, con frutta bianca in sottofondo. L’assaggio è levigato, appena molle nel mezzo, con una sorta di evoluzione che ne spegne ogni elettricità, seppur corretto anche nelle corrispondenze. Un bicchiere che lascia perplessi: eppur non troppo vecchio, forse di bottiglia non troppo fortunata.

Appunti Diviàggio | La Capinera a Taormina

Uno dei sette posti nel mondo dove dormire il lungo sonno, l’ Isolabella di Taormina.
Magari rifocillandosi di tanto in tanto alla tavola di Piero D’Agostino, Maestro di Cerimonie per piatti d’acqua.

Sport Estremi: McItaly

La peggior esperienza g-astrofisica degli ultimi seimila anni

Sketches of a spotless mind

Prendersi abbastanza sul serio da bere Pinot Grigio Princic con un frittino di sardine; non prendersi abbastanza sul serio da sorbire caffè Lavazza Blu fatto alla moka in tazzine sponsorizzate Segrafredo di non meno di vent’anni.

Appunti Divìno | Prunotto Dolcetto d’Alba DOC 2007

Nero bruno, ancora viola piuttosto leggero seppur intenso. Profumone molto intenso di frutta rosse conservate, confetture di bosco, e varii. Grossa la reminiscenza di caffè.
Bocca decisa, con tannini a corredo anche fuori delle corrispodnenze, con un imprevisto avanzo di liquerizia.
Molto sgomitante, eppure brevilineo. Non particolarmente seducente.

Appunti Diviàggio | Ilario Vinciguerra a Galliate Lombardo

Credevo che Galliate Lombardo fosse una di quelle galassie di capannoni in mezzo alla pianura, e invece è un paesino in fondo ad una strada tutta a curve con i ciottoli per terra.
E poi conoscere Ilario Vinciguerra è come conoscere una folla.

Let it snow

E’ una luce tutta particolare quella delle mattine che ti svegli con la neve, irripetibile. Metti il naso fuori della finestra in quel lucore senza ombre, azzurro come il fumo delle sigarette al mentolo. Fiocca, fiocca forte e continuo, resti lì davanti alla finestra come ipnotizzato dal silenzio irreale, da quel mondo a cui è stato rubato l’orizzonte.
Metti su un disco vecchio, una cosa minore degli Stones, e giri per casa saggiando il legno del pavimento con le piante dei piedi scalzi, cercando di captare le vibrazioni del basso o le variazioni di temperatura, dove le arterie della casa portano l’acqua più calda del sangue.
Il tempo passa più lento del solito, mentre metti assieme due cose per pranzo: sardine fritte in crosta di farro, dei ravioli ripieni di rombo ed erba cipollina tirati sulle vongolone veraci, e una bottiglia del pinot grigio più strano che c’è quello di Dario Princic.
Avrei finito volontieri con la sciampagna di Raimondo Boiardo, ma qualcun altro ha avuto lo stesso pensiero prima di me. E non aveva nemmeno le chiavi di casa. E di certo non ha scalato il Pordoi.

Poi dicono che perdi le staffe

In una via di fuga dalla circonvallazione di Reggio E. c’è un locale che da tempo ispirava la mia simpatia: “Pescheria con uso di cucina”. Bellino, giusto per una precinema o un fine pomeriggio di poco impegno. Tante lavagne con tante scritte sovrapposte, che ti conviene ascoltare al tavolo le proposte del giorno: qualche antipasto pre-pronto, un primo con le vongole volendone, e il banco alla griglia. O la frittura.
Rassicuranti scaffali con prodotti di ricerca: c’è il Sale Dolce di Cervia, qualche Champagne e qualche spumante italiano, Gazzosa e Chinotto Lurisia. Insomma, nulla di buttato lì.
Ordini un tris di antipasti in due: polpo con le patate, irrimediabilmente plastificate da una preparazione troppo anticipata; sardelle marinate, ma molto; gamberi eccetera, innocui.
Poi uno scorfano scelto al banco e fatto alla griglia. Il tutto servito su piatti di plastica usa e getta, bicchieri usa e getta, tovaglie usa e getta, posate usa e getta. I calici in cui è servita una Ribollina di vascello sono, invece, di vetro.
Arriva lo scorfano, pare fresco: la carne è sì morbida e saporita, ma la cottura è assai approssimativa con ampie porzioni ancora crude, e la pulizia ha lasciato qua e là sgradevoli versamenti amari delle interiora. Il pane a fette ier l’altro era fresco.
Evabè, un precinemino con i bimbi in trasferta ci sta: passi alla cassa. Indovina il conto? 50? acqua. 60? Acqua. 70? Fuochino.
Ci vogliono 77 euroni per tutto questo, e la voglia di piantare una grana c’è: i prezzi non sono esposti, il pesce al banco non si sa quanto pesasse, lo scontrino non parla, non so cosa ho comprato e non so quanto l’ho pagato.
Ma stasera no, il film comincia e non ho voglia di altre discussioni: in fondo è venerdì e dicono che Virzì abbia fatto una buona cosa.

A proposito, il locale si chiama Bassa Marea, e il film di Virzì è ineluttabilmente modesto.