
Cominciamo a morire nel momento in cui veniamo concepiti, è una delle banalità più efficaci del penultimo millennio. Per chi lavora con la rete, veder morire in tempo reale le proprie creazioni è una costante di vita. Progetti, crei, pubblichi… e poi inizi a uccidere. Cambiare, modificare, stravolgere. La Rete e i suoi operatori trangugiano le idee come betoniere formato famiglia. Molte vengono ri-sputate, e almeno altrettante sono sciocchezze, emerite.
Abbiamo visto centinaia di migliaia di blog nascere, vivere lo spazio di un battito d’ali, e poi crollare sotto l’impegno della continuità e dell’impegno dell’invenzione, assai più faticoso…
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Piove, ma c’è il caminetto accesso. Empatia immediata, con il menù inventato all’istante. Si chiamerà “Apparentemente… al buio”. Affidarsi all’ispirazione dello chef, per attraversarne la visione del mondo. A Brusciano, all’ombra del Vesuvio….
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I cubetti di pietra di trastevere, le facce dei turisti, gli occhi tagliati, la pioggia piccolina, le luci gialle, le luci fioche, i soffitti con i travi, i vetri appannati.
Le strade contorte, le ombre distorte, i muri scrostati, i cortili nascosti. I portoni discosti, le facce gentili, gli abbracci virili.
I bicchieri riempiti, i sorrisi soffiati, le facce sincere, il mistico bere….
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![IGT Emilia Rosso “Braje” – Storchi 2007 [7.0]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/storchi-braje-2007.jpg)
Una cuvèe di stampo transalpino in terra reggiana: il più classico dei cabernò. E’ assai fitto, quasi nero. Non filtrato, porta brillanze viola sul bordo, in trasparenza. Pesanti i drappeggi sul vetro, ornati di lagrime sottili.
Ha naso muschioso e umido non esente da afrori maschi e selvatici. Punge di bella verticalità, ricordando il peperone e il tabacco in successione. C’è terra nera, e un piccolo punto di giallo d’uovo giusto prima del termine.
L’assaggio ha profilo meno incisivo, con quell’attacco prudente: poi un passo corpulento trae fino al mezzo, rorido di succo.
Materico, trascina tannini sanguigni anche nella seconda parte dove…
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Tempo fa quando scendevo ad abbracciare la sirena Partenope alloggiavo dalle parti di Fuorigrotta, all’ombra del San Paolo. La primissima volta che sono sceso a Napoli per lavoro, correva l’anno 1919, ho chiesto a un energumeno all’incrocio di consigliarmi una pizzeria. Tremavo fino al duodeno, come tutti i nordisti che scendono a Napoli terrorizzati dal catòdo: temevo che l’energumeno mi spogliasse di tutti i miei averi, mi prelevasse gli organi interni senza anestesia e si vendesse il mio G-Shock nero con funzione alba/tramonto al mercatino di Forcelle per milel lire. Invece senza levarsi la siga dall’angolo della bocca disse “‘…
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