Come le foglie, Malika Ayane [8.0]

 

Non amo la musica italiana: nè quella popolare, nè il melodramma da cui proviene. A parte rarissimi momenti, per la verità banalotti, data la conoscenza quasi nulla del tema: E lucean le stelle e Vesti la giubba, e poco altro.
Non amo la musica italiana perchè durante gli anni della formazione (evabè) Battisti era troppo usato, la musica commerciale era orribile, e i cantautori li trovavo insopportabilmente verbosi. Ora leggendo le coste dei Dischi Compatti nel raccoglitore mi accorgo che irrilevante è la rappresentanza autoctona: Battisti con Panella, i CSI, Capossela, un qualche De Andrè, la Carmen Consoli del tempo che fu, l’immenso disco d’esordio della Donà….


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I Vini di Veronelli 2009

 

I Vini di Veronelli 2009

Non sono sufficientemente competente per discutere nel merito la monumentale opera della Veronelli Editore, ma sono abbastanza appassionato da sfogliarla con attenzione. Abbastanza da leggerla. Abbastanza da usarla. A volte sono d’accordo con le valutazioni, a volte no, ma questa non è una notizia: a volte riesco a non essere d’accordo nemmeno con me stesso.
Usare un volume come questo significa cercare informazioni, trovarne di interessanti e – ove possibile – metterle in pratica.
Una prima cosa mi sorprende: 17mila vini. E’ un numero enorme, soprattutto se i redattori sono solo due. Non ho potuto evitare di mettere mano alla calcolatrice: se…


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Ristoranti d’Italia ’09 – Gambero Rosso

 

Ristoranti d’Italia ’09 – Gambero Rosso

Scartabigliando nella memoria, saran quindici gli anni che mi separano dal primo acquisto della Guida. Allora era la vera alternativa alla Rossa: più ampia, più interessante, più descrittiva, più coinvolgente, più tutto. Spendevo volentieri quelle milalire, perchè erano più i posti che sognavo di quelli che potevo visitare, e leggerne era un po’ come averli… sfiorati.
Indubbio che Ristoranti d’Italia abbia… riscritto il modo di scrivere le guide. Indubbio che attorno alle valutazioni, alle descrizioni e soprattutto ai punteggi si siano versati fiumi di inchiostro e parecchie papille si siano seccate a cianciare di come e di quando si formano…


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Le Luci della Centrale Elettrica, Canzoni da spiaggia deturpata [9.0]

 

Non commettere l’errore di ascoltare questo disco una sera di nebbia, quando vieni via da Milano incartata dalle luci spettrali dei centri commerciali. Non commettere l’errore di pensare essere attrezzato, con i tuoi quasi cinquant’anni e cinquemila ciddì, per poter uscire illeso dall’incontro con Le luci della Centrale Elettrica.
Ti troverai tra le mani pagine incendiarie, spaventevolmente pure e dirette come sanno essere le cose dei vent’anni.
Mentre graffio dopo graffio le tracce scalcano via l’abitudine levigata e lucida di armonie e melodie belle come fotocopie a grande tiratura, ti accorgi che il coinvolgimento spesso e tangibile…


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Il Dio delle Piccole Cose, Arundhati Roy [8.8]

 

Il Dio delle Piccole Cose, Arundhati Roy [8.8]

Kerala, confessione siriano ortodossa. Già questo è qualcosa di nuovo dell’India che abbiamo avuto in salse innumeri, ma sempre quella palta sobbollente di pauperismo mistico, o, volendo, misticismo pauperistico. Smaterializzato, confinato in una dimensione eterea e sfuggente.
Invece Roy non sfugge, parla di carne e di cuore, con una scrittura coinvolgente, a tratti travolgente. Per chi ha visto le espressioni artistiche del Kerala quasi contingente: spesso traboccante, ma altrettanto spesso precisa, tagliente. Adorabile il suo fluire metaforico, anche se insistito. Amabile il tormentarsi in ripetizioni, quasi un mantra. Figurazioni commoventi, strappi nel…


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