Bodensee Baden Muller Thurgau Trocken Sonnenufer – Magnauer 2008 [6.2]

Saranno probabilmente numerosi i refusi che ho inserito nel titolo, vista la mia inamena prossimità con la lingua dei Romantici: anzi meno di zero ne intendo e fatico pure  a compitare.
Di questo MT dice “Secco” che in Germania ha un significato pregnante. E’ gialloverde brillante, con un lieve accennodi rifermentazione che poi s’avvertirà anche al sorso, salina.
Naso aromatico, molto colorato, con la nota zuccherina e quella minerale in equilibrio, discreto. La frutta non manca, una bella perona matura, il resto dei gialli.
Detta la salsedine, il sorso risale sorprendentemente franco, poi al centro d’improvviso molla, virando verso un esito ripiegato. Amarevole e brevilineo.
Anche meglio delle attese, ma non indimenticabile.

VDT Matteu – Altacutena s.a. [9.3]

Scrivo di un un vino emozionante. Un vermentino disteso tra il granito e il mare, scopro dopo: e cpoche volte ho sentito un bicchiere raccontare in modo così  esatto il suo terreno d’origine. Ho guardato a lungo, cercando senza trovare il millesimo: il vino è proposto senza annata. Viene dalle Fatiche di Sebastiano Ragnedda, che ha già stupito il mondo con il Capichera: ora eccolo a noi con queste uve passate in piccoli tini, fitte di sole.
Ci sono piccoli tesori, che scopri solo quando l’amico te li indica con il dito. Questo vino di piccola tiratura viene dal nord della Sardegna. Giallo, sa di mare, d’alga, di vento. Sa di ramo d’eucalipto spezzato tra le mani, sa di ginestra e di brividi alcoolici. Sa di castelli di sabbia.
L’assaggio è una voluttà di secchezze, nitido ed elettrico, con una risalita del sorso che pare salti di stambecchi. Poi progressione lineare, quasi aritmetica per precisione, profondità ed ampiezza. Il finale conchiude le corrispondenze in centri vibranti, abbraccianti, infiniti.
Un scoperta colossale.

IGT Golfo dei Poeti “Alessandro” – Ottaviano Lambruschi 2007 [5.8]

Più probabilmente hai conosciuto Lambruschi per i suoi vini lineari ed eleganti, a tratti segaligni: molto somiglianti alla legnosa figura del vignaiuolo lunense strappato alle cave.
Questo Alessandro invece, pur sempre vermentino, ha tutt’altra mano. Passato in legno, è paglierino medio, tinta unita, di presa adesiva e cerosa.
Il naso è maturo, gonfio di frutta secca e conservata. Albiccocche, fichi secchi, uno strato più burroso. Una virgola di limone a finire, sull’accenno minerale.
Corrispondenze non del tutto baciate, masoprattutto un attacco molle e ripeigato conducono verso incentro cotto e svasato. Il frutto sovramaturo s’attesta fin troppo sugli zuccheri, mentre il finale risente di una spiccata brevità e non certo arioso.
Bicchiere volonteroso, ma sfocato.

DOC Aglianico del Vulture “Il Repertorio” – Cantine del Notaio 2006 [7.8]

Vini “spessi” quelli del Notaio. L’indomita passione di Gerardo Giuratrabocchetti ci consegna questo aglianico da solo Aglianico, rosso carminio, con bordi più leggeri e riflessi caldi, seppur non ancora granati.
Il naso è progressivamente aperto, non manca di complessità e palesa anche una certa profondità: il profumo del tabacco conciato e intenso, con importanti muschi tutt’attorno e note legnose e ricordi balsamici. Vasto.
Bello carico il sorso, che propone da subito tannini rilevati seppur tracciati con una mano vellutata. Corposo il centro, solomoderatamente felpato, ricco fino all’uscita che risulta particolarmente lunga.
Bicchiere grosso e intraprendente ad un tempo.

DOC Barbera d’Alba -Cappellano 1999 [9.0]

Nulla da aggiungere alla vicenda di Teobaldo Cappellano.
Ecco dunque questo Barbera che ha passato 10 anniin botte grande, dopo l’acciaio. Poi bottiglia. Un’attesa micidiale per un Barbera insusuale.
Una tensione che non è viscosità ma felice materia. Il naso è di finezza di gran lunga fuor dell’ordinario, pur di un braccio deciso: di spiriti. Gli eteri sono potenti, ricchi di profondità e di sfumature. Una piccola spezia fa capolino, una bacca di ginepro.
Dritto il sorso che diventa soave subito dopo l’abbocco, dove il succo – quasi agrumato – si spande affatto gioioso.
Verso la fines’allaga e s’allarga, con un finale tenuto e alto.
Assolutamente eccellente.

IGT Toscana “Iperione” – Amantis 2005 [7.0]

So già che incorrerò negli strali del mio amico Andrea Gori, che ne sa un sacco e una sporta: quindi vado a raccontare serenamente questo Blend di Cabernet Franc e Sangiovese, passato in legno piccolo. FOrse il più interessante della famiglia di rossi di Amantis.
E’ meno fitto e spesso dei cugini, ma complesso: di certo e anche all’occhio. Rubro nel cuore, rubino con tracce rosse e viola, assai pigmentato.
Molte carte nel naso, con terra grassa, sabbia di vetro, frutto piccolo e tanto alcool, con muschiosità diffuse.
Bocca che s’asciuga nel mezzo, come una cucchiaiata di caffè dopo un attacco molto inclinato, progressivo e rutilante. Dunque quel covone di tannini trattiene bene il palato, vischioso, rilasciando un finale abbastanza lungo.
Magari ancora un po’ da trovare l’amalgama, ma potente.

DOC A.A. Gewurztraminer – Elena Walch 2009 [7.0]

Paglierino medio, composto e brillante, vagamente ceruleo.
Inizialmente ritirato, a seguire s’apre agli aromatici. Le albicocche, i fichi secchi, e sul finire una vena floreale delicata, come petali di rosa.
Botta minerale immanente, poi evanescente. Una traccia di carta e poco di vegetale.
Bocca tonda e levigata, anche grossa da subito, cede al miele nel mezzo quando acquista uno spessore un po’ molle.
Poi conserva a lungo l’altezza e rimane in alto. Bevibile allegramente, appena ceroso, ma lampante. Giovine.

DOC Malvasia di Castelnuovo Don Bosco – Cascina Gilli 2009 [6.9]

Uno dei motivi per cui il vino continua ad appassionare è perchè è una materia infinita. La DOC Malvasia di Castelnuovo Don Bosco non è nemmeno troppo nuova (1973) e comprende solo 6 comuni piemontesi (SEO). Si fa con la malvasia di Schierano e massimo il 15% di Freisa. Questo di Cascina Gilli invece è in purezza.
Eccolo dunque spumare in rosa, generosamente e senza ritegno SI ritira in una corona spessa, di calibro non troppo piccolo, assai persistente. Limpidissimo, conserva un filo di perline quasi subatomiche per finezza.
Il rubino è intenso ma leggero, appena scarico eppur convincente nei suoi brevi riflessi carminio.
Ineludibile il naso aromatico “malvasioso” che t’allaga le nari anche oltre il bordo del bicchiere. Dentro hai fragole e fragoline a non finire, contrappuntate da una traccia zuccherina spessa e da una brezza più aerea che rende leggero anche il sorso. Zucchero subito anche nell’abbocco, con un piccolo che di salino a coprire l’effervescenza spontaneamente tenuta. Il centro si fa morbido, polputo, un frutto stramaturo che si scioglie sul palato come una gelatina. Il finale scivola lasciando tracce di confettura di limone, leggera ed acchiappate.
Anche resistente all’uscita, anche se un po’ aggrappato. Bella declinazione del frizzante rosso dolce, ma non troppo

Chardonnay Vipaska Dolina – Sutor 2007 [7.7]

Togli dalla matita tutto il fodero di legno ed avverti la punta della matita. Poi il minerale sparisce, s’allarga, incontra lo zucchero bruciato., il frutto dolce, maturo.
Trova la botta dolce e legnosa, dove il naso si fa tondo. Il paglierino è lineare, e nitido, il riflesso è appena grigio, il bordo è acqueo.
La resa bassissima regala una trama intensa, senza inoltrarsi nella fittezza.
L’assaggio è totalmente sciardonè, ma sul margine: tanto sale subito nell’abbocco levigato, che si increspa verso il centro. Nel seguito drappeggi s’appendono al palato, bicolori e trascinati verso l’uscita da una leggera eco acida.
Aperto il finale, sorridente.

IGT Basilicata Bianco Fiano – Carbone 2009 [8.0]

Primizia, anteprima, anticipazione: sia come sia, parliamo di un campione per il quale si potrebbe a ragione parlare di infanticidio, dalla vendemmia 2009, ancor vergine nella sua vibrante inesattezza.
Se ami i vini aritmetici puoi stare alla larga da questo Fiano Lucano da Melfi: perchè è soprattutto un vino di cuore.
Già intenso al paglierino, manifesta un stoffa elegante, per nulla oleosa: anzi per certi versi sdrucciolevole sul vetro, a tratti indecisa.
Il naso è assai obliquo, e fuori dagli schemi. Difficile trovare similitudini per questo tocco di torta appena infornata, per questa corteccia fresca di scalpo. Per questo nascostissimo nocciolo di pesca, ricco della sua mandorla.
Convinto il sorso, con quell’angolo retto e testardo piantato proprio nel mezzo: quando l’assaggio tenero e sciolto diventa improvvisamente importante, quasi spesso.
Il finale si fa ampio, dilagando in declivii vulcanici e mezzogiorni assolati.
Irruento e movimentato di bella gioventù, va atteso per le brume d’autunno.