AOC Bourgogne Chardonnay – Michel Bouzereau et Fils 2009 [6.9]

 

AOC Bourgogne Chardonnay – Michel Bouzereau et Fils 2009 [6.9]

Può un Bourgogne Chardonnay deludere? ahimè, può.

Non mi turba questo paglierino pallido, scarico e un poco opaco. Non mi turba nemmeno il profumo, così delicato da essere quasi diafano: con quei fiori bianchi vicini a terra, quella mela indietro di maturazione, quel finale sì granitico, ma indeciso. Segnalini definiti, va bene, ma senza l’urlo.

L’assaggio attraversa gli stati di calore: da freddo appare più lineare, e nervoso, seppur il sorso sia un po’ appiattito nel mezzo. Poi, prendendo temperatura, debordano caratteri meno composti, con un finale di mandorla amara che però termina subito.

Probabilmente, fosse una qualsiasia altra Appellation,…


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Appunti divìno | Mosella e De Andrè: suggestioni

di Chiara Giovoni

Appunti divìno | Mosella e De Andrè: suggestioni

di Chiara Giovoni e Fabio D’Uffizi 

Metti una sera a cena una bottiglia di riesling, due amici a degustare e, d’improvviso, De Andrè. Gli abbiamo preso in prestito le parole per descrivere le suggestioni del Riesling Zeltinger Schloßberg Trocken Selbach-Oster 2005.

Tu prova ad avere un mondo nel cuore, e non riesci ad esprimerlo con le parole.

Bottiglia legata stretta come un’esca da trascinare, sorso di vena dolce, che liberi dal male.

Chi va dicendo in giro che odio il mio lavoro, non sa con quanto amore mi dedico al tritolo. Venuto dal sole o da spiagge gelate, venuto in novembre o col vento d’estate: nella schiena un dolore caldo.

S’intreccia i …


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Appunti Divìno | Bue Apis 2004 Cantina del Taburno

di Chiara Giovoni

Appunti Divìno | Bue Apis  2004 Cantina del Taburno

Ci sono aglianici da vigne centenarie che arrivano sgambettando al palato, agili nonostante i corpulenti ma sodi tannini da Maciste d’altri tempi, freschi nonostante i quasi 15 gradi alcolici e piacevoli nonostante gli inconfondibili tratti lignei. Ruotando il denso nettare rosso cupo in bocca la risposta appare chiara. E’ il frutto che tiene in riga l’orchestra, integro e ancora acidulo, una mora intinta in una crema di cioccolato extrafondente dal finale amarognolo e non sopraffatto dalle speziature del rovere.

Un bicchiere interessante che si stacca di misura dall’aglianico che per privilegiare la potenza ha lasciato indietro l’eleganza….


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Champagne “Cuvèe des Enchanteleurs” – Henriot 1996 [9.6]

 

Champagne “Cuvèe des Enchanteleurs” – Henriot 1996 [9.6]

Leggi e rileggi, quel Maison, e poi 1808. La bottiglia è vuota, ed è finita assai più rapidamente di quanto avresti voluto: di certo più rapidamente dei momenti scritto con inchiostro seppiato ma indelebile dei suoi assaggi.

La Cuvèe degli accatastatori di botti, o qualcosa del genere, è un bicchiere che sazia in modo totale, pervasivo: ma perchè riempie tutti i sensi, accasciandoli in un languore struggente.

Quindici anni il vino, più di duecento la Casa: e dici: già.

Non hai esondazioni di spume, non hai bollicismi esoterici: un perlaggio fine, notevole, cocciuto. Non hai brillanze, ma un colore dorato, come quei pomeriggi che in mezzo alla francia stampano raggi di sole gialle…


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Solaria Jonica 1959 Cantine Antonio Ferrari: “io sono leggenda”

di Chiara Giovoni

Solaria Jonica 1959 Cantine Antonio Ferrari: “io sono leggenda”

C’è un filo sottile e prodigioso che unisce Galliate nel novarese e il Salento. E’ un filo fatto da qualche migliaio di bottiglie che raccontano la storia di un uomo chiamato Antonio Ferrari, storia che dalla sua scomparsa avvenuta nel 2003 è diventata leggenda. Forse un’inesattezza, dato che nel termine leggenda è insita una componente fantastica. Ma negli aneddoti della storia di Antonio Ferrari seppur autentici e semplicemente tramandati ai posteri come le imprese degli eroi, la fantasia è sostituita dalla meraviglia per ciò che un uomo fiero delle sue convinzioni ha saputo realizzare.  Premessa: è evidente che ogni vendemmia sia un evento unico ed irripetibile,…


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