IGT Isola dei Nuraghi Bianco “Carignos” – Lisca 2010 [5.5]

 

IGT Isola dei Nuraghi Bianco “Carignos” – Lisca 2010 [5.5]

Il Carignos – dice – è prodotto con varietà tradizionali a bacca bianca, soprattutto Vermentino (95%).

Il paglierino è chiaro, il tocco è ceruleo.

Il naso ha bollenze bananose, senza soluzione di continuità, richiamate a un puzzle freddo di fumo, muffa, sale marino.

Il sorso appare particolarmente levigato, anzi liscio subito dopo l’attacco: s’impenna poi nell’innesto della mina alcoolica  (13°) che issa il centro su una circostanza dolce amara che rende plausibile il sorso, con quella curva fresca che anticipa il finale.

Bicchiere di moderata gratificazione….


continua a leggere ››
share retweet

Il penultimo champagne dell’anno: Dom Perignon Rosè 1996

di Chiara Giovoni

Il penultimo champagne dell’anno: Dom Perignon Rosè 1996

Innamorarsi è facile, ma l’amore è un’altra cosa. Innamorarsi è scoprirsi a sbattere le palpebre con frivolezza all’incrocio di uno sguardo, è sospirare per un sussurro all’orecchio, è sentire le farfalle nello stomaco per l’emozione. Innamorarsi è arrossire timidamente e al contempo sorridere con occhi spudorati, è il segno sulle guance della forma delle labbra lasciata da un bacio con il rossetto rosa, o meglio, è Dom Perignon Rosè Vintage 1996.

La nota lievemente boisè del Dom Perignon è inconfondibile, in una nuvola di cipria profumata delle ballerine di Toulouse-Lautrec con lo sfondo dei tetti di Montmartre. E’ il loro gesso…


continua a leggere ››
share retweet

AOC Monthelie 1er Cru “Les Duresses” – Prunier-Damy 1990 [8.8]

 

AOC Monthelie 1er Cru “Les Duresses” – Prunier-Damy 1990 [8.8]

Côte d’Or: al tempo dei tempi. Dalla banda che da Baune corre verso ovest, in faccia al tramonto, la collina che s’arrampica dalla strada: Monthelie.

Hai questo tono di succo di prugna, solo in parte pervio alla luce, racchiuso in ombre blu e grigie. Materia sul vetro, tesa ma non carnosa.

Naso generoso: la terra trionfa di gran pregio, con il sottobosco morto d’autunno e tracce di compostaggio; risonanze selvatiche, di carniere e animali.

L’assaggio è signorile, austeramente virile: ricorda i cacciatori al rientro delle battute, coperti di fango. E prede.

Il centro del sorso non è enorme, in omaggio ad una ricerca sussiegosa di certa eleganza. Micidiale…


continua a leggere ››
share retweet

DOC Soave Classico “Ronchetto” – Portinari 2007 [7.0]

 

DOC Soave Classico “Ronchetto” – Portinari 2007 [7.0]

Bello, del suo colore oro verde, clado, mielato. Ceruleo sul vetro, materico, con tracce evidenti.

Solare, il naso: caldo come i campi di grano nel mese di giugno. Descrittori furiosi a rincorrersi: frutta matura, il fumo, l’agrume, la grafite a stufo. E tutto si tiene, in mirabile armonia.

Grosso il sorso, untuoso e burroso al’attacco, poi serenamente carnale e fluido. Coerente assai, ben copiato sugli aromi, Un accenno di freschezza sul finale, ben accolto e ben disegnato.

Appena troppo svelta la chiusura, per un bicchiere maturo e vivo….


continua a leggere ››
share retweet

I sensi, la carne e il vino: Yoshie Nishikawa, Priyan Wicky e Taurasi Riserva 2004 Feudi di San Gregorio

di Chiara Giovoni

I sensi, la carne e il vino: Yoshie Nishikawa, Priyan Wicky e Taurasi Riserva 2004 Feudi di San Gregorio

I sensi nel vino sono la chiave di volta che riesce a svelare il mistero. E’ attraverso i sensi che l’uomo riesce a decodificare un calice: dal primo impatto col colore, al secondo con il profumo, al terzo con il gusto ed infine con le sensazioni tattili di calore, di graffio o di morbidezza al palato. Ci sono le bollicine che solleticano, vini bianchi leggiadri e lievi, o grassi e oleosi, o più ricchi di sfumature, e vini rossi brillanti e sottili, o sugosi e ponderosi, e ampi.

Alla galleria Pavesi di Milano, in occasione della mostra fotografica di Yoshie Nishikawa, si è consumata una delle esperienze sensoriali legate al vino più intense che si potessero architettare, complice la …


continua a leggere ››
share retweet