Li Lioni, Porto Torres SS

di Fabio D'Uffizi

Esistono luoghi, a volte immaginari, più spesso reali, nei quali isolarsi, nei casi più difficili rifugiarsi, in quelli disperati nascondersi. Poi esistono luoghi come li lioni, dove l’immaginazione non serve, la realtà è sufficiente, dove basta guardarsi intorno per capire che sei al sicuro. Ascoltare la voce calma di Massimo Pintus, che porta avanti insieme ai fratelli questo luogo voluto dal padre, ti accompagna in una dimensione profondamente sarda, in questo posto nascosto dagli olivi e dalle querce, appena di fianco alla S.S. 131, l’autostrada che non c’è, la Carlo Felice di sabauda memoria.

Li lioni è un ristorante dove le certezze diventano solide, materiche, ruvide. Massimo si muove sicuro tra le due sale, con quella fierezza elegante che è solamente un dettaglio del suo modo di fare e che nasconde una dolcissima semplicità dei gesti e delle parole. In questo luogo si fa cucina di tradizione ortodossa.

Così, tra taglieri di salumi profumati, verdure sgocciolanti fragranza, coratelle e altri assaggi d’ingresso, tuffato il naso nel rosso della caraffa,  cagnulari e cannonau in parti uguali prodotto da Fiori di Usini, ti verranno proposti, tre le tante cose, i maccaronis de busa, una pasta di origine nuorese, fatta di simbula (semola grossa) e acqua, arrotolata attorno ad un ferro (sa busa), come fa il ferretto intorno alla maglia. I maccaronis saranno conditi con uno stordente ragù di pecora senza pomodoro, consumato nel cagnulari, con l’alloro e il finocchietto ad abbracciarsi intensamente. Oppure potrai scegliere il pane frattau, piatto barbaricino, povero e ricchissimo, con gli strati di carrasau che si gonfiano di basilico e pomodoro, si profumano di pecorino stagionato e si coprono con l’uovo che tutto unisce, nella cerimonia del taglio, di cui Massimo è concentratissimo sacerdote.

Avrai gli spiedi, impeccabili, come il porcetto, presente in carta solo se l’animale è quello giusto, o come lu tatalliu, ovvero il fegato, il cuore e i polmoni dell’agnello da latte, avvolti nei budellini dello stesso, sempre profumato, respiro lento e ancestrale, quasi primitivo;  oppure potrai misurarti con lo stupefacente vitello abis abis, una parte tenera dell’animale spiedata nel ramo di mirto, che si cuoce accanto al fuoco di cui non vedrà mai la fiamma, metodo che regala una cottura tenerissima, dove il sangue (abis) diventa sapore dolce.

Solo a fine pasto, ti verrà presentato un tocco di pecorino di Osilo e ti verrà chiesto di scegliere tra una seadas col miele amaro o una pardula, raviolo di profumatissima ricotta dolce, arrossita nel filu ‘e ferru incendiato.

Poi arriverà il cestino con le tiricche di saba, i papassini, gli amaretti, da bere con il mirto rosso, fresco.

Esistono luoghi nei quali immergersi. Li lioni è uno di questi.

Ristorante li lioni
S.S. 131 - Loc. Li Lioni
07046 Porto Torres Sassari
t. +39079502286
eMail: info@lilioni.it
web: Ristorante li lioni

La spesa pro capite si aggira intorno ai 40 europei per un viaggio completo, qualche moneta in più se si scelgono etichette autoctone.

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un commento

  1. Accompagnavo mio padre da bambino quando gli portava il vino in damigiana di mio nonno…

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