Lorenzo, Forte dei Marmi LU [s.v.]

 

Mr.M. mi guarda attraverso le sopracciglia, nascondendo solo parzialmente un sorriso obliquo e rugginoso dietro due gemelli che io non mi attenterei ad indossare nemmeno in una Soap Opera. Il Forte è l’unico posto del mondo in cui l’omino delle rose non è un cingalese accartocciato dall’inedia, ma un tizio azzimato con le scarpe bicolori e la Porsche. Mr.M. crede di offendermi stigmatizzando i miei abiti di taglio economico, ma lui non sa che è l’estremo vezzo di noi scrittori mancati: di indossare solo abiti cinesi no-logo dal costo massimo di 169 euri cadauno. Risvolto escluso. “E’ vestito meglio di te ed ha un Porsche del 2003 parcheggiata qui davanti” dice Mr.M. dandomi su con il gomito e tenendo il bordone a quell’altro personaggio dal fisico atletico in piedi accanto al tavolo con la biro e il taccuino, capace di portare in giro un paio di ginx alti di cavallo con la nonchalance di un giuocatore di volley in piena attività.

Lorenzo Viani ha lo stampo della figura mitica. Governa la gastronomia del Forte con piglio irridente, scarrozzando ogni giorno tutti gli anfratti ittici della zona. Nessun pescatore è troppo schivo, nessun porto è troppo lontano se si tratta di cercare l’animale giusto: quella triglia, quello scampo, quella manciata di calamaretti.

Mi rendo conto che ho mascella slogata per lungo restare a bocca aperta di fronte alla sua sapienza, sempre sul punto di sconfinare nell’arguzia, a proposito del mare e dei suoi abitanti. Con un gusto del racconto che è più prossimo a quello del novellista che al teatrante ti srotola i tempi di appassimento di ogni specie, a seconda della varietà della stagione della taglia della zona di pesca e di che cosa avevano mangiato i genitori la sera che lo concepirono. Un ragno (branzino) di quattro chili dura sei giorni, anche sette. Ma se è piccolo il giorno dopo è finito. Il rombo invece, e via di lungo.

Mr.M. fa la faccia sdrucciolevole e bitorzoluta che fa quando vuol far vedere di saperla lunga: ma il Viani bisogna anche un po’ saperlo, quando verso mezzanotte si fa portare un etto di Sant’Ilario 30 mesi e un bicchiere di Borgogna. Allora inizierà a raccontare le storie viste nella sua Casa, della fame piccolina da cui è venuto, e delle sue due passioni: di una, la pesca, parla senza ritrosìa.

Da Lorenzo, a 50 metri dalla spiaggia più esclusiva della Versilia, si fa una ristorazione di prodotto di livello raro, con un rigore adamantino quando il medio pubblico fortalese farebbe pensare più alla forma che alla sostanza. E invece.

Invece l’entrata appoggia la concretezza di una polpetta sull’etereo accompagno di gamberelli bianchi di fondale, quasi impalpabili nella loro trasparenza. O l’arcana dolcezza di quattro piccoli calamari, compendio di sapori marinari e consistenze sospese tra la sostanza e il sogno, conficcati nel sublime da una goccia o due d’olio-e-basta. Ne vorresti un saldo di quarantotto.

“Sono andato a Bari a imparare le seppie crude” dice il Viani, e ne mette in riga una dolce, fitta, deliziosamente sostenuta – croccante, si direbbe – e deliziosamente acchiappante; e una boccata di gelatina di mare dalla cicala cruda.

Il gambero rosso è servito nel bicchiere triangolare con una salsa di verdura del sapor di minestrone. La dimenticherai presto travolto dalla zuppa di fagiuoli di Sorana con briciole di pescatrice.

Le bavette sul pesce sono quel piatto che ricordi perchè è sempre uguale a se stesso, e mai tradisce; le linguine limone e pepe con gamberetti non se ne scostano a sufficienza da tenerne contezza; lo scampo con la piccola folla di neonati ha quel tocco di niente che lascia il segno: strepitosa la mineralità delle piccolezze, che lasciano la netta sensazione di aver leccato un sasso. Specificando, sensazione inebriante.

La triglia di sabbia, una delle sei specie di cui potrai portar via una lezione universitaria in pillole, s’adagia sulla verde freschezza di piccole fave spagnole. Ancora due sapori netti, precisi, formidabili. Se vuoi arricchire – che non è detto che con queste pietre preziose in giro sia sinonimo di migliorare – puoi aderire alla maionese fatta al tavolo, o a una delle bruschette d’olio raro che il patròn sceglie personalmente con la solita fanatica ossessione.

Ci sono anche i dolci, da Lorenzo.

Poi una serie infinita di vizi che sconfinano nella lussuria con i distillati, la carta dei caffè, la carta delle acque, le molte mescite di spumanti o vini da dessert. È la mano leggera ma già decisa di Chiara, la figlia che affianca l’Imperatore del Forte apportando idee e fatti.

Perché quello è.

 

Lorenzo
via Carducci, 61
Forte dei Marmi Lucca - Italia
t. +39 0584 89671
web: Lorenzo

Il menù degustazione di 5 portate più il dolce dice 80 euri. Alla carta per tre piatti anche meno: alcune referenze, tipo astice blu, alzano l'addizione.
La cantina è molto ampia, presente di tutte le etichette conclamate. Molto interessante la parte dedicata alla Francia. Prezzi di rispetto.

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12 commenti

  1. Giancarlo Maffi scrive:

    Poi commentero’ la , diciamo così, parte tecnica. Ero certo che i miei gemelli, quella sera di ovvio stile marino, avrebbero fatto scattare una pulsione colitica da indivia pura. Infatti non ne vedo traccia nelle foto:-). Poi ci sarebbe da dire qualcosa circa una grappa. Plus tard

  2. Giampiero Prozzo scrive:

    Quando incontri personaggi così, puoi avere solo il dubbio di non riuscire a raccontarli come meritano, di non arrivare a rendere l’idea. Non per te, Caf. Complimenti…

  3. fabrizio scarpato scrive:

    La “sensazione inebriante di aver leccato un sasso” è una cosa d’un primitivo disarmante, alla fine di tutto, che poi potrebbe essere l’inizio. Indivia (sembra si dica così ultimamente). Quanto a Lorenzo è una di quelle persone che se entrano in una stanza te ne accorgi: lo chiamano charme, sembra di moda, ma solo per quelli che non ne hanno mai avuto. Conosco molti (?), qualcosa più di alcuni dei piatti citati, pur con diverse forme: mi manca, e riesco a vedere tutta la scena, quella bruschetta con olio raro, un gioco, forse, uno svolazzo, una firma, un’impronta.
    Come si dice, stigmatizzo e biasimo l’uso del termine lussuria e la folle spesa di 169 euri per un abito: si può stare nei 100, non durerà una vita, ma basta per fare la consueta porca figura. Senza gemelli (gesugiuseppemaria…;-)

    • Giancarlo Maffi scrive:

      Non tutti hanno il tuo fascino , Fabrizio. Tu puoi andare dal viani anche con le infradito, senza sfigurare:-) A noi, poveri bergamotti tagliati con l’accetta, ci tocca tentare con le stoffe raffinate. Poi capita che ti portano da bere una cosa che non si capisce. Quello con i gemelli dice grappa, pero’francese. Quello con l’abito cinese ti guarda con aria di pura compassione. Ma era grappa francestaxi Borgogna e di grande nome.Per una volta l’abito ha fatto il monaco:-)

  4. Massimo D'Alma scrive:

    Il “senza voto” riflette l’impossibilità di quantificare il livello di soddisfazione?

  5. Chefclaude scrive:

    Boh. Se uno vende rose freelance e fuori ha la porsce, forse non porsce sotto le nase solo le rose.
    I gemelli per me sono solo un segno zodiacane, e poi centosessantanove euri non fanno tutto il mio armoire, giacche e schizzi di sugo compresi.

    (Ma – mi dicevo – non manca forse un piccolo particolare, in questo quadruccio felliniano, non manca il cuoco??).

    • jpjpjp scrive:

      occhio all’imprecazione blasfema nascosta nel testo

    • Giancarlo Maffi scrive:

      Effettivamente Gioacchino non e’ citato. E’un uomo perfino eccessivamente schivo, ministro degli interni, cucina, del sultano del Forte. Di suo ci mette una esecuzione perfetta dei desiderata del grande capo. Se volesse potrebbe volare di suo, ma sta bene così, anche perche’le varie consulenze di Lorenzo lo portano in giro per il mondo.Sui gemelli non capisco la fanculaggine. Quelli esibiti l’altra sera e nascosti dal caf, sono di tessuto, di ispirazione marinara, costati un nulla: il prezzo di un pasto da Mac donald, affinché qualcuno intenda:-)

    • su, su, non cadermi sul cinese, chef.

      il cuoco non manca, è omesso: e come ognun sa le omissioni sono azioni di preciso significato.

  6. armarobi scrive:

    :))

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