Riccardo Felicetti | Il mio Identità Golose

di Riccardo Felicetti

Riccardo Felicetti è più di un imprenditore: è l’anima stessa del suo pastifizio. Basta parlare con lui due minuti per rendersene conto. Ho chiesto di raccontare in flash le sue sensazioni su IG venti-dodici, per avere un ulteriore punto di vista. Eccolo.

Quindicenne ho avuto una delle esperienze culinarie peggiori della vita con successivo “sputtanamento” scolastico. Avevo organizzato la classica spaghettata per alcuni compagni di classe cucinando la pasta come consigliava Vincenzo Agnesi negli anni 20. Oggi si chiama cottura passiva.

Ci sono voluti trent’anni prima di poter condividere con qualcuno (Paolo Marchi) l’aneddoto senza scatenare sorrisini di scherno.

Identità Golose  - ancor di più Identità di Pasta – anche per questo rappresenta un luogo, forse “IL luogo”, in cui poter esprimere pensieri, esperienze, aspirazioni. Vedo Identità Golose come il laboratorio dove proporre le risultanze gastronomiche del nostro pensare, tradotto egregiamente, nel nostro caso, da Davide Scabin. Abbiamo patrocinato Identità di Pasta per ridare valore al prodotto principe della cucina italiana, per troppo tempo lasciato nel cassetto riservato ai prodotti banali.  Negli ultimi anni mi sembra che le cose siano cambiate e mi piace pensare di aver contribuito, anche se solo in minima parte.

Ho vissuto in veste di espositore le ultime quattro edizioni di Identità Golose. Ho apprezzato la crescita del Congresso, il numero dei relatori, delle attività correlate, dei giornalisti-blogger-appassionati di cucina che visitano IG, che assistono alle lezioni, che scrutano i prodotti esposti negli stand dei produttori.

Ho approfittato delle lezioni degli chef per guardare, ascoltare, capire da un punto di vista privilegiato le tecniche, i trend, le visioni dei relatori che sono la punta dell’iceberg di un movimento col quale quotidianamente entriamo in contatto. Ho imparato molto.

Soprattutto a Identità Golose si ha l’opportunità unica di parlare con interlocutori appassionati e super-specializzati di materia, di prodotto, di tecnologia, di valori che  guidano le scelte di ognuno di noi.

I prezzi, gli sconti, le condizioni commerciali per alcuni giorni me li scordo: impagabile.

 

 

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un commento

  1. Chefclaude scrive:

    Lasciamo da parte la “cottura passiva”, pratica alla quale bisognerà pure dare un altro nome (magari affiancarvi un prudentissimo e cavalleresco “cosiddetta”) per non continuare a cadere nel ridicolo controsenso: io di Scabin credo di aver capito molto di più l’intenzione giocosa e concettuale, o la volontà di spaesamento in paesi lontani, che la novità tecnica (a meno che non mi si voglia passare la precottura – con o senza successiva reidratazione – per una gloriosa novità). A meno che non basti il solo packaging (che comunque qui è una tecnica raffinata).
    Sarà che penso sempre che quando riesce veramente l’esperimento, concetto e tecnica dovrebbero risultare un po’ un tutt’uno, diciamo una bella, impressionante fusione.

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