Moo, Barcelona ES [7.1]
Barcellona naso all’insù. Prima lo spettacolo verticale della “Pedrera” di Gaudì, quasi una cava abitata che incombe sul marciapiede del Paseo de Gracia, poi, qualche metro e molti anni più in là, le piccole vele di calcestruzzo dell’hotel Omm. Ritrovo la genialità del gesto dell’architetto catalano, non all’interno della sala ristorante, dove solo le incursioni dei lucernari concepiti come “abbaini rovesci” movimentano una geometria altrimenti anonima, bensì nella corte soprelevata dell’edificio in cui, facendo slalom tra i lucernari, lo chef Felip Llufriu ha creato il suo orto. Una specie di prolunga naturale della dispensa di cucina.
Ma qui, il naso lo si viene a mettere giù, dentro i piatti, considerato che la supervisione è affidata a Juan Roca e i suoi fratelli dalle cui sterminate cucine di Girona provengono il Felip succitato, qualche suggestione e… poco altro.
Il ristorante dell’Hotel Omm si chiama Moo. Un brivido percorre la schiena nell’improvvisa consapevolezza dell’acrobazia linguistica: un calcio in faccia al fascino dei palindromi “naturali”.
Si racconterà di un gran inizio: di stampo quasi monastico la versione ultima dell’huevo de oro, con una suggestiva ricostruzione dell’ovale con isomalto soffiato sul quale non è previsto abbeveraggio né tantomeno accenni agli ingredienti. Teatrale viceversa, anche nell’accoppiamento, il carpaccio di piccione affumicato con gelato di ginepro, svelato nei suoi profumi dal classico sollevamento sincrono dei coperchi. Molta tecnica e molto cervello che però abbandoneranno presto la tavola.
Interlocutorie le triglie ripiene di pomodoro confit con sugo di peperoni e l’agnello con purè all’aglio, mentre – ironia della sorte – sul piatto meno centrato affidato alla strana coppia, untuosa e presuntuosa, gambero/zampa di maiale, torniamo a riveder la luce grazie al calice (presto diventati due) di Vina Tondonia Reserva 1993. Un bianco – si fa per dire – di Viura e residuo di Malvasia letteralmente seducente, invecchiato senza cattiveria e che avrà dignità di foto al posto del piatto.
Tentazione di vincere facile col dessert fresas con nata, esercizio di stile sul fiordifragola di estiva memoria, ma che rivelerà un Jordi Roca, il più talentuoso pasticciere sulla crosta terrestre che il colesterolo debba temere, ben più lontano dei centoepassa chilometri che lo separano da questo tavolo.
Si sfora di quindici il centone con la degustazione 6 portate + 5 vini in abbinamento che con altro sussulto linguistico si chiamerà gourmet.
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