Il Sabato del Villaggio | La vita è un panino al prosciutto
Un heavy-commuter – un pendolare assoluto – ha alcuni punti fermi nella vita: tra questi imprescindibile la rinuncia completa ad una tradizionale relazione carnale con il tavolo da pranzo.
Qui da noi, a Borzano sulla Lodola, non pochi dei miei conborzanitani a mezzogiorno riescono ancora a “fare un giro intorno alla tavola”: arrivano a casa, non raramente dell’attempata mamma, sforchettano uno spaghetto o una braciuolina e se ne tornano, magari facendo in tempo a passare in caffè a dir su con gli amici.
Per fare questo le aziende reggiane soccombono ancora ad orari di lavoro medievali, con due-ore-due di pausa. E’ per quello che i lavoratori cinquantenni di Reggio in media possono fare lo Stelvio in bici, ma su una ruota sola: si allenano nell’ora di pranzo.
Nel Paese delle Macchinette del Caffè – sto pallando di Milano, ovviamente – questa usanza è scomparsa. La pausa è una fucilata al Ristorante Aziendale, se va bene, oppure via peggiorando. Vanno i panini.
Commendevole l’attenzione che non pochi esercenti hanno verso il panino, fomentando la trendyssima vocazione al “panino gurmè”. Sarà una delle prime occasioni in cui il Sud colonizza culturalmente il Nord: da Roma in giù il panino è un evento tellurico composto di pane buono, tanti ingredienti, accostamenti opulenti e composizioni sofisticate. Al Nord invece va d’uso la semplicità più tagliente: per dire, a Borzano sulla Lodola con la mortadella-e-basta. Altrove, il crudo.
Dunque il panino con il prosciutto crudo richiede capacità di sintesi superiori. Pane, prosciutto. Ora non è questo il luogo per scatenare faide omicide tra i sostenitori di questo o quel prosciutto: Parma o Sandaniele, nostrale o iberico, fresco o stagionato. Diciamo che ci basterebbe un prosciutto che non si impasti con la mollica del pane, che non ci prosciughi il velopendulo con abbozzi infiniti di sale e che non stracancheri lo stomaco con lardi rancidi da lame d’affettatrice mal nettata.
Forza di Lapalisse, in un panino riveste importanza esiziale – appunto – il pane.
Lo vorresti fresco, fragrante, con una crosticina sonora ma cedevole, che s’arrenda alla pressione delle dita, ma che non divella le gengive dai denti; lo vorresti alveolato ma non gruvierato; poco salato e lieve; e soprattutto che non s’ammolli al primo bao.
Ma soprattutto, perbacco, il panino al prosciutto non lo vorrai caldo: peccato capitale passare il panino già apparecchiato nella piastra, o nel fornetto, o sotto l’asciugacapelli. Il prosciutto rilascia sale, s’accrotoccia, si fessa, s’ischifisce.
Al massimo ti concedo di arrossire il pane già aperto per qualche istante, in modo di togliere l’umidità e il freddo arcigno di gennaio. Ma il pane del panino dev’essere poi a temperatura ambiente e null’altro.
Poi potrai anche separarti da quei cinque euri, che saran ben spesi.







pensa che con 5 euri nella perfida Albione ci mangiano al ristorante!
Per essere il pezzo piu’ atteso del sabato bloggheristico, non proprio da pulitzer, questa volta. E’ gennaio, risacca da stanchezza. Impazza il monti, con lesue liberalizzazioni che , a naso, hanno tutto il sapore dell’ “inculatina”, no.. caf? Sembrano il panino della foto, da far mangiare ai tedeschi che , e’ noto a tutti, di prosciutto crudo e pane, bianco, ne capiscono pochino. Bellino e imbellettato, con un evidente taglio a inizio coscia che piace prevalentemente solo a loro e ai toscani, che di cosce pure loro…
Credo anch’io sia più appassionante specializzarsi in culatelli nostrani e cosce ispaniche ;-)
grazie maffi, è bello sapere di avere un amico fidato nei momenti buj.
Sai, i tuoi adepti ti chiamano vate. E quindi ti tocca fare il Maradona, sempre. Mica il Furino:-)
Con quattro righe quattro il buon Maffi è riuscito a perculare il Caf, il governo Monti (non che non se lo meriti, eh), i tedeschi (idem) e buoni ultimi i toscani e il loro (nostro) prosciutto. Alzato bene, stamani ? :-)
Sì, in effetti il toscano, inteso come prosciutto, non è un granchè ma qualche fetta di cinta senese potrebbe far cambiare idea al nostro degustatore. Peccato che in gastronomia ormai costi quasi come il miglior Pata negra..
Per quanto riguarda il pasto a base di panino: io ho la fortuna di sedere al desco familiare ogni giorno, con conseguente pranzo a base di primo, secondo e contorno ma ricordo i tempi dello studio (e pure quelli post-scolastici dove bighellonavo every day) quando ci portavamo il panino da casa, ripieno di mortadella (che profumava quaderni e libri) o di salame o pancetta (prosciutto crudo meno chè costava troppo). Rimembro la gioia nel rubacchiare sbocconcellandolo alla compagna di banco un po’ del suo durante le interminabili ore di diritto e imitare le mosse di Chaplin (o Fantozzi, scegliete voi) con le polpette.
Adesso i miei PEU, nonostante le mie proposte, disdegnano la merenda a base di panino preferendo snacks e trullatine varie: poverini ! non sanno cosa si perdono.
Meglio i würstel di Parisi, anche se somigliano all’ombrello di Altan, almeno nel prezzo. @guardiano: come vedi leo ci va prudentissimo nel difendere la prosciutteria Toscana: anche lui assaggio’ le meraviglie che tu citi:-)
A saper vedere il Lato B di ogni cosa aiuta a sopravvivere, stamattina ho cercato di pagare due caffè con uno strano “Due Euro” che mi ero ritrovato in tasca insieme ad altre monete. Aveva un peso anomalo, pur se identico di aspetto. Il barista insospettito l’ha girato è mi ha fatto notare che si trattava di un gettone per l’autolavaggio. Morale, guardate sempre il lato B di cose e persone, potrebbe sorprendervi.